Il Tirreno

Empoli

Stop ai voucher rischio chiusura per il doposcuola

di Marco Sabia
Stop ai voucher rischio chiusura per il doposcuola

In difficoltà il servizio della Pubblica assistenza che viene frequentato da quasi 80 ragazzi

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di Marco Sabia

MONTELUPO

Un doposcuola gestito da un’associazione di volontariato rischia di chiudere dopo la morte dei voucher. In questo caso i tanto contestati buoni di pagamento hanno funzionato con soddisfazione reciproca di quasi ottanta famiglie e 18 educatrici che ci stanno lavorando. Ma ora si apre un problema per entrambi i fronti.

Il consiglio dei ministri, due giorni fa, ha messo la parola fine alla tanto discussa questione voucher. Così - per regolamentare il lavoro occasionale - da un giorno all'altro si dovranno trovare altre strade, per evitare il lavoro nero. I voucher son stati banditi tout court, col risultato che stanno iniziando a comparire situazioni paradossali. Una riguarda la Pubblica Assistenza di Montelupo, che da tre anni a questa parte, ha strutturato un doposcuola per 75 fra bambini e ragazzi che soffrono di Dsa (i disturbi dell'apprendimento). Giovani che sono seguiti da 18 professioniste (tutte donne), sia psicologhe che psicopedagogiste. Una buona parte di questa "squadra speciale" lavora grazie ai voucher, perchè la forza del progetto messo in piedi dalla Pubblica Assistenza di Montelupo è il rapporto qualità/prezzo: dinanzi a professioniste specializzate su questi ambiti, la famiglia del bambino che soffre di dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia, disprassia e non solo ha la possibilità di affidare il proprio figlio a psicologhe e psicopedagogiste, spendendo cifre contenute.

Tuttavia, ora che i voucher sono stati messi all'indice dal governo Gentiloni, su questo servizio (più unico che raro a livello regionale) si stagliano nubi preoccupanti. A spiegarlo è il vicepresidente dell'associazione Marco Verdiani, che è anche l'ideatore e il responsabile di questo progetto: «Non vogliamo cessare il servizio, né puntare il dito contro nessuno. Però non è giusto fare di tutta un'erba un fascio, qui paga il giusto per il peccatore. Abbiamo pattuito con alcune di queste persone di utilizzare i voucher per dar loro possibilità di lavorare e crescere. Si tratta di giovani donne, laureate, specializzate e molto competenti, che in alcuni casi hanno poi spiccato il volo andando a lavorare con luminari a livello nazionale». Verdiani spiega che per queste 75 famiglie - se il servizio cessasse - si creerebbe un disagio enorme, perchè non tutti hanno le risorse per offrire a questi bambini e adolescenti le competenze dei professionisti più adatti. Gli utenti del doposcuola della Pubblica vengono da tutto il circondario ma anche dalla periferia di Firenze. L'obiettivo è potenziare la capacità di apprendimento tramite percorsi personalizzati, che promuovano l'acquisizione delle competenze che sono risultate carenti ad una valutazione diagnostica o ad una osservazione delle prestazioni scolastiche. Un nuovo servizio che, diversamente da quanto avviene nel doposcuola classico, non è legato ai compiti e alle attività scolastiche, ma è finalizzato ad uno sviluppo cognitivo del ragazzo, che possa essere capace in modo sempre più consapevole di fare fronte alle carenze dovute ai disturbi specifici dell'apprendimento di cui soffre.

I percorsi si strutturano in incontri individuali delle durata di 55 minuti, con frequenza settimanale o bisettimanale, oltre ad attività da fare a casa nel quotidiano. «Noi - continua Verdiani - siamo come l'Empoli, nel senso che si fa tanto con poco. Oltretutto non ci guadagniamo offrendo questo doposcuola, anzi dobbiamo dirottarvi altre risorse derivanti dalle attività commerciali che facciamo. Se non si trova una soluzione ci perdono l'utente, la psicologa e la psicopedagogista».

Ma la Pubblica Assistenza cosa ha intenzione di fare? «Andremo dal commercialista per approfondire la questione: magari con un piccolo aumento per le famiglie e qualche risorsa in più da parte nostra si riesce a proseguire. Certo non si può far lavorare delle persone in nero». Per cercare di sbrogliare questa matassa si è proposta anche la Cgil (contraria ai voucher e promotrice del referendum per abolirli), tramite Alessandro Giorgetti, segretario provinciale della funzione pubblica:«Ne parleremo con l'associazione, siamo a disposizione per trovare soluzioni che permettano di scongiurare ricadute sul servizio e sui lavoratori».

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