Il Tirreno

Empoli

Acqua arancione nel rio che scorre tra case e parco

di Francesco Turchi
Acqua arancione nel rio che scorre tra case e parco

Allarme per il rio accanto all’ex Montevivo blitz dell’Arpat: «Sito a rischio radioattivo»

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EMPOLI. L’acqua del rio è arancione. Proprio a fianco del parco e a pochi metri da case e campo sportivo. Un colore - inquietante - che è identico al “laghetto” che si è formato dalla parte opposta della strada, all’ingresso dell’immenso villaggio del degrado, rifugio di clochard, sbandati e incivili che continuano a scaricarci rifiuti di ogni tipo. È l’ex Montevivo, dove si producevano acido solforico, perfostati, solfato di rame e concimi chimici utilizzando come materia prima la pirite. La produzione - interrotta negli anni Ottanta - ha lasciato il posto a una bomba ecologica di ventimila metri quadrati, che da troppo tempo aspetta di essere disinnescata.

«È stato sufficiente un acquazzone - sottolinea l’Arpat - perché l'acqua del fosso di Pratignone si colorasse nuovamente di arancio. La situazione - scrive l’Agenzia regionale per la protezione ambientale - è sostanzialmente la stessa rilevata nel marzo 2016: le abbondanti piogge hanno invaso l'area per confluire nuovamente nel fosso esterno che percorre il parco di Ponzano. Le misure adottate nel 2016 per garantire il contenimento delle acque meteoriche all'interno del sito e per impedire lo sversamento all'esterno non sono risultate sufficienti; l'avvallamento realizzato con al centro un pozzetto a tenuta della capacità di metro cubo si è rivelato inadeguato. Arpat nelle sue comunicazioni aveva evidenziato l'insufficienza della capienza del pozzetto».

Insomma, alcuni interventi - dopo il caso scoppiato esattamente un anno fa (con il Comune che aveva affisso cartelli di «divieto di far bagnare e abbeverare animali domestici»), sono stati fatti. Ma si sono rilevati insufficienti. Il fenomeno - nonostante le piogge - non si era più verificato nel corso dell’autunno e dell’inverno, per poi manifestarsi nuovamente in questi giorni, dopo che «in seguito all’intervento dell’Agenzia e su richiesta del Comune di Empoli, la proprietà aveva effettuato interventi di messa in sicurezza e ripristino dello stato del fosso di Pratignone messa in sicurezza dell’area ex Montevivo». Proprio per capire cosa è accaduto, già dalla giornata di oggi sarà effettuato un sopralluogo.

«Nel canale, denominato fosso di Pratignone - spiega Arpat - confluiva lo scarico della Montevivo all'epoca in cui lo stabilimento era in attività. Il canale attraversa il parco di Ponzano ed è alimentato dalla raccolta delle acque meteoriche della zona a monte di via Pratignone, compresa la ex Montevivo; recapita quindi nella fognatura mista che converge all'impianto di sollevamento nei pressi dell'ospedale San Giuseppe di Empoli, per poi confluire al depuratore di Pagnana. In caso di forti piogge si attiva lo sfioratore di piena con scarico diretto in Arno».

Intanto i tecnici di Arpat hanno prelevato alcuni campioni di acqua all'interno del sito e dal fosso esterno «ma è ragionevole ipotizzare che i risultati analitici evidenzieranno, come il precedente anno, concentrazioni anomale di alcuni metalli».

In particolare - in quell’occasione - il valore di concentrazione del ferro è risultato superiore di due ordini di grandezza e valori superiori si rilevano anche per rame, zinco e arsenico, tutti metalli che possono essere presenti in associazione con il ferro nella composizione della pirite; superiori ai medesimi limiti sono risultati anche i valori di alluminio e solfati. Ciò sembra confermare l'apporto nel canale di materiali presenti nel sito».

Che è in condizioni disastrose, tra rifiuti di ogni tipo (scarti edili, metalli, resti di lavorazioni), edifici in parte crollati, amianto ovunque, con potenziali rischi per la salute dei cittadini. E il terreno che offre una varietà impressionante di colorazioni (viola, giallo, verde con un’infinità di sfumature), date dalla presenza di svariate sostanze, che si conosceranno nel dettaglio soltanto con la conclusione del piano di caratterizzazione, che (dopo una serie di aggiornamenti richiesti dagli enti alla proprietà) ha ottenuto il definitivo via libera: si tratta di un’indagine approfondita per capire il livello di inquinamento e contaminazione, per poi mettere a punto il progetto di bonifica.

Ma prima di tutto questo la proprietà (società Empoli Est, con sede a Firenze, che vorrebbe realizzarci una maxi-area commerciale e residenziale) deve procedere alla demolizione di tutti gli scheletri. E a quel punto si potrà fare chiarezza anche sul rischio radioattività: «Un aspetto che non è stato preso in esame dai tecnici - è stato sottolineato dall’Arpat in Conferenza dei servizi nel settembre scorso - riguarda la presenza di potenziale radioattività nelle aree in cui venivano lavorate le fosforiti: l’agenzia ha svolto un’indagine con misurazioni radiometriche, senza tuttavia poter indagare i locali pericolanti. Pertanto si chiede che, una volta demolite le strutture, vengano sottoposti ad indagine radiometrica di laboratorio i campioni di suolo delle aree non verificate da Arpat».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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