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Ex Bitossi, nasce un centro della ceramica  

Ex Bitossi, nasce un centro della ceramica  

Tre ettari per laboratori e polo di ricerca e innovazione, in partenza il primo progetto  

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MONTELUPO. I vecchi ceramisti diventano un patrimonio per la comunità di Montelupo e non solo. Questo grazie all’accordo fra Colorobbia e Comune, che hanno unito le loro risorse umane, tecnico — strumentali e finanziarie per la realizzazione del “Centro Ceramico sperimentale del sapere e per l’innovazione tecnica”. All’interno di questo complesso di tre ettari sta nascendo il “Laboratorio di recupero dei saperi e di produzione didattica”, allo scopo di non disperdere il sapere accumulato dai maestri ceramisti in secoli di lavoro ed esperienza. Una struttura che nasce per il recupero dei saperi tecnici della grande tradizione ceramica e produttiva del 900; per il recupero dei saperi della chimica dei rivestimenti per la ceramica artistica e d’uso; e per il recupero e la codifica della grande esperienza didattica dei corsi della Scuola di Ceramica, nata nel 1983 e attiva fino a 3 anni fa, sulla cui ripartenza si sta lavorando. Praticamente l’intenzione è quella di studiare in maniera diretta l’arte dei vecchi ceramisti, nata dopo decine di anni di faticosa e meticolosa sperimentazione. I “vecchi del mestiere” vengono e verranno ripresi e registrati mentre fanno quello che hanno fatto per una vita intera; questo materiale diventerà strumento didattico per le scuole e per i ceramisti. Anche perché, come ha spiegato Paolo Pinelli, segretario generale della fondazione Vittoriano Bitossi (sostenuta dal gruppo Colorobbia) «Si rischia che certi tipi di ceramica non si facciano più». «C’è già una grossa documentazione — continua Pinelli — dal 1982 in poi, fatta di videocassette. A queste si aggiunge l’analisi delle tecniche di lavorazione. E non solo la descrizione ma anche farglielo fare». Ci sarà un gruppetto di espertissimi ceramisti — alcuni novantenni — che, insieme a tecnici dei colorifici, daranno vita a questo materiale che diventerà parte dell’archivio del sapere del ceramista. Insomma c’è sia l’esigenza d recuperare preziosi saperi tecnici, sia produrre strumenti didattici necessari per l’insegnamento e la divulgazione di questi saperi. Comune e Colorobbia hanno firmato questo accordo nell’agosto 2016, di cui il laboratorio è “soltanto” il primo step: in futuro — ma servono dei partner, come le università — questo centro vorrebbe essere un punto di riferimento nazionale, anche per dare un futuro diverso a questa porzione della città. Grazie a questo progetto il comparto industriale Colorobbia resta parte integrante del tessuto urbano: lo stabilimento di via Gramsci diverrà un centro per la formazione, la ricerca e l’aggiornamento professionale per attività ceramiche e per la tradizione artigianale industriale. Nel medio — lungo periodo qui verranno realizzati nuovi materiali e prodotti per sconfiggere la concorrenza puntando sulla qualità e l’innovazione, perché sulla quantità certi mercati esteri non sono battibili. Ad esempio c’è l’intenzione di realizzare una didattica per l’innovazione tecnica nella ceramica e nelle arti applicate, decorative e nel design, con particolare attenzione alle piattaforme 3D, laser ed inkjet. L’intenzione — qualora il progetto vada avanti e si riesca a realizzare un osservatorio insieme all’università — è quella di creare prodotti di altissimo livello, come bicchieri che riescono a determinare la quantità di alcool. Si tratta di un progetto molto ambizioso, dal costo complessivo di 18 milioni di euro, 4 dei quali già messi dal gruppo Colorobbia, in attesa di trovare nuovi partner, come Regione o Università. Nel frattempo il primo step del progetto — quello del laboratorio — è stato presentato ieri pomeriggio, alla presenza del sindaco Paolo Masetti e della famiglia Bitossi: «Vogliamo — ha spiegato Marco Bitossi — mettere a disposizione questo sapere per chi è nteressato ad apprendere questo mestiere. E poi fare innovazione nella tradizione, perché dal passato si impara a non fare errori». Insieme a loro anche un gruppo di storici ceramisti, che sono poi quelli che si sono prestati al “recupero” del loro sapere tramite video ed interviste. Si tratta di Fernardo Cini, Eugenio Taccini, Francesco Bitossi, Stefano Gheri, Paolo Scardigli, Alberto Forconi e Lelio Rossi; tutti ex ceramisti che viaggiano tra i 70 e i 90 anni. Il tutto davanti ad una platea gremita, nella sala della nuova Banca Etruria di Montelupo, che ha potuto visionare i primi video realizzati con la partecipazione di tecnici e ceramisti.
Marco Sabia

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