Il Tirreno

Empoli

In 33 a guardia della Maestrelli con l’idea di una coop

di Marco Pagli
In 33 a guardia della Maestrelli con l’idea di una coop

Il presidio rimarrà almeno fino a mercoledì prossimo quando è stato convocato un incontro in Regione

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VINCI. I 33 lavoratori della cartotecnica Maestrelli, da ieri in presidio di fronte ai cancelli di viale Togliatti, non ci stanno e attaccano l'amministratore delegato Cesare Michelin. «Ci siamo sentiti presi in giro - dicono - ciò che ha detto l'amministratore non corrisponde a verità, dagli stipendi alla possibilità di costituire una cooperativa, e adesso vigileremo che non ci siano altri colpi di mano come quello di giovedì. Si deve rendere conto che il suo comportamento non lede solo i 33 lavoratori che si sono trovati senza occupazione, ma un'intera comunità». L'altro ieri, infatti, gli operai hanno bloccato le operazioni di carico di alcune lastre di alluminio su un furgone che le avrebbe dovute smaltire. Il manager dell'azienda, un tempo leader nel settore del packaging e nella produzione di astucci ed espositori in cartone, aveva disposto lo smaltimento che avrebbe fruttato circa 10mila euro. Ma dopo l'arrivo dei carabinieri ha deciso di fare dietrofront, accusando i lavoratori di «non voler riscuotere gli stipendi, dal momento che quei soldi sarebbero dovuti servire a questo». E aggiungendo che quello era un atto di «ordinaria amministrazione». Proprio da questo partono le recriminazioni degli operai, per i quali è stata aperta una procedura di mobilità ma senza che ancora il licenziamento sia stato notificato. «Non si tratta di un'attività ordinaria, ma straordinaria - spiega Sergio Luschi, coordinatore Cgil di zona - l'amministratore, da quando è avvenuta la nomina del commissario da parte del tribunale a cui è stato presentato il concordato in bianco, può portare avanti solo l'attività ordinaria. Ma lo smaltimento di merce, peraltro di proprietà dei clienti, non rientra in questo contesto». La preoccupazione di lavoratori e sindacati è che in questi 120 giorni nei quali rimarrà aperto il concordato avvenga una dismissione totale dei beni senza che nel frattempo si proceda ad un confronto serio sulla situazione. E per questo hanno annunciato che continueranno con il presidio di fronte allo stabilimento di Sovigliana a Vinci. Almeno fino a mercoledì prossimo, giorno in cui il consigliere regionale per la questioni del lavoro Gianfranco Simoncini ha convocato l'azienda ad un tavolo istituzionale. Anche se l'amministratore delegato Michelin ha già annunciato che non parteciperà. «Dovrebbe spiegarci cosa ha intenzione di fare - attacca Andrea Fondelli della Rsu - già da febbraio avevamo capito che l'intenzione era quella di chiudere, nonostante ancora ci fossero degli ordini che sono stati puntualmente disdetti. Nel frattempo ha respinto ogni interessamento a rilevare l'azienda. Inoltre non accetta il confronto con le istituzioni, che finora ci sono state vicine, e provoca i lavoratori accusandoli di cose inesistenti. Respingiamo senza nemmeno commentarla l'uscita secondo cui saremmo noi a non voler riscuotere lo stipendio. Mentre ci sembra surreale che si appropri della proposta di costituire una cooperativa. Fummo noi ad avanzare questa ipotesi, ma lui avrebbe voluto che fosse una cooperativa di scopo in modo da affittarci stabilimento e macchinari con i debiti che sarebbero rimasti inalterati». L'idea, comunque, rimane in piedi. Ma a condizioni diverse. «Alla cooperativa ci stiamo pensando già da tempo - continua Fondelli - tuttavia ormai non c'è niente da trattare con l'attuale management. Hanno perso ogni credibilità, prendendoci in giro e rifiutando ogni possibilità di dialogo. Ancora attendiamo la risposta alla richiesta di un tavolo tecnico proposta dalla nostra categoria sindacale. Piuttosto auspichiamo che il commissario prenda piene funzioni in questa vicenda, in maniera da poter discutere direttamente con lui. Siamo convinti che ci possa essere ancora un futuro, perché il settore sta tenendo e qui c'è una manodopera specializzata con un'esperienza aziendale molto alta. Ma prima dobbiamo uscire da questo incubo».

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