Il Tirreno

Empoli

Alla Lupi tre milioni investiti dopo il tornado

di Marco Sabia
Alla Lupi tre milioni investiti dopo il tornado

Tre anni fa i danni erano ingenti, ora è stato ampliato lo showroom I proprietari: «Ci siamo sentiti soli e non ci è stato regalato niente»

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CERRETO GUIDI. La mitologia racconta la storia dell'araba fenice, l'uccello di fuoco noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. A Stabbia, a pochi chilometri dalle terre del genio leonardiano, di fenice ne è comparsa un'altra: si tratta della Antonio Lupi, un'azienda che dal 1950 eccelle nella progettazione e realizzazione di arredi per il bagno, che oggi può contare su 84 persone in organico. Un numero che è cresciuto dal 19 settembre 2014, ormai quasi tre anni fa, quando questa azienda fu devastata dall'impatto del tornado che danneggiò gravemente tante case e aziende tra Stabbia e Lazzeretto. Una vera e propria calamità, da cui rialzarsi è stata impresa titanica. L'Antonio Lupi, invece, ha rilanciato sin dal giorno seguente, pur avendo subito danni per centinaia e centinaia di migliaia di euro. Nel complesso sono serviti 3 milioni di euro per far rinascere questa storica azienda, in mano oggi ai quattro figli di Antonio Lupi: Andrea (che si occupa del marketing), Patrizia (all'amministrazione), Nello (alla produzione) e Sergio, che tiene i rapporti coi clienti sparsi in tutto il mondo. Clienti che già domani potranno visitare l'ampliamento dello showroom aziendale con mille metri quadrati in più . Ma per arrivare qui - da quel 19 settembre - di acqua ne è passata sotto i ponti, come racconta Andrea Lupi:«Dopo due anni e mezzo inauguriamo un nuovo spazio, ricavato in un capannone realizzato da nostro padre e danneggiato dal tornado. Abbiamo avuto tantissimi danni ma sin da subito abbiamo visto questo dramma come un'occasione per ripartire. E per farlo in meglio. Il 20 settembre 2014, mentre coi nostri lavoratori raccoglievamo i "cocci", già avevo in mente cosa sarebbe diventata la nostra azienda. Perché se ti piangi addosso non serve niente: noi c'abbiamo messo tutta la nostra passione e così ci siamo rialzati».

Gli stabbiesi ricorderanno sicuramente che nel piazzale antistante l'azienda fu sistemato il campo base per gestire la fase critica dell'emergenza: per settimane vigili del fuoco, carabinieri, vigili urbani, personale sanitario, volontari, dipendenti comunali trascorsero le loro giornate qui per cercare di dare una mano alla popolazione. E fu ancora all'Antonio Lupi che si costituì il comitato "Insieme per la ricostruzione", attraverso il quale oltre 100 aziende chiesero aiuto al governo (con risultati alterni). Fu Patrizia Lupi, sorella di Andrea, a farsi portavoce delle istanze delle decine di aziende che hanno sede nella zona industriale di Stabbia. Andrea Lupi, invece, riuscì - insieme al sindaco Simona Rossetti e al parroco don Donato Agostinelli - a far benedire e autografare una bici da Papa Francesco, con l'obiettivo di metterla all'asta e donarne il ricavato alle associazioni di volontariato che tanto si erano spese per Stabbia e Lazzeretto. Però, nonostante gli sforzi, quella bici è ancora nell'ufficio di Lupi e chissà che domani - quando in azienda arriveranno clienti da Cina, Perù, Indonesia e Australia - qualcuno non se ne innamori e non decida di fare un bel regalo alla comunità locale acquistandola. Perché quel tornado, sebbene l'azienda sia rinata, è diventato involontariamente lo spartiacque tra il prima e il dopo:«Tutto quello che siamo riusciti a fare è frutto soltanto del nostro sudore e della nostra passione. Non c'è stato regalato niente; ci sono stati molti politici nella fase critica, poi però ci siamo sentiti soli. Noi abbiamo comunque deciso di investire, anche per dare un segnale alla nostra zona, che ha un dna speciale che è giusto mostrare al mondo».

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