Sicurezza
Scovato nel locale con l’oro rubato: denuncia e sigilli - Foto
Getta un calzino pieno di monili e finisce nei guai insieme a un amico, l’attività di Empoli sarà chiusa dal questore. La polizia risale al proprietario di parte della refurtiva grazie a una medaglia con un’incisione. Ma altri gioielli restano in attesa di un padrone
EMPOLI. Quando ha visto la polizia, si è rifugiato nel locale, gettando per terra un calzino pieno d’oro rubato. Gli agenti hanno sequestrato i gioielli (in parte già restituiti al titolare), denunciato il ricettatore georigiano e il suo amico connazionale (irregolare in Italia) e chiesto alla questura il provvedimento di chiusura del locale, perché frequentato da una clientela tutt’altro che raccomandabile.
La vicenda ha inizio nel primo pomeriggio dello scorso 7 marzo. Durante un controllo in centro a Empoli, la volante nota due persone all’ingresso di un locale. Uno dei due - quando vede i poliziotti - si rifugia velocemente all’interno, gettando via qualcosa. Il movimento insospettisce i poliziotti, che decidono di approfondire la questione, bloccando sia il “fuggitivo” - che nel frattempo si era appoggiato al bancone come un qualsiasi cliente - sia il suo amico, rimasto sulla porta.
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Entrano e raccolgono un calzino bianco, contenente orologi, medaglie e gioielli in oro. I georgiani, entrambi ventisettenni, finiscono in commissariato.
Il “proprietario del calzino” viene denunciato per ricettazione, l’altro per la violazione della legge sull’immigrazione (il suo “visto” polacco è scaduto). E qui inizia un’altra storia. Perché tra i gioielli recuperati c’è anche una medaglia in oro, con una scritta incisa: «A babbo Guglielmo per il tuo 65° compleanno, da Graziano, Roberto e Francesco». Con una data: 15 marzo 1971. E in un’altra c’è il riferimento a un sindaco di Firenze; e in mezzo c’è anche lo stemma della Fiorentina. La polizia accede alla rete anagrafica nazionale e inizia la caccia a “Guglielmo”: ebbene, il 15 marzo 1906 a Firenze, era nato un solo bambino con questo nome, che si chiamava Cecchini di cognome. Quindi gli agenti risalgono ai figli, due dei quali si ricordavano effettivamente della medaglia regalata al padre, però non l’avevano mai avuta in casa.
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L’altro è deceduto, ma è proprio suo figlio, nipote di Guglielmo a confermare agli uomini guidati dal dirigente Francesco Zunino, che quella medaglia era in casa sua e che proprio la mattina del 7 marzo aveva subito un furto. Durante il colpo nel suo appartamento - intorno alle 10.30 - i ladri si erano portati via un bel po’ di gioielli (alcuni dei quali trovati in possesso del georgiano), ma anche la Playstation, una macchina fotografica e altri oggetti, che invece sono spariti nel nulla.
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Dunque, la medaglia e altri monili rubati a Firenze (nella zona dell’Isolotto), nel giro di poche ore erano arrivati a Empoli e finiti... dentro un calzino.
Per il momento a carico del georgiano resta soltanto la denuncia per ricettazione, ma le indagini della polizia proseguono per capire se sia stato lui o meno a compiere il furto.
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Intanto parte della refurtiva sarà restituita ai familiari di Guglielmo, ma altri braccialetti, gioielli e orologi restano in commissariato senza padrone. Per questo gli agenti invitano coloro che hanno subito furti a visionare le immagini: chiunque riconosca qualcosa di suo, può rivolgersi direttamente agli uffici di piazza Gramsci a Empoli, presentandosi con la denuncia.
Ma al di là della posizione dei georgiani, finirà nei guai anche il proprietario del locale, dove sono stati fermati. Il commissariato ha infatti richiesto al questore Alberto Intini l’emissione di un’ordinanza di chiusura, come previsto dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, a conferma del giro di vite in questo senso, annunciato in occasione del summit in Comune del 19 gennaio scorso con i vertici delle forze dell’ordine e condiviso dai sindaci. Il primo a farne le spese - pochi giorni prima - era stato il circolo di Castelfiorentino teatro di una sparatoria con due feriti, rimasto chiuso un mese.
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