Attenzione
Un viaggio tra Nicchisse e Cianciuà
Il dizionario del vernacolo fucecchiese è composto da centinaia di voci. A parte l'arcinoto "Gaòh Guà! ", sono tantissimi i termini che quotidianamente ancora circolano fra le strade fucecchiesi,...
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Il dizionario del vernacolo fucecchiese è composto da centinaia di voci. A parte l'arcinoto "Gaòh Guà! ", sono tantissimi i termini che quotidianamente ancora circolano fra le strade fucecchiesi, impiegati non soltanto dai fucecchiesi più in là con l'età. Ad esempio "Nève", pronunciato con la "e" aperta, che secondo Carmignani ha subito l'influsso della pronuncia livornese e di quella pisana. Stesso discorso per "Néspolo", ancora con la pronuncia aperta. Oppure "Nicchisse", che aggiunto a "Nicchisse arbaitte", che dopo la seconda guerra mondiale stava a significare "Niente da fare", detto in maniera decisa. Un'espressione che ha influenze tedesche ( da "Arbeit", che vuol dire lavoro) e che progressivamente è caduta in disuso . E poi "labbrata" (lo schiaffo dato a mano aperta) e "lacchezzo", usato quando qualcuno porta a termine un grosso imbroglio. Senza dimenticare "smarimètte' ", che si usa per dire che si sta per rinnovare qualcosa o incominciare qualcosa di nuovo. Inoltre sbirciare, che in fucecchiese diventa "Smircià' " (guardare di nascosto). Oppure "Sèmelle" , che a Fucecchio sta ad indicare un tipo di pane soffice. Sempre legato alla gastronomia è "Semesanto", un tipo di pasta minuta indicata per essere mangiata in brodo. E poi "Cianca", che può essere riferita alla zampa di un cane ("Arza la cianca e piscia"), oppure ad una gamba "difettosa": Infine "Cianciuà ' ", che vuol dire "biascicare", cioè masticare; "Cianfrona", sinonimo di donna disordinata; nido, che diventa "Nidio" o "Nighio", soprattutto nelle campagne.
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