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Noi sul treno che ha solo posti in piedi: "Come su un carro bestiame" - Video
A Pisa ci si siede, a Pontedera c’è il corridoio e a Empoli è l’inferno: sono libere solo le scale. Ecco il nostro test sul regionale numero 3102
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La signora Maura ha 70 anni e sta viaggiando in piedi. È salita alla stazione di Lastra a Signa. Un berretto verde la ripara dal sole che filtra dal vetro del vagone: lei è lì, incastrata fra i pendolari che stanno andando a lavorare a Firenze, con la mano appoggiata alla barra metallica per evitare di cadere.
È così ogni giorno sul regionale numero 3102, il treno alle 5,25 che parte da Grosseto alla volta di Santa Maria Novella, fra i 20 più affollati di tutta la Toscana e inserito nell'ultima lista diffusa dalla Regione dei 100 convogli più frequentati della nostra rete ferroviaria. Lunedì mattina, a bordo, sono saliti anche un giornalista e un fotografo del Tirreno. Pisa Centrale, ore 7,30. Il Vivalto - due piani e 720 posti a sedere - ferma in stazione. È quasi pieno e il ricambio dei passeggeri (la maggior parte dei quali diretti verso il capoluogo) peggiora la situazione. C'è chi sta viaggiando in piedi e lo farà per almeno un'ora, aspettando la signora Maura.
Il capotreno fischia. Sono le 7,32. L'ultimo passeggero entra dall'unica porta rimasta aperta. Si parte. Riccardo Bigongiali, pisano che lavora a Pontedera, aspetta fra uno scompartimento e l'altro. «Qui ci vorrebbero una o due carrozze in più - racconta il pendolare - ma guardi che ora è anche vuoto: basta che il treno prima ritardi di neanche cinque minuti e una marea di gente si riversa qua sopra». Riccardo è insieme ad Alessandro Ghimenti, da anni suo compagno di avventure. «Ormai qui ci ritroviamo come al bar - spiega -. Di alternative, qualche minuto prima, ne avremmo anche: il fatto è che i convogli a quest'ora sono tutti pieni».
Riccardo e Alessandro scendono a Pontedera, dove invece sale una marea di gente. Il treno si riempie a più non posso. Lo spazio vitale diminuisce. Le persone iniziano a posizionarsi sulla scalette che collegano il piano terra a quello superiore. Farsi strada lungo i vagoni diventa difficile. Glauco Zitelli non ci prova neanche: nei suoi tre quarti d'ora di viaggio sa già che dovrà stare in piedi. «La mia esperienza di pendolare? È chiaramente negativa - racconta - visto che questo convoglio è sempre pieno. Ci vorrebbero più carrozze e, forse, anche un maggior numero di corse». Zitelli, che ogni giorno si muove per lavoro dal lontano 1986, ha avuto la stessa esperienza anche nel nord Italia. «Se devo fare un paragone con altre regioni - dice - qui i trasporti funzionano meglio. Ma si potrebbe fare di più».
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Ma i problemi riguardano anche le stazioni. «A Pontedera è da due anni che sono in corso i lavori per costruire gli ascensori per i disabili - conclude Zitelli - ma ancora non sono stati collaudati. Cosa stanno aspettando?».
Se da Pontedera a Firenze il treno è pieno, a Empoli è il delirio. In pochi scendono, in troppi salgono. E il 3102 si trasforma in un carro bestiame. I passeggeri siedono a due a due sulle scalette, c'è chi si appoggia alla porta di ingresso, chi ai sedili a due passi da chi dorme. «Ogni mattina è così. Non ce la faccio più», racconta Roberto, impiegato, appena salito per trascinarsi verso il capoluogo. Sì, trascinarsi. Perché spostarsi verso Firenze comporta parecchia fatica. È un susseguirsi di sbadigli, di persone che si sono svegliate presto e che vorrebbero dormire. Almeno ci fosse un posto libero sulle scalette… ma nemmeno quello. Così restano piantate al pavimento e dritte. Con il cellulare in mano e il segnale che prima prende, poi sparisce. Fra le valigie dei pendolari settimanali che magari, ritornando dopo un fine settimana in Maremma o in Val di Cornia, con gli occhi abbottonati dal sonno portano dietro la valigia da rifare il venerdì.
Ma la situazione più critica è da Lastra a Signa in poi. È qui che lo spazio vitale inesorabilmente finisce. Alle 8 e un quarto un'onda di pendolari travolge il Vivalto: chi sale sa già che nei prossimi 17 minuti il viaggio sarà un inferno. Ed è proprio così. «È come una metropolitana nell'ora di punta - racconta Paolo, habitué del tragitto fiorentino - ma dura poco. Meglio il treno che l'auto». L'addetta alle pulizie - su questo convoglio c'è e i risultati si vedono, visto che è pulito - chiede il permesso per passare ogni metro. Ci sono troppe persone in piedi e anche pulire diventa un'impresa.
Ma siamo quasi arrivati. A Rifredi molti pendolari scendono e a Santa Maria Novella, al capolinea, la banchina del secondo binario si trasforma in un fiume in piena. Inizia la giornata di lavoro: speriamo che sia meglio del viaggio.
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