Il dolore
Barnini: «Indagini sugli sfruttatori delle case squillo»
La sindaca invoca la task-force di polizia e carabinieri L’assessora: «I vicini segnalino le situazioni anomale»
EMPOLI. «La sensazione è che queste donne siano legate a una stessa rete. Viene difficile pensare il contrario. E allora l’auspicio è che le forze dell’ordine vadano a colpire chi sta in cabina di regia, chi si arricchisce con questo giro di prostituzione». Di fronte al boom di case squillo, la sindaca di Empoli Brenda Barnini “chiama” la controffensiva di polizia e carabinieri. Il nostro servizio di ieri ha fatto emergere un universo a luci rosse nel cuore della città. Con una sessantina di telefonate abbiamo messo a punto la mappa del sesso low cost (abbiamo omesso indirizzi e numeri civici indicati dalle ragazze per rispetto delle famiglie che abitano nelle strade interessate), con almeno un centinaio di ragazze, soprattutto orientali, che si mettono in vetrina sul web e ricevono su appuntamento. Hanno tra i 18 e i 30 anni, si fanno pagare dai 30 ai 100 euro e in alcuni casi utilizzano anche i centri-massaggi come copertura. Tutti i giorni, dalle 9 alle 23. Talvolta in monolocali, molto più spesso in bilocali; quasi sempre in condizioni igieniche precarie. Teoricamente, se davvero si vendono in casa propria, per una scelta fatta in assoluta libertà, non commettono alcun reato. Ma il favoreggiamento e lo sfruttamento lo sono. Ed è su questo aspetto che la sindaca si aspetta una task-force di polizia e carabinieri.
Che non è semplice, anche perché già devono far fronte ad altre emergenze (a cominciare da furti e spaccio) con gli organici ridotti all’osso. E per “spegnere” le case a luci rosse servono appostamenti, intercettazioni, pedinamenti, così come per dimostrare che certi “centri” in realtà non sono altro che coperture e che all’interno i massaggi si trasformano in prestazioni sessuali «senza tabù», come assicurano le ragazze al telefono, fissando l’appuntamento con il potenziale cliente.
Un fenomeno ormai fuori controllo, che può essere contrastato soltanto colpendo chi se ne sta in cabina di regia e si prende i soldi. Ma anche i proprietari degli appartamenti, talvolta ignari (e in quel caso inattaccabili), ma in alcuni casi compiacenti (magari per incassare qualche centinaio di euro in più di affitto), che comunque rischiano addirittura la confisca dell’appartamento.
Serve una reazione, per garantire la dignità di queste ragazze, ma anche per il decoro della città e la sicurezza: perché già in questi mesi si sono verificati una serie di episodi di criminalità, a cominciare da spaccio di banconote false e rapine, in qualche modo riconducibili a personaggi legati a doppio filo all’ambiente della prostituzione.
«Si tratta di un fenomeno complesso - sottolinea la sindaca -. Da parte nostra, come amministrazione comunale, già un anno e mezzo fa abbiamo deciso di abbattere gli oneri di urbanizzazione per i lavori di recupero e miglioramento del patrimonio edilizio esistente. È un modo per incentivare i proprietari a effettuare interventi e favorire anche la nascita di affittacamere e bed & breakfast e c’è stata una buona risposta in questo senso. Sul piano dei controlli, la polizia municipale dell’Unione può effettuare le verifiche sulle residenze, magari anche con l’input di vicini di casa che segnalano situazioni anomale. Ma credo che per provare a sgominare un sistema così ramificato, sia necessario uno sforzo importante delle forze dell’ordine. Chi c’è dietro a queste donne, probabilmente sfruttate? Chi prende i soldi che incassano? Chi tira fuori i soldi al momento di pagare l’affitto? Le risposte a queste domande non può darle il Comune».
Dunque, serve una task-force di polizia e carabinieri. Ma anche i cittadini-sentinella possono dare un contributo importante, come sottolinea l’assessora Arianna Poggi: «È impossibile per l'amministrazione intervenire su fatti che si svolgono in un luogo privato all'interno delle mura domestiche. I centri massaggio per mascherare lo sfruttamento della prostituzione sono un fenomeno purtroppo che sfugge dal nostro controllo: non siamo in grado di intervenire direttamente con propri mezzi». Poi aggiunge: «Sono principalmente due i fattori che determinano questo fenomeno: la crescita della domanda e l'indifferenza di chi in qualche maniera può vedere. Solo il costante controllo di prossimità dei vicini con conseguente segnalazione alle forze dell'ordine può aiutare le indagini e l'emersione di fatti rilevanti ai fini penali. Solo denunciando qualsiasi comportamento, anche solo il favoreggiamento, è possibile provare a proteggere queste ragazze contro il probabile sfruttamento della prostituzione».
(2 - continua)
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