Gioco
Esami entro 24 ore, prenota il medico di famiglia
Nedo Mennuti (Asl) annuncia l’avvio della nuova procedura per ridurre gli accessi al pronto soccorso di Empoli. Intanto scatta l'assunzione di sette infermieri
EMPOLI. «Il potenziamento del pronto soccorso va bene per fare fronte nell'immediato all'emergenza. Ma serve una soluzione strutturale diversa. Le risorse devono essere investite sul territorio». Nedo Mennuti, direttore delle rete sanitaria territoriale dell’Asl Toscana Centro, spiega novità in arrivo e progetti che dovrebbero decollare nel corso del 2017, per scongiurare che in futuro si ripeta una situazione come quella che si è verificata in queste settimane al pronto soccorso di Empoli, preso d'assalto da oltre duecento pazienti al giorno (complici il picco dell'influenza e la psicosi-meningite), con conseguenti attese infinite (fino a 16 ore), barelle ovunque e personale sull'orlo di una crisi di nervi. Una situazione caotica che - sull'onda delle proteste che abbiamo raccontato a più riprese sulle nostre cronache - ha spinto l'azienda sanitaria a correre ai ripari con l'apertura (dalla serata di lunedì scorso) di un nuovo reparto da 14 posti letto er accelerare i ricoveri e a richiamare dalle ferie due medici e sei infermieri.
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«Ma la strada da seguire è un’altra - sottolinea Mennuti -. In un ospedale di Stoccolma, per fare un esempio, nel reparto di ostetricia e ginecologia ci sono 5 posti letto per oltre 6.000 parti all’anno, perché le mamme vengono dimesse in tempi rapidi e trovano supporto nelle strutture del territorio. A Empoli ne abbiamo 20 per circa 1.200 parti. Troppi. È questo approccio che va cambiato, anche per quanto riguarda il pronto soccorso. Dobbiamo fare in modo che i cittadini non vadano lì per qualsiasi cosa». E il primo passo in questa direzione sarà fatto entro la fine di gennaio: «Si chiama “Fast-Track”, percorso veloce. Per alcuni problemi di salute che hanno bisogno di esami e accertamenti rapidi, il medico di famiglia potrà chiamare un numero di telefono dedicato e prendere direttamente l’appuntamento per il paziente, nel giro di 24-48 ore. Tutto questo senza interessare il pronto soccorso. Iniziamo subito con le patologie cardiologiche, poi partirà anche per chi ha coliche renali o biliari, per esempio, ma anche per i casi di trombosi venosa e ischemie transitorie».
L’altro nodo fondamentale da sciogliere nei prossimi mesi è l’istituzione - annunciata da anni - dell’infermiere di famiglia: «Stiamo mettendo a punto il progetto. Dobbiamo essere in grado di garantire l’assistenza a domicilio giorno e notte - sabato e festivi compresi - ai malati cronici. Una famiglia che ha in casa un paziente di questo tipo, deve avere un punto di riferimento a disposizione “H24”: altrimenti, di fronte a un peggioramento o a una qualsiasi esigenza, non può fare altro che rivolgersi al pronto soccorso: questo va evitato e lo si fa investendo, appunto, sulle infermieri e non sulle strutture».
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E gli infermieri saranno supportati in questo dai medici della continuità assistenziale (le ex guardie mediche): «Su questo fronte siamo in attesa che venga firmato l’accordo a livello nazionale. L’obiettivo è garantire il servizio dalle 8 alla mezzanotte, anziché tutto il giorno: gli interventi notturni sono davvero pochi e non giustificano una presenza costante. Diciamo che dalla mezzanotte alle 8 i cittadini possono contare sul 118. E quelle ore di lavoro “risparmiate” dal medico di continuità assistenziale potrebbero essere utilizzate per seguire i malati cronici, che anche in questa fase rappresentano una buona percentuale di accessi al pronto soccorso». A proposito delle ex guardie mediche, c’è anche un altro aspetto in ballo, che sarà affrontato a breve in un incontro a livello territoriale dedicato alla riorganizzazione del servizio: «Ci deve essere maggiore collaborazione con i medici riuniti nelle “aggregazioni funzionali territoriali”, ciascuna delle quali raggruppa in media una trentina di medici di famiglia. Con una condivisione delle banche dati e delle situazioni dei pazienti, si crea anche un rapporto di fiducia. Al momento quello tra un cittadino e la guardia medica è quasi sempre un incontro tra sconosciuti. Bisogna fare in modo che quando il medico di continuità si trova di fronte un paziente, abbia a disposizione le stesse informazioni del medico curante».
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Altrimenti la diffidenza reciproca facilita il ricorso al pronto soccorso, costantemente in tilt per più ragioni: «I medici di famiglia - conclude Mennuti - stanno facendo il massimo. C’è chi arriva anche a 25 visite domiciliari al giorno, hanno persone in ambulatorio fino anche alle ore 22. Non si può sostenere - come ho sentito dire - che c’è chi manda i pazienti al pronto soccorso senza neanche visitarli. Anzi, se ci sono situazioni di questo tipo, invito i cittadini a segnalarcele».
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