Italia
Due «maestri del rasoio» dopo 60 anni di attività
Sono i titolari del salone “Primo e Stefano” che hanno avuto un riconoscimento dalla camera di commercio insieme ad altri ottanta artigiani della provincia
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CERRETO GUIDI . Un'attività nata nel 1956, in centro a Cerreto Guidi, che ha conosciuto e vissuto la storia locale degli ultimi 60 anni. E che oggi si può fregiare di un riconoscimento non comune: si tratta della qualifica di "maestro artigiano toscano", che la camera di commercio di Firenze ha conferito a Primo Palatresi e Stefano Pellegrini, titolari di "Primo e Stefano", barbieri e parrucchieri per uomini, in via Roma. Primo Palatresi, che è nato nel 1932 e che oggi ha 85 anni, guida il suo salone insieme al nipote Stefano, a cui ha insegnato tutto quello che sa. Entrambi ora possono esporre nelle loro vetrine i riconoscimenti della camera di commercio, che nella provincia di Firenze sono stati conferiti ad un'ottantina di altre attività; si va dai produttori di ceramiche agli intagliatori del legno, fino ai fabbri e ai barbieri. Per diventare maestri artigiani serve tutta una serie di requisiti: l'anzianità professionale, che va in base al fatto di essere socio, titolare o collaboratore; la capacità professionale, desumibile da premi, titoli di studio, diplomi, attestati di qualifica, saggi di lavoro, svolgimento di attività formative; l'attitudine all'insegnamento del mestiere, cioè l'aver insegnato ad altri i segreti del proprio sapere lavorativo.
Primo Palatresi, ad esempio, si è formato e poi ha insegnato agli altri, come maestro insegnante dell'Anam (Accademia nazionale acconciatori misti), prima a Firenze e poi a Empoli. Praticamente ha insegnato ad un numero imprecisato di ragazzi che volevano fare i barbieri (o i parrucchieri). Oggi rimane uno dei pochi "artisti del rasoio" della sua generazione:«Ho iniziato nel 1956 - racconta - in via Santi Saccenti, in centro. Con poche lire ti facevi la barba ed era tutto diverso. Poi siamo passati dal periodo in cui si faceva "l'abbonamento" per la barba; i ragazzi venivano due volte a settimana a radersi. Certo, col tempo il lavoro è diminuito, negli anni migliori ho avuto parecchi dipendenti. Per sopravvivere c'è solo una strada, che è quella della qualità». Ora nel salone ad usare i rasoi sono "soltanto" Primo e suo nipote Stefano, che è nato nel 1966 e negli anni è diventato socio dello zio dopo un lungo periodo di apprendistato. A differenza del suo mentore il più giovane Pellegrini non ha insegnato nelle scuole del mestiere, anche se può condividere con lo zio il "grado" di maestro artigiano. «L'arte del rasoio - continua Palatresi - è sempre più rara, bisogna sapere dalla A alla Z di come nasce uno strumento del genere. Io ho vissuto l'epoca dei vecchi rasoi, poi per l'igiene è cambiato tutto. Non saprei nemmeno a quanti ragazzi ho insegnato, so soltanto che quelli che hanno deciso di fare questo lavoro mi mandano sempre i saluti, hanno un buon ricordo di me». Nel salone di Primo e Stefano sono custoditi gelosamente alcuni "cimeli" dell'arte del rasoio che oggi hanno 60 anni e che non possono essere utilizzati; alcuni vecchi rasoi, ad esempio, sono ancora nella loro scatola, protetta dal cellophane. Palatresi è stato anche dirigente Cna a Empoli, oltre che presidente della sezione cerretese, cercando di portare avanti le richieste e bisogni dei suoi colleghi artigiani, dato che è Palatresi stesso a definirsi un "artigiano doc". Ma perchè è toccato proprio a loro questo riconoscimento? «Non è facile stato ottenerlo - concludono - perchè servono requisiti che si maturano negli anni lavorando duro. Di sicuro è un "premio" meritato».
Marco Sabia
Primo Palatresi, ad esempio, si è formato e poi ha insegnato agli altri, come maestro insegnante dell'Anam (Accademia nazionale acconciatori misti), prima a Firenze e poi a Empoli. Praticamente ha insegnato ad un numero imprecisato di ragazzi che volevano fare i barbieri (o i parrucchieri). Oggi rimane uno dei pochi "artisti del rasoio" della sua generazione:«Ho iniziato nel 1956 - racconta - in via Santi Saccenti, in centro. Con poche lire ti facevi la barba ed era tutto diverso. Poi siamo passati dal periodo in cui si faceva "l'abbonamento" per la barba; i ragazzi venivano due volte a settimana a radersi. Certo, col tempo il lavoro è diminuito, negli anni migliori ho avuto parecchi dipendenti. Per sopravvivere c'è solo una strada, che è quella della qualità». Ora nel salone ad usare i rasoi sono "soltanto" Primo e suo nipote Stefano, che è nato nel 1966 e negli anni è diventato socio dello zio dopo un lungo periodo di apprendistato. A differenza del suo mentore il più giovane Pellegrini non ha insegnato nelle scuole del mestiere, anche se può condividere con lo zio il "grado" di maestro artigiano. «L'arte del rasoio - continua Palatresi - è sempre più rara, bisogna sapere dalla A alla Z di come nasce uno strumento del genere. Io ho vissuto l'epoca dei vecchi rasoi, poi per l'igiene è cambiato tutto. Non saprei nemmeno a quanti ragazzi ho insegnato, so soltanto che quelli che hanno deciso di fare questo lavoro mi mandano sempre i saluti, hanno un buon ricordo di me». Nel salone di Primo e Stefano sono custoditi gelosamente alcuni "cimeli" dell'arte del rasoio che oggi hanno 60 anni e che non possono essere utilizzati; alcuni vecchi rasoi, ad esempio, sono ancora nella loro scatola, protetta dal cellophane. Palatresi è stato anche dirigente Cna a Empoli, oltre che presidente della sezione cerretese, cercando di portare avanti le richieste e bisogni dei suoi colleghi artigiani, dato che è Palatresi stesso a definirsi un "artigiano doc". Ma perchè è toccato proprio a loro questo riconoscimento? «Non è facile stato ottenerlo - concludono - perchè servono requisiti che si maturano negli anni lavorando duro. Di sicuro è un "premio" meritato».
Marco Sabia
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