Il Tirreno

Empoli

Minaccia i soccorritori e fugge con l’ambulanza

di Francesco Turchi

Paziente con problemi psichici bloccato in A1 dopo 150 chilometri

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EMPOLI. La mamma chiama il 118: «Mio figlio sta male, venite. È molto agitato». Si tratta di un paziente noto per i suoi problemi psichici. La sala operativa invia l’ambulanza (in codice giallo), con due soccorritori e l’infermiere, oltre all’autista. Non ci sono agenti delle forze dell’ordine. I quattro scendono dal mezzo per accertarsi della situazione. Ma il trentenne gioca d’anticipo: esce di casa gridando “vi ammazzo tutti”, sale sull’ambulanza, gira le chiavi lasciate nel cruscotto e inserisce la retromarcia, rischiando di investire i soccorritori e poi scappa a tutta velocità. Vuole andare a Roma - e in particolare al Quirinale - per denunciare un traffico di sostanze stupefacenti. Ma viene bloccato - un paio d’ore dopo - sulla A1, nei pressi di Chiusi, in provincia di Siena (a centocinquanta chilometri di distanza dalla sua abitazione di Empoli), da due pattuglie della polizia stradale.

Una fuga che ha fatto temere il peggio e che fortunatamente si è conclusa senza danni o feriti, grazie all’immediata task-force, accompagnata da una buona dose di fortuna, che ci ha messo lo zampino, facilitando la caccia all’uomo e riducendo i tempi di intervento.

Il trentenne protagonista della vicenda è affetto da una patologia psichica. E proprio per questo problema era già noto a soccorritori e forze dell’ordine, intervenuti a più riprese in passato nella sua abitazione di viale Petrarca, ogni volta che ha dato in escandescenze.

Stavolta quando ha visto l’ambulanza della Misericordia di Empoli, non ci ha pensato due volte, nonostante l'autista - quando l’ha visto salire a bordo - abbia provato a dissuaderlo anche aggrappandosi allo sportello: fortunatamente gli altri soccorritori hanno avuto la prontezza di riflessi di gettarsi ai lati della strada, evitando di essere investiti.

E qui - al di là dello choc - è entrata il gioco la fortuna. Perché il mezzo era proprio uno dei pochi non dotato di localizzatore Gps: e questo avrebbe decisamente complicato le ricerche. Ma uno dei soccorritori aveva lasciato a bordo il suo iPhone: e grazie a una App, le forze dell’ordine hanno potuto seguire in diretta il percorso del fuggitivo.

Che ha imboccato la superstrada Fi-Pi-Li e poi l’autostrada A1 in direzione Sud, deciso a raggiungere la capitale, come aveva preannunciato ai familiari nel corso della sua nottata decisamente agitata.

A quel punto sono entrate in azione due pattuglie della sottosezione di Battifolle (Arezzo), che si sono messe al suo inseguimento, raggiungendolo prima di Chiusi.

Per precauzione la polstrada ha pure chiesto ad Autostrade per l'Italia di mettere dietro le volanti un veicolo della manutenzione per segnalare l'eventuale pericolo alle auto in arrivo e non farle sorpassare, con l’obiettivo di scongiurare incidenti.

La manovra fortunatamente è riuscita: quando le due pattuglie hanno affiancato l’ambulanza intimando l’alt, il paziente non si è opposto e ha subito accostato.

Gli agenti hanno messo a frutto quanto imparato ai corsi di psicologia, raccontando al fuggitivo che erano giunti da Roma proprio per raccogliere la sua denuncia: una piccola bugia per evitare che la situazione precipitasse. A quel punto il trentenne si è rasserenato e si fatto condurre in caserma dove stato denunciato per furto, quindi è stato affidato ai sanitari.

L’uomo era stato già protagonista di un episodio simile alcuni anni fa, in Campania, quando aveva rubato un bus andandosi a schiantare contro il muro di una chiesa, dopo avere speronato altre auto e divelto la segnaletica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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