Gioco
Si costituisce 10 giorni dopo la sparatoria: «Non ricordo niente»
Il 34enne albanese era ormai braccato dai carabinieri si è presentato in caserma a Empoli con l’avvocato
CASTELFIORENTINO. Era fuggito dopo aver ferito due persone a colpi di pistola. Ma non si era mai allontanato dalla Valdelsa. E così, quando ha capito di essere ormai braccato dai carabinieri, ha deciso di costituirsi. Jerevija Nikoll, 34 anni, albanese, si è presentato spontaneamente ieri mattina alla caserma dei carabinieri di via Tripoli a Empoli, accompagnato dall’avvocato Antonio D’Orzi. L’uomo, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio, si trova ora nel carcere fiorentino di Sollicciano, in attesa di essere interrogato, forse già nella giornata di oggi.
La sua fuga è durata dieci giorni. La sera di lunedì 9 gennaio, secondo quanto è emerso dalle indagini, è arrivato in stato di ebbrezza al bar Il Progresso di piazza del Popolo a Castelfiorentino. Ha accusato due marocchini di avergli rubato il cellulare, che in realtà era sulla sua macchina. Non convinto, se n’è andato e dopo alcuni minuti è tornato con una pistola calibro 38 e ha sparato a entrambi, ferendoli uno alla vescica e l’altro al femore. Poi è fuggito.
La mattina successiva i carabinieri avevano trovato la sua auto, una Bmw, a Ortimino: l’aveva abbandonata dopo essere finito fuori strada. La caccia all’uomo è proseguita senza sosta, con servizi specifici su tutto il territorio. Il timore degli inquirenti era che fosse riuscito a rifugiarsi in Albania, ma con il passare delle ore si è fatta sempre più forte la convinzione che Jerevija Nikoll si trovasse ancora in zona. La svolta è arrivata nella giornata di mercoledì, quando i carabinieri hanno effettuato un blitz nell’ex Montecatini (una vecchia azienda abbandonata ora di proprietà del Comune, dove si producevano concimi chimici e in stato di abbandono ormai da decenni), probabilmente alla ricerca dell’uomo o almeno della sua arma. In realtà i militari hanno trovato “soltanto” auto rubate e arnesi da scasso.
Tuttavia poche ore dopo (forse si è trattato di una semplice coincidenza, oppure il trentaquattrenne era proprio lì ed era riuscito a scappare in extremis), un amico dell’albanese ha contattato D’Orzi, chiedendogli la disponibilità ad assistere legalmente Jerevija Nikoll. Che ieri mattina si è presentato puntuale all’appuntamento con l’avvocato: «Le decisione di costituirsi è stata esclusivamente sua. Non lo conoscevo fino a stamani (ieri, ndr), quando l’ho incontrato per andare insieme in caserma. Non c’è stato bisogno di alcuna opera di convincimento, si è mostrato consapevole e convinto di quello che stava facendo. È salito sulla mia auto e siamo andati insieme dai carabinieri».
Aveva con sé una borsa con gli abiti, pronto ad affrontare il carcere. Dove è stato trasferito già nella mattinata di ieri, dopo le formalità di rito in via Tripoli. Al momento non ha rilasciato alcuna dichiarazione agli inquirenti sulla sparatoria.
Secondo quanto si è appreso non ricorda l’episodio - o almeno non nei dettagli - e neanche dove ha messo (e dove aveva preso) la pistola calibro 38 con la quale ha sparato sicuramente due colpi (o forse 3), ferendo i due marocchini.
Tutti aspetti che dovranno comunque essere chiariti nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Maria Dolores Limongi, previsto per stamani o al massimo nella giornata di lunedì. (f.t.)
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