Lutto
«Rischio speculazione edilizia sulla Maestrelli»
L’incontro coi vertici si è concluso con una fumata nera, Cgil all’attacco: «Precisa volontà di liquidare l’azienda»
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VINCI. La fumata nera in seguito all'ultimo incontro tra Maestrelli e sindacati ha raffreddato una trattativa che fino a pochi giorni sembrava ben avviata. Tanto da portare la Slc Cgil a parlare di una «precisa volontà di liquidare l'azienda» e a sollevare il sospetto di un «progetto di speculazione edilizia sull'area».
Intanto, i lavoratori sono tornati ad occupare lo stabilimento di viale Togliatti a Sovigliana. Il faccia a faccia di martedì scorso tra l'amministratore delegato Cesare Michelin e i rappresentanti sindacali sembra aver, insomma, segnato un solco profondo tra le parti. Il tavolo è saltato su un punto decisivo, cioè l'uscita senza preavviso di alcuni lavoratori che in queste settimane hanno ricevuto offerte da altre imprese del settore. L'azienda ha preso tempo dicendo che il giudice, che dalla metà di febbraio scorso ha in mano la procedura di concordato in bianco, non era stato informato. E in questo modo ha fatto naufragare l'accordo, che adesso sarà discusso in Città metropolitana (ancora l'incontro non è stato fissato) allungando così i tempi e rischiando di far perdere l'opportunità di ricollocamento a quegli stessi operai. «Si trattava di una formalità, di cui il giudice non si occupa direttamente – attacca Salvatore D'Amico della Slc Cgil – l'accordo era praticamente fatto e l'azienda ha la responsabilità di aver bruciato questa possibilità. Adesso la pratica passerà al tavolo istituzionale e rischiamo di perdere un altro mese. Non ne possiamo più di questo atteggiamento ambiguo. Sono più di due mesi che la proprietà dice una cosa e poi ne fa un'altra. Ci sembra evidente che la loro volontà sia quella di liquidare l'attività e abbiamo il sospetto, nonostante l'amministrazione comunale abbia detto che non ci sarà un cambio di destinazione d'uso, che questo nasconda il progetto di una speculazione edilizia su un'area da oltre mille metri quadrati in una zona che negli anni ha goduto di una rivalutazione importante, specie a livello residenziale».
Uno scenario, questo, che metterebbe a rischio anche il progetto della cooperativa dei lavoratori costituita per rilevare l'attività. «Noi continuiamo a lavorare a questo – continua D'Amico - ed entro la fine di questa settimana presenteremo la nostra proposta al commissario nominato dal tribunale. Se la proprietà effettivamente ha altri piani e deciderà di ignorare, come ha già fatto con le altre manifestazioni di interesse, anche questa proposta se ne dovrà assumere la responsabilità e a quel punto dovrà rimborsare i lavoratori». (m.p.)
Intanto, i lavoratori sono tornati ad occupare lo stabilimento di viale Togliatti a Sovigliana. Il faccia a faccia di martedì scorso tra l'amministratore delegato Cesare Michelin e i rappresentanti sindacali sembra aver, insomma, segnato un solco profondo tra le parti. Il tavolo è saltato su un punto decisivo, cioè l'uscita senza preavviso di alcuni lavoratori che in queste settimane hanno ricevuto offerte da altre imprese del settore. L'azienda ha preso tempo dicendo che il giudice, che dalla metà di febbraio scorso ha in mano la procedura di concordato in bianco, non era stato informato. E in questo modo ha fatto naufragare l'accordo, che adesso sarà discusso in Città metropolitana (ancora l'incontro non è stato fissato) allungando così i tempi e rischiando di far perdere l'opportunità di ricollocamento a quegli stessi operai. «Si trattava di una formalità, di cui il giudice non si occupa direttamente – attacca Salvatore D'Amico della Slc Cgil – l'accordo era praticamente fatto e l'azienda ha la responsabilità di aver bruciato questa possibilità. Adesso la pratica passerà al tavolo istituzionale e rischiamo di perdere un altro mese. Non ne possiamo più di questo atteggiamento ambiguo. Sono più di due mesi che la proprietà dice una cosa e poi ne fa un'altra. Ci sembra evidente che la loro volontà sia quella di liquidare l'attività e abbiamo il sospetto, nonostante l'amministrazione comunale abbia detto che non ci sarà un cambio di destinazione d'uso, che questo nasconda il progetto di una speculazione edilizia su un'area da oltre mille metri quadrati in una zona che negli anni ha goduto di una rivalutazione importante, specie a livello residenziale».
Uno scenario, questo, che metterebbe a rischio anche il progetto della cooperativa dei lavoratori costituita per rilevare l'attività. «Noi continuiamo a lavorare a questo – continua D'Amico - ed entro la fine di questa settimana presenteremo la nostra proposta al commissario nominato dal tribunale. Se la proprietà effettivamente ha altri piani e deciderà di ignorare, come ha già fatto con le altre manifestazioni di interesse, anche questa proposta se ne dovrà assumere la responsabilità e a quel punto dovrà rimborsare i lavoratori». (m.p.)
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