Il Tirreno

Empoli

La carovana di aiuti commuove Norcia: «Grazie Empoli»

di Francesco Turchi
I volontari con le Brigate della solidarietà
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I volontari con le Brigate della solidarietà

I volontari hanno consegnato ai terremotati i beni raccolti attraverso la “gara” lanciata sui social. In Umbria con sette furgoni, tra i destinatari anche una coppia che sta per avere un bambino. Gli organizzatori:«Sarà il nostro... nipotino»

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EMPOLI. Una giornata di gioia e disperazione, di gratitudine e rabbia. Di dignità e solidarietà. Racchiusi in quei settecento pacchi - simbolo del cuore empolese - consegnati a donne, bambini, uomini e anziani che hanno perso tutto. E che quando hanno visto arrivare una carovana di sette furgoni carichi di beni, si sono commossi. A bordo c’erano ventidue empolesi, che hanno portato in Umbria il risultato di una maxi-colletta di cibo, abiti e materiale di ogni genere donati da migliaia di empolesi. Liborio Giandalia, Sandro Petrillo, Daria Nidiaci ed Elisa Balzacchi hanno creato un gruppo Facebook per fare qualcosa di concreto per le popolazioni colpite dal terremoto, lanciando sulla rete un’idea nata tra amici. La risposta della città all’iniziativa decollata dal quartiere di Ponzano è stata da pelle d’oca: un “pellegrinaggio” senza fine nei luoghi indicati per la raccolta, interi magazzini (messi a disposizione gratuitamente), riempiti di scatoloni, decine di persone impegnate nell’imballaggio, altre che hanno offerto i propri mezzi per il trasporto.

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Nel frattempo i promotori si sono messi in contatto con associazioni e singoli cittadini delle zone colpite, per capire di cosa avevano bisogno. Domenica 30 gennaio l’atto finale, il coronamento di una splendida gara di solidarietà.

La carovana è partita all’alba da Empoli. Prima destinazione Foligno, dove i volontari hanno incontrato le “Brigate della solidarietà”, nate per coordinare gli aiuti alla popolazione. Sorrisi, abbracci. Le porte dei primi mezzi che si aprono e inizia la consegna. Poi la foto di rito e si riparte, direzione Norcia: «Quello che abbiamo visto è indescrivibile, tra case distrutte, macerie e un silenzio - nella zona rossa - da brividi. Siamo andati da Valeria Jucci, il nostro referente in zona». Che li ha accolti, insieme agli altri cittadini, con grande affetto. Ma lì c’era anche un altro appuntamento in programma, «con Marta e Mauro, che presto avranno un bambino o un bambina. Si chiamerà Leonardo o Matilde» ed è già il “nipotino” di tutti gli empolesi: «Non hanno più una casa, hanno perso tutto. Quando abbiamo saputo della loro situazione, abbiamo raccolto materiale specifico: dal lettino ai pannolini, a tutto quello che servirà per il neonato».

Quindi la carovana ha fatto tappa in un’altra strada di Norcia: «Quando ci hanno visto arrivare - racconta Liborio - erano quasi diffidenti nei nostri confronti, perché non vedono arrivare mai nessuno a dare una mano. In tanti hanno lasciato tutto, se ne sono andati in altre città e chi è rimasto si sente abbandonato. Poi, quando abbiamo aperto le porte dei furgoni, hanno capito che si trattava di una bella sorpresa per loro: si sono sciolti, ci hanno raccontato il loro dramma quotidiano. Abbiamo distribuito di tutto, perché non hanno più niente, ma ci chiedevano in particolare olio e farina, anche per fare il pane».

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Quindi una nuova tappa a Foligno, per scaricare gli ultimi pacchi, e il ritorno verso Empoli: «Ci resta dentro il dolore di questa gente, ma anche l’orgoglio di essere riusciti a fare qualcosa di straordinario. Ringraziamo - sottolinea Giandalia - tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta, sono 4.500 cuori esagerati. Ho visto cose in questi dieci giorni che mai avrei immaginato, ho capito quanto può essere forte la solidarietà. Trovarsi in un magazzino, insieme ad altre dieci persone che prima non conoscevi neanche, per impacchettare il materiale, è qualcosa di eccezionale e indescrivibile. La gente ci ha dato fiducia e noi ci siamo impegnati al massimo: gli sforzi e i sacrifici sono stati ripagati dall’affetto che abbiamo ricevuto oggi e dai sorrisi dei bambini di fronte a un ovetto di cioccolato».

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