Toscana
Disabili, stop al ghetto parte la protesta
Associazioni contro il progetto di Asl e Comune a Terrafino
EMPOLI. «Il polo della disabilità previsto in via del Terrafino non risponde ai bisogni reali delle persone disabili e dei loro familiari». Inizia così l'attacco a testa bassa del Dipoi - coordinamento toscano delle organizzazioni per il durante e dopo di noi - nei confronti del progetto di Comune e Asl per la cittadella dei disabili, sul quale si discute da oltre un anno. La vicenda è finita anche in Regione, dove è stato messo in piedi un tavolo per discutere e approfondire l'argomento da dove il coordinamento Dipoi poi è uscito. In consiglio comunale, invece, i gruppi d'opposizione Fabrica Comune, Linea Civica e Ora si Cambia, avevano proposto una delibera per il cambiamento di indirizzo delle politiche sulla disabilità della città di Empoli "verso la vita indipendente e contro ogni forma di istituzionalizzazione in centri polivalenti". Delibera che è stata bocciata nell'ultimo consiglio comunale dell'anno coi voti contrari della maggioranza e di Andrea Poggianti (capogruppo Centrodestra per Empoli). L'oggetto del contendere è sempre lo stesso: contro il progetto della cittadella dei disabili si scagliano quelli che prima lo reputavano un "casermone" e adesso un ghetto. Fra questi c'è la presidente del Dipoi Patrizia Frilli, che non le manda a dire:«Chiediamo agli amministratori del Comune di Empoli di rivisitarlo profondamente, perché insistere sulla strada tracciate sarebbe a nostro avviso un regresso rispetto alla storia positiva che possono vantare i servizi socio-sanitari. Realizzare in aperta campagna e lontano dal tessuto urbano 4 moduli edilizi: due diurni da venti posti ciascuno e appartamenti per una trentina di persone, equivarrebbe a realizzare un ghetto. Per quanto bello e ben progettato potrebbe essere, infatti, purtroppo solo un ghetto rimarrebbe. Comprendiamo che il Comune voglia valorizzare i 12.000 metri quadrati della donazione, ma una "cittadella della disabilità" dove le persone disabili starebbero solo fra loro e con gli operatori, non sarebbe accettabile. Il problema principale consiste nell'isolamento sociale e nella rarefazione delle relazioni umane». Per il Coordinamento Dipoi a Empoli c'è un modello virtuoso da seguire: quello di "Casa Arrighi". Quella - secondo il Dipoi - è la strada maestra: piccole strutture residenziali per la vita in autonomia e centri diurni inseriti nel tessuto vitale cittadino, per favorire relazioni umane e attività di socializzazione reale, al di fuori delle quattro mura dei centri semi residenziali. Frilli, infine, fa un appello:«Al sindaco Brenda Barnini, all'assessore alle politiche sociali Arianna Poggi e anche a tutti i membri del consiglio comunale, chiedo per conto del Dipoi di fermarsi un attimo e di riconsiderare il progetto. Senza che questo sia vissuto come una marcia indietro, ma piuttosto come un passo avanti nella direzione di una migliore qualità della vita delle persone disabili e delle loro famiglie. Mi auguro che la politica e la comunità di Empoli sappiano ascoltarci senza pregiudizi. E che vogliano aprire una nuova e più costruttiva fase di confronto. Noi del Coordinamento Dipoi, come sempre, siamo a disposizione». A fianco del Dipoi si è schierata anche Beatrice Cioni, consigliera comunale di Ora si Cambia, una delle fautrici della delibera poi bocciata:«Le strutture sono disabilitanti di per sé, noi dobbiamo esaltare le abilità e non le disabilità di queste persone. Se parlo di ghetto qualcuno si offende ma quando dico ghetto mi riferisco all'isolamento che si creerebbe col resto della città. Servono appartamenti per loro, dove si vive e si viene seguiti. E un posto di lavoro, dove recarsi. La legge sul Dopo di Noi parla chiaro, perchè queste "strutture" devono essere quanto più simili all'ambiente familiare. E invece il progetto Terrafino va nella direzione opposta».
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