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Operaio pedinato, azienda di Empoli in tribunale
Lo avevano sospeso, ora il provvedimento è stato annullato. Il lavoratore aveva chiesto un permesso sindacale per un’iniziativa. La Coin Service: "Ha partecipato soltanto la mattina"
EMPOLI. Finisce in tribunale per comportamento antisindacale la Coin Service, azienda specializzata nel conteggio, confezionamento, deposito, giacenza e trasporto di monete con sede nella zona industriale del Terrafino, il giudice ha annullato un provvedimento di sospensione che era stato preso nei confronti di un dipendente. Il lavoratore, che aveva chiesto un permesso sindacale, era stato «pedinato da un investigatore privato» e successivamente sanzionato per un utilizzo non adeguato del permesso.
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A portare la vicenda in tribunale è stata la Filcams Cgil, insieme all'ufficio vertenze, che ha citato l'azienda empolese rappresentata dall'amministratore delegato Elisabetta Lunardi per violazione dei diritti sindacali e ha vinto la causa.
L'accaduto risale all'inizio di febbraio scorso. Il dipendente aveva chiesto un permesso sindacale per prendere parte ad una iniziativa organizzata dalla Cgil di zona. Secondo quanto lo stesso sindacato riporta, sarebbe stato seguito da un investigatore privato che avrebbe scattato anche delle fotografie. A quel punto l'azienda ha deciso di prendere un provvedimento nei confronti del lavoratore sostenendo che la partecipazione all'evento non rientrava nelle fattispecie coperte dal permesso. E gli ha notificato una sospensione disciplinare di due giorni dal lavoro. La Cgil è immediatamente intervenuta rivolgendosi al tribunale e di fatto congelando il provvedimento. La sentenza del giudice è arrivata ieri e ha "scagionato" il dipendente della Coin Service.
«Quanto accaduto è molto grave - attacca Massimiliano Fabozzi della Filcams Cgil Empolese Valdelsa - è la prima molta che avviene una cosa del genere nel nostro territorio e siamo preoccupati per il clima ai limiti dell'intimidazione che si sta creando nelle relazioni industriali di questa area. Per questo abbiamo subito deciso, di concerto con l'ufficio vertenze della Camera del lavoro di Firenze, di ricorrere alla magistratura una volta appresa la vicenda. Il comportamento adottato dall'azienda con sede nella zona di Terrafino è lesivo di un diritto riconosciuto dallo Statuto dei lavoratori e dalla stessa Costituzione. Per un rappresentante sindacale fruire dei permessi è un diritto e su questo non accettiamo provocazioni da nessuno».
Il giudice ha sancito, infatti, che il permesso era stato dato e fruito con correttezza e ha annullato la sospensione. «Ovviamente la partecipazione ad un'iniziativa tenuta da un'organizzazione sindacale - prosegue Fabozzi - rientra a pieno titolo nelle possibilità che la legge stabilisce nell'ambito di questo tipo di permessi. E quindi la contestazione dell'azienda non poteva essere fondata. Quello che ci sembra più grave, però, è il modo con il quale siamo arrivati al provvedimento di sospensione. Far pedinare un dipendente da un investigatore privato è un atto che ricorda la caccia alle streghe, un atteggiamento invasivo nei confronti di un lavoratore che esercita anche funzioni di delegato. Ed è anche su questa base che il tribunale ci ha dato ragione bollando come antisindacale la condotta dell'azienda. È una vittoria della libertà e della dignità del lavoro».
LA REPLICA DELL'AZIENDA
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