Il Tirreno

Empoli

Disertati tutti gli incontri alla Maestrelli cresce la rabbia 

di Marco Pagli
Disertati tutti gli incontri alla Maestrelli cresce la rabbia 

La proprietà non ha partecipato agli appuntamenti fissati con la Lega Coop e in Città Metropolitana. La prossima settimana prima udienza per il concordato

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VINCI. Esasperazione. È ciò che si respira dentro e fuori dai cancelli della cartotecnica Maestrelli di Sovigliana. La proprietà continua a disertare gli incontri fissati: quello di giovedì in Città metropolitana e quello di ieri chiesto da Lega Coop (di cui parliamo approfonditamente nell'articolo a fianco). E i lavoratori tornano ad attaccare l'azienda e l'amministratore delegato Cesare Michelin, che negli ultimi giorni avrebbe anche inviato delle raccomandate di richiamo ad alcuni dipendenti per presunti comportamenti scorretti sul lavoro. Intanto l'ente provinciale ha già fissato una nuova data – venerdì 12 maggio prossimo - per parlare dei licenziamenti, che pendono sulla testa dei 33 lavoratori da oltre due mesi senza che ancora siano stati ufficializzati. Mentre due giorni prima, mercoledì 10 maggio, si terrà la prima udienza del tribunale per la scadenza del concordato in bianco. «Non ne possiamo più di essere presi in giro – attaccano i lavoratori – è da tre mesi che siamo in questo limbo senza riscuotere, senza potercene andare e senza una prospettiva chiara per il futuro. Siamo stanchi delle menzogne: dal luglio 2014 (quando venne nominato il nuovo amministratore delegato) non c'è stato alcun rilancio, nonostante il licenziamento di 15 operai nel 2015. L'azienda continua a fare ostruzionismo e non ha la minima volontà di sedersi ad un tavolo».
Gli operai si sentono come degli ostaggi. In particolare è surreale la situazione di cinque-sei di loro che hanno ricevuto offerte da altre aziende del settore e che non possono accettarle perché in mancanza di un accordo chi si dimettesse perderebbe ammortizzatori sociali, incentivi per assunzioni e dovrebbe pagare anche il mancato preavviso all'azienda. «Nell'incontro in Regione (a cui parteciparono il consigliere sul lavoro Gianfranco Simoncini e il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia, ndc) l'amministratore delegato assicurò che l'accordo per l'uscita volontaria dei lavoratori sarebbe stato chiuso – continuano – ma tre giorni dopo tornò sui suoi passi dicendo che non era stata chiesta l'autorizzazione al commissario, quando quest'ultimo aveva già detto che non ce n'era bisogno. Così è saltato tutto e la palla è passata nelle mani della Città metropolitana. Ma alla riunione fissata non si è nemmeno presentato». Di sicuro qualcuno della proprietà dovrà essere presente alla prima udienza per il concordato in bianco nelle aule del tribunale. Il 10 maggio prossimo, infatti, scadranno i primo 90 giorni concessi all'azienda per presentare un piano di rientro con i creditori e l'eventuale programma di rilancio dell'attività. L'auspicio dei lavoratori è che non venga confermato il congelamento per un altro periodo (a termini di legge il massimo sarebbe di altri 90 giorni, anche se difficilmente sarà accordato un tempo così lungo) e che la situazione passi definitivamente nelle mani del commissario nominato dal giudice. Il clima tra le parti nel frattempo rimane rovente. L'ultima controversia riguarda l'invio da parte dell'azienda di tre raccomandate ad altrettanti dipendenti per presunte irregolarità. «Siamo alle intimidazioni – commentano i lavoratori – a tre di noi sono arrivate delle raccomandate in cui vengono contestati degli errori commessi sul lavoro. A quanto ci risulta ciò che viene imputato era stato autorizzato dalla proprietà. Ma ciò che è ancora più incomprensibile è che sono stati dati cinque giorni per dare delle spiegazioni ed evitare sanzioni, ma dal 21 aprile non c'è più nessuno in amministrazione. A chi le dovremmo dare queste spiegazioni?».

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