Attenzione
Morto a 100 anni reduce dell’Armir, aveva chiesto l'eutanasia
Era un reduce della campagna di Russia. Un anno e mezzo fa, ancora in buone condizioni di salute, aveva scritto una lettera commovente: "Perché non posso essere padrone della mia vita?"
EMPOLI. È morto Tiziano Tamburini, aveva 100 anni e a ottobre 2015 aveva chiesto, in maniera lucida, l’eutanasia. Non perché avesse problemi di salute ma perché non avrebbe voluto andare incontro a situazioni di non autosufficienza. E su questo, il destino lo ha accontentato: fino ad alcuni mesi fa Tiziano, ex rappresentante empolese, ha potuto fare il suo giro mattutino nel centro di Empoli ed è stato in buone condizioni di salute. Poi in conseguenza di una caduta non si è ripreso e la scorsa settimana è morto.
“Perché no alla indolore eutanasia?” questo era stato il titolo di una lettera che aveva scritto lui stesso e che aveva portato a Il Tirreno perché venisse pubblicata. Una vita intensa e fortunata la sua, perché Tamburini era un reduce dalla campagna di Russia e, una volta tornato a Empoli, era scampato al bombardamento di S. Stefano nel 1943. Riuscì a scansare le bombe americane a Empoli per un ritardo. Suo padre, invece, morì sotto le macerie dell’abitazione.
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Quella che aveva consegnato alla redazione era una pagina scritta in maniera determinata e commovente in cui chiedeva senza alcuna esitazione l’eutanasia. «Perché non posso essere padrone della mia vita?» si domandava Tamburini.
Se pur in perfette condizioni fisiche, con la consapevolezza di essere stato un uomo fortunato, e con una famiglia che lo seguiva e lo adorava, e con la quale aveva condiviso la riflessione sulla morte, vedeva in vicinanza la fine della sua autosufficienza. E questa era una condizione che non voleva accettare. Che strideva con una vita in cui Tamburini aveva affrontato miseria, guerre e sofferenze ed era sempre riuscito a vincere le tante difficoltà che gli si erano poste davanti.
Non si vedeva affatto confinato in un letto lui, che, fino all’ultimo, è andato a passeggio in centro la mattina e rientrava a casa nel tardo pomeriggio. Da qui il suo desiderio della “buona morte”.
Ora potrà riposare in pace dopo una vita colma di soddisfazioni, grandi valori e affetti.
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