Sicurezza
Maestrelli, coop presentata in Regione e in tribunale
di Marco Pagli
Primo passo concreto con l’aiuto della Lega delle cooperative per salvare l’attività della cartotecnica. La Cgil: «Ma l’azienda continua a non collaborare»
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VINCI. Il primo passo di un cammino sempre più in salita è stato fatto. In questi giorni, infatti, è stata ufficializzata la manifestazione di interesse della costituenda cooperativa dei lavoratori della cartotecnica Maestrelli per rilevarne l'attività. Il documento è stato presentato da Lega Coop alla Regione e al tribunale di Firenze, che dal febbraio scorso ha in mano il concordato in bianco aperto dall'azienda di Sovigliana. Un passo concreto, che testimonia la volontà dei lavoratori di non lasciar morire la loro azienda. Ma che potrebbe scontrarsi con un destino, per ora solo paventato dalla proprietà, che è quello della liquidazione e della chiusura di una delle principali realtà del settore del packaging sul territorio fino a pochi anni fa. «Gli operai (sarebbero una quindicina al momento quelli interessati all'operazione, ndc) hanno ufficializzato la manifestazione di interesse – spiega Salvatore D'Amico della Slc Cgil – con una proposta affidata a Lega Coop. Si concretizza così l'intenzione di associarsi in cooperativa e valutare i margini per rilevare l'attività. Si tratta di un passo importante che arriva in un momento quanto mai difficile. L'azienda, infatti, si sta sottraendo al confronto e non dà segnali di collaborazione. Siamo ancora in attesa dei dati su bilancio e produttività da parte dell'amministrazione. Paradossalmente ancora non ci hanno comunicato nemmeno il nome del commissario nominato dal giudice per gestire il concordato in bianco».
La procedura, per la quale era previsto un termine di 90 giorni, si concluderà il prossimo 10 maggio con un'udienza in tribunale nella quale la proprietà della Maestrelli, rappresentata dall'amministratore delegato Cesare Michelin, dovrà scoprire le carte. Con due possibilità sul tavolo: proseguire la produzione a seguito della copertura dei debiti e di una ricapitalizzazione oppure liquidare l'attività. «Ufficialmente ancora non hanno comunicato niente – prosegue D'Amico – anche se i segnali che hanno lanciato non fanno ben sperare e indicano che la volontà sia quella di chiudere definitivamente. Sono state respinte tutte le manifestazioni di interesse pervenute in queste settimane e hanno già aperto una procedura di licenziamento collettivo che ancora però non si è concretizzata. Mentre per quei 5-6 lavoratori che avevano chiesto di poter uscire senza preavviso perché avevano altre offerte l'azienda non ha voluto chiudere un accordo praticamente già fatto accampando pretesti assurdi. Si preferisce far perdere l'opportunità di ricollocarsi a queste persone, che saranno costrette a rimanere in attesa della fine del concordato senza la certezza che gli ultimi mesi vengano pagati». Le prospettive, insomma, sono strette. Anche se le ragioni di lavoratori e sindacati sono forti. Così come forte, a questo punto, è il timore che l'approdo ad un concordato liquidatorio nasconda la volontà di utilizzare l'area dello stabilimento per altri scopi rispetto a quelli produttivi. «La nostra convinzione è che sia in atto un tentativo legato a uno sfruttamento edilizio – continua il sindacalista – non ci sono altre spiegazioni all'atteggiamento di chiusura dell'azienda. Una volta che sarà abbandonata l'area, cosa succederà? Magari la speranza della proprietà è che venga fatta una variazione urbanistica e che al posto dello stabilimento nasca un polo commerciale o delle unità abitative. Per questo crediamo che la nostra proposta di continuità produttiva rappresenti una possibilità importante non solo per gli operai coinvolti, ma per tutta la comunità». Adesso toccherà alla Regione comunicare la data del prossimo incontro nel quale discutere la proposta ufficializzata in questi giorni. Una proposta nella quale sindacati e lavoratori credono e per la quale chiedono il supporto di istituzioni, leghe e istituti finanziari. Per adesso non è mancato quello dell'amministrazione comunale di Vinci e nemmeno quello della giunta regionale. Giovedì scorso il governatore toscano Enrico Rossi ha incontrato alcuni lavoratori della Maestrelli a margine di un'iniziativa nella casa del popolo di Santa Maria. E ieri alla Maestrelli c’era anche Rossano Rossi della segreteria della Cgil fiorentina.
La procedura, per la quale era previsto un termine di 90 giorni, si concluderà il prossimo 10 maggio con un'udienza in tribunale nella quale la proprietà della Maestrelli, rappresentata dall'amministratore delegato Cesare Michelin, dovrà scoprire le carte. Con due possibilità sul tavolo: proseguire la produzione a seguito della copertura dei debiti e di una ricapitalizzazione oppure liquidare l'attività. «Ufficialmente ancora non hanno comunicato niente – prosegue D'Amico – anche se i segnali che hanno lanciato non fanno ben sperare e indicano che la volontà sia quella di chiudere definitivamente. Sono state respinte tutte le manifestazioni di interesse pervenute in queste settimane e hanno già aperto una procedura di licenziamento collettivo che ancora però non si è concretizzata. Mentre per quei 5-6 lavoratori che avevano chiesto di poter uscire senza preavviso perché avevano altre offerte l'azienda non ha voluto chiudere un accordo praticamente già fatto accampando pretesti assurdi. Si preferisce far perdere l'opportunità di ricollocarsi a queste persone, che saranno costrette a rimanere in attesa della fine del concordato senza la certezza che gli ultimi mesi vengano pagati». Le prospettive, insomma, sono strette. Anche se le ragioni di lavoratori e sindacati sono forti. Così come forte, a questo punto, è il timore che l'approdo ad un concordato liquidatorio nasconda la volontà di utilizzare l'area dello stabilimento per altri scopi rispetto a quelli produttivi. «La nostra convinzione è che sia in atto un tentativo legato a uno sfruttamento edilizio – continua il sindacalista – non ci sono altre spiegazioni all'atteggiamento di chiusura dell'azienda. Una volta che sarà abbandonata l'area, cosa succederà? Magari la speranza della proprietà è che venga fatta una variazione urbanistica e che al posto dello stabilimento nasca un polo commerciale o delle unità abitative. Per questo crediamo che la nostra proposta di continuità produttiva rappresenti una possibilità importante non solo per gli operai coinvolti, ma per tutta la comunità». Adesso toccherà alla Regione comunicare la data del prossimo incontro nel quale discutere la proposta ufficializzata in questi giorni. Una proposta nella quale sindacati e lavoratori credono e per la quale chiedono il supporto di istituzioni, leghe e istituti finanziari. Per adesso non è mancato quello dell'amministrazione comunale di Vinci e nemmeno quello della giunta regionale. Giovedì scorso il governatore toscano Enrico Rossi ha incontrato alcuni lavoratori della Maestrelli a margine di un'iniziativa nella casa del popolo di Santa Maria. E ieri alla Maestrelli c’era anche Rossano Rossi della segreteria della Cgil fiorentina.
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