Sicurezza
Schiave della tratta in strada per trenta euro
A Empoli fenomeno in aumento: alla stazione di notte, in centro di giorno In cerca di clienti camminano in continuazione per evitare le liti con i residenti
EMPOLI. Quasi tutte vittime della tratta, di un’organizzazione ramificata che le obbliga, con più o meno violenza, a stare in strada e a prostituirsi per trenta euro ma in certi casi anche per molto meno (accettando prestazioni non protette richieste dai clienti). Perché quando arrivano hanno debiti pesanti da ripagare, anche trenta/quarantamila euro. Con il rischio di ritorsioni alle famiglie, magari ai figli, che hanno lasciato nei loro paesi d’origine. Sono schiave di organizzazioni che le tengono ancorate al marciapiede con la minaccia di fare contro di loro e i loro cari riti magici, un’arma potentissima con cui gli aguzzini si mettono a riparo da eventuali tentativi di abbandono.
Ecco il ritratto di quelle figure femminili che passeggiano continuamente con leggings e con il telefono in mano alla ricerca di clienti ai quali si vendono in macchina o dietro cespugli, prima solo nella zona della stazione, ora anche di giorno, in centro, nei giardini pubblici. Dove capita.
Purtroppo il fenomeno della prostituzione a Empoli sta esplodendo in due sensi: nelle case del centro (come abbiamo documentato in precedenza), con almeno cento ragazze che lavorano in appartamenti del centro in maniera così consistente che anche accanto alla sede dei vigili urbani, in via Cavour, c’è una donna cinese che chiama i papabili clienti dalla strada. E nelle strade, all’aperto, con le ragazze nigeriane.
A seguire quest’ultimo segmento di sfruttamento c’è la cooperativa Cat di Firenze che, con venti ani di lavoro alla spalle nel settore, ha un contratto con la Società della salute ed è presente con operatori e mediatrici una volta al mese nella zona della stazione. «Con la nostra unità di strada cerchiamo di offrire ascolto e una relazione non giudicante - spiega la responsabile del lavoro su Empoli Lisa Bertini - andiamo dove sono, cerchiamo di instaurare un dialogo portando alle ragazze thè e caramelle, ma poi anche preservativi. E nello stesso tempo cerchiamo di parlare di malattie sessualmente trasmissibili, della possibilità di accompagnarle nei consultori e di avere una tessera sanitaria».
«In collaborazione con il progetto Arcobaleno abbiamo anche lo sportello “Spazio intermedio” dove lavora uno psicologo e dove, oltre a fare accoglienza, possiamo affrontare la questione della fuoriuscita dalla tratta nel caso in cui le ragazze dimostrino di essere interessate a questa possibilità».
Ma non è facile arrivare a questo punto, lasciare tutto e cambiare vita, perché, come spiega Bertini, «hanno debiti da sanare e se decidono di lasciare l’organizzazione rischiano ritorsioni anche contro la famiglia. Per cui quelle che decidono di fare il passo vengono subito allontanate dalla zona e portate in un’altra città».
«A Empoli - continua Bertini - in sei mesi abbiamo realizzato 41 contatti, una ragazza che ha lasciato l’organizzazione e una seconda che sta tentando di farlo. E abbiamo un buon rapporto con l’amministrazione comunale, l’Asl e la polizia». «Ma la presenza di queste ragazze è in aumento - spiega ancora - probabilmente Empoli sta diventando un centro appetibile sia perché si trova sull’asse ferroviaria Firenze-Pisa, sia perché gli affitti sono più economici che a Firenze. E per quanto riguarda le nigeriane anche perché i flussi migratori sono aumentati».
Ma, unico lato positivo, come spiega sempre Bertini, se i numeri aumentano, aumentano anche le richieste di uscire dal giro. E di ricominciare in maniera diversa una vita in Italia.
(3. fine)
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