Il Tirreno

Empoli

La linfa vitale di una città, scrigno di valori

di MARIO MOSCADELLI
La linfa vitale di una città, scrigno di valori

Non chiamatelo evento, perché non è come un gara finale dell’olimpiade che si corre ogni 4 anni. Non è nemmeno folclore e tanto meno una festa. Il Palio è la linfa vitale di una città, che scorre e...

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Non chiamatelo evento, perché non è come un gara finale dell’olimpiade che si corre ogni 4 anni. Non è nemmeno folclore e tanto meno una festa. Il Palio è la linfa vitale di una città, che scorre e che si alimenta con la vita quotidiana delle contrade, dei suoi protagonisti.
A un forestiero non è facile spiegare il significato del “Palio”( si corre oggi dalle 15). Chi per la prima volta ci si avvicina avrà due reazioni: quella di chiedere la cittadinanza fucecchiese oppure quella di scappare da questo luogo di forsennati. A stravincere è sempre la prima.
Nel corso degli anni, infatti, le contrade sono diventate un autentico punto di riferimento, un ambiente dove condividere passioni, emozioni e sentimenti. Uno scrigno di valori. Sani valori. E allora ecco che in una società che distribuisce incertezze, la contrada è diventata una certezza. In una società dove i legami sono sempre più costruiti (?) attraverso chat e cinguettii digitali, in questi piccoli Stati vige ancora la legge dell’incontrarsi, di mettersi a disposizione degli altri. “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”, si legge nel Piccolo Principe. Il Palio è oggi una splendida rosa, perché migliaia di persone le dedicano del tempo ogni giorno. Ognuno in maniera diversa, ma ognuno sa di essere importante. Ed è questo essere al centro della storia, di un “progetto”, che fa sì che anche chi non è nato a Fucecchio si innamori del Palio. E ne diventi attore. Se chiedi a un fucecchiese che ore sono ti dirà che è il momento di andare in contrada a cucire i vestiti per la sfilata, a cucinare per il “cenino” o a esercitarsi con tamburi, chiarine e bandiere. Ma soprattutto ti dirà che è il momento di ricevere in dote un buon cavallo e di riconquistare quel cencio di stoffa, gratificazione “suprema” al lavoro di tutto l’anno.
Come si fa a vincere? Beh, qui non c’è un segreto: troppi gli incastri. Ci si affida alle strategie dei rispettivi capitani, ma come diceva Napoleone “meglio un generale fortunato che uno bravo”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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