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Danno fuoco al rifugio dei clochard 

Danno fuoco al rifugio dei clochard 

Doppio raid in poche ore nell’ex Montevivo a Ponzano, brucia anche l’amianto

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EMPOLI. Prima hanno incendiato un “rifugio”. Poi, dopo 36 ore, hanno riservato lo stesso trattamento a quello accanto. Doppio incendio doloso nell’immobile che si trova all’ingresso dell’ex Montevivo in via del Pratignone a Ponzano che — come abbiamo documentato più volte negli ultimi mesi — alcuni senzatetto avevano trasformato in mini-appartamenti in mezzo a un maxi-mostro fatto di pericoli e degrado. Il primo raid si è verificato nella tarda serata di sabato, con il rogo che ha completamente devastato una delle due “casette”, nonostante il rapido intervento dei vigili del fuoco. Che ieri mattina, poco prima di mezzogiorno, sono nuovamente tornati nell’area, per spegnere l’incendio appiccato nell’altra parte dell’immobile: anche in questo caso le fiamme si sono “mangiate” le poche cose che si trovavano all’interno: un materasso, qualche oggetto personale, una stufa. In via del Pratignone è intervenuta anche la polizia. . Sulle cause degli incendi sembrano esserci ben pochi dubbi: qualcuno potrebbe aver appiccato le fiamme per “cacciare” i senzatetto, che hanno trovato il loro rifugio di fortuna in questa ex fabbrica come in altre aziende abbandonate sparse per la città, dalla Vitrum in zona stazione, alla Sve nel quartiere di Santa Maria; ma la disperazione degli ultimi ha portato a trasformare in dormitori anche vecchi casolari, uno dei quali — in via Livornese — poco più di un mese fa si è trasformato in una trappola mortale per due clochard (non ancora identificati), proprio in seguito a un rogo, divampato per cause accidentali. Nell’ex Montevivo (dove si producevano acido solforico, perfostati, solfato di rame e concimi chimici), l’incendio sarebbe invece di origine dolosa; nel primo caso, quello di sabato notte, quando i soccorritori sono arrivati sul posto, il lucchetto alla porta chiuso e in primo momento si è temuto che ci fosse qualcuno all’interno. Il colosso di cemento e amianto è tristemente alla ribalta anche poche settimane fa per l’acqua arancione (sulla quale sono in corso le analisi dell’Arpat), proveniente dall’ex azienda chimica, che aveva invaso il rio accanto a parco e case. In quell’occasione Andrea Morelli, imprenditore fiorentino, amministratore unico della Empoli Est, proprietaria dell’area, aveva garantito che nel giro di poche settimane — burocrazia permettendo — avrebbe dato il via alle operazioni di demolizione del “mostro”, con un investimento di 450.000 euro in 5-6 mesi di lavoro, per poi effettuare la bonifica in un’area dove è prevista la realizzazione di 200 appartamenti, parcheggi, uffici, negozi e nuovo sottopasso ferroviario. (f.t.)

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