Il Tirreno

Empoli

Massacrata di botte 30 anni al marito

di Matteo Leoni

La sentenza d’appello inasprisce la pena di primo grado

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FIRENZE. Condanna a trenta anni di carcere per Giacomo Benvenuti, l'operaio accusato di aver ucciso la moglie Marinella Bertozzi il 30 ottobre del 2014 nella loro abitazione nella frazione di Querce. La sentenza, pronunciata dalla seconda sezione penale della Corte d'assise di appello di Firenze, è arrivata ieri pomeriggio e inasprisce notevolmente la pena rispetto a quanto stabilito dai giudici in primo grado. Nel primo processo Benvenuti, giudicato in rito abbreviato, era stato condannato a 18 anni di carcere. Il reato che gli era stato contestato dall'accusa era infatti stato derubricato in quello di morte in conseguenza del reato di maltrattamenti, scatenando tra l'altro l'ira dei familiari della donna. Adesso, in appello, il reato è stato riqualificato, facendo tornare la contestazione di omicidio volontario aggravato, che era stata avanzata dal pm Sandro Cutrignelli, che al primo processo aveva chiesto l'ergastolo e l'isolamento. Dura le reazione dell'avvocato di Benvenuti, il legale Francesco Stefani, che ha annunciato il ricorso in Cassazione, «dove - ha detto - sono convinto verrà riconosciuta l'illegittimità di certe prove riammesse in appello». Prove che, per il difensore di Benvenuti, "sono del tutto illegittime". Una storiaccia quella morte di Marinella Bertozzi, massacrata di botte e deceduta per il conseguente shock emorragico. In un primo tempo il decesso fu scambiato per una morte naturale. Solo in un secondo tempo, grazie alle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dalla procura di Firenze, si affacciò con tutta la sua crudezza lo scenario dell'uxoricidio.

Per l'accusa, Marinella fu letteralmente massacrata dal marito. Quella sera lui la picchiò fino a provocarle delle emorragie interne rivelatesi poi mortali. Poi ripulì le stanze e gli abiti dalle tracce di sangue, e per mascherare il tutto chiamò il 118, dicendo che sua moglie si era sentita male e sembrava non respirare più. Il suo racconto aveva ingannato i medici che ne constatarono la morte, ma è stato smascherato dagli investigatori, attivati dalla denuncia del fratello di lei. Benvenuti fu arrestato alcuni mesi dopo, il 4 marzo, dai carabinieri, mentre si trovava nell'azienda conciaria di Santa Croce dove lavorava come operaio. A documentare le violenze quotidiane a cui sottoponeva la moglie Marinella, anche una registrazione di 40 minuti, in cui si sentono le botte e le minacce dell'uomo, registrata dalla stessa donna alcuni mesi prima di essere uccisa e poi consegnata al fratello. «Ti picchio, ti tronco tutta, ti spacco» urlava Benvenuti. In sottofondo i colpi sordi degli schiaffi e dei pugni. Poi ancora, «Alzati... Con me devi essere una gazzella... Ho detto che ti ammazzavo...Ti spacco il muso». In base alla ricostruzione dei militari, le violenze andavano avanti da anni, praticamente da sempre. Benvenuti l'aveva picchiata anche il giorno prima del matrimonio, nel 2013 a Rosignano, che stava per saltare proprio per questo motivo. La rimproverava sempre di tramare contro di lui insieme al fratello, e di non dedicarsi alla cura della casa. Marinella, lo aveva sempre coperto, negando tutto ai parenti e ai vicini di casa. A chi le chiedeva dei lividi, diceva che era stato il cane a graffiarla, o di essere caduta. Però si era confidata nel suo diario: «Per strada mi ha dato due manate sulla bocca, una all'orecchio e una tirata di capelli - scriveva quando erano ancora fidanzati-. Poi mi ha detto ora vai a denunciarmi, gli ho risposto di no». Poi la sera del 30 ottobre, in cui tutto è precipitato. Secondo l'autopsia al momento della morte lei aveva bevuto molto e aveva preso dei tranquillanti, probabilmente per riuscire a sopportare le continue violenze del marito tiranno. L'esame autoptico rivelò la presenza di lesioni agli organi interni e di contusioni al cranio e al collo dovute a un possibile tentativo di strangolamento, e al torace, oltre a fratture delle costole. Non solo: tanti sarebbero stati i calli ossei trovati, segno di percosse e colpi ricevuti nel tempo.

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