Il Tirreno

Empoli

Quattro associazioni per un bando da 3 milioni 

di Marco Pagli
Quattro associazioni per un bando da 3 milioni 

Riguarda i migranti con l’obiettivo di lasciare il sistema dell’assistenza straordinaria e andare verso uno di maggiore integrazione. Coinvolti Oxfam, Coeso, Misericordie

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EMPOLI. L'Unione dei Comuni ci riprova. L'ente di piazza della Vittoria ha partecipato al nuovo bando del ministero dell'Interno per l'apertura dello Sprar nell'Empolese Valdelsa con un progetto che coinvolge diverse realtà: Oxfam Italia, Coeso, Misericordia di Empoli e di Certaldo.
È il terzo tentativo fatto per aggiudicarsi i fondi necessari ad attivare il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati sul territorio. La finestra ministeriale per la presentazione delle candidature si è chiusa il 31 marzo e nelle prossime settimane verrà pubblicata la graduatoria che sancirà l'attivazione o meno del nuovo sistema di accoglienza.
Il progetto del raggruppamento temporaneo costituito dalle associazioni locali prevede l'inclusione nel percorso Sprar di circa ottanta richiedenti asilo da suddividere in diverse strutture (principalmente dovrebbero essere accolti in appartamenti) nei comuni di Castelfiorentino, di Certaldo, di Empoli, di Fucecchio e di Vinci.
L'importo che è stato messo a gara dall'Unione dei Comuni , che dovrà essere finanziato dal ministero dell’Interno, ammonta a tre milioni e 200mila euro per il triennio che va dal 2107 fino al 2019 (con un cofinanziamento al costo complessivo del progetto del 5% da parte dell'Unione Empolese Valdelsa).
Il raggruppamento ha offerto un ribasso dell'1,96% rispetto alla base di gara. Le candidature presentate all'Unione sono state due, quella del raggruppamento formato da Oxfam, le due Misericordie (Empoli e Certaldo) e la cooperativa Coeso e quella di un altro raggruppamento costituito dalla cooperativa Servizi toscani e dalla cooperativa Pathos Gam.
La commissione giudicatrice ha scelto la prima candidatura dopo un attento processo di verifica delle proposte, sulla base di diversi criteri: l'esperienza maturata, le caratteristiche delle strutture di accoglienza proposte, il curriculum degli operatori e l'aderenza del progetto con le linee guida dettate dal ministero. A differenza dei percorsi di accoglienza straordinaria, infatti, lo Sprar deve garantire livelli di assistenza maggiore: deve essere gestito da operatori che abbiano requisiti specifici e offrire servizi fondamentali come l'assistenza legale, la mediazione linguistica e culturale, l'assistenza psicologica, l'orientamento lavorativo e la formazione.
Il progetto territoriale, infatti, prevede la presenza di diverse figure qualificate con una buona esperienza nell'ambito dell'accoglienza. Ci sarà un coordinatore delle attività che si terranno nelle diverse strutture coinvolte e che saranno organizzate da sette operatori dell'accoglienza. Sono previsti anche due assistenti sociali e uno psicologo, oltre a diversi docenti che dovranno tenere i corsi di lingua e non solo. La parte legale sarà affidata ad un gruppo di avvocati, mentre la parte di orientamento e di inserimento in eventuali percorsi lavorativi sarà affidata a dei professionisti.
Con lo Sprar, inoltre, avranno un maggiore potere di controllo rispetto all'accoglienza straordinaria anche le amministrazioni comunali, che potranno influire di più nelle decisioni e programmare meglio i flussi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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