Il Tirreno

Empoli

Pronto soccorso in tilt, per una paziente odissea di 16 ore

Francesco Turchi
L'ospedale San Giuseppe (foto d'archivio)
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L'ospedale San Giuseppe (foto d'archivio)

La denuncia a Empoli: «Duecento accessi, barelle ovunque e personale esasperato»

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EMPOLI. Sedici ore vissute in un pronto soccorso nel caos, tra barelle ovunque, con medici e infermieri («pochi ed encomiabili») che lavorano a ritmi pazzeschi, tra urgenze e pazienti “parcheggiati” costretti a un’attesa infinita. Un’odissea, quella raccontata da un cittadino empolese, e pienamente confermata del sindacato. Che denuncia una situazione al collasso e snocciola i numeri di una struttura che non riesce a sostenere - con l’organico attuale - la media di duecento accessi giornalieri registrata nelle ultime due settimane. «Certe scene le avevo visto soltanto nei film: quello a cui ho assistito è incredibile». Carlo Zani ha accompagnato la madre al pronto soccorso di Empoli alle 4 del mattino. E ha saputo che la ricoveravano intorno alle 22, dopo 16 ore di visite, attese, silenzi e caos: «Per almeno un’ora - racconta - non riuscivo neanche a capire dove fosse finita». Ma Carlo non ce l’ha con il personale, anzi. Semmai contesta l’organizzazione: «Ho visto medici, infermieri e operatori socio-sanitari farsi in quattro per tutta la giornata, meriterebbero una medaglia d’oro per quello che fanno. Nei loro occhi si leggeva tutta la tensione e la pressione di chi sta lavorando - in un settore così delicato - oltre ogni limite. A mia madre era stato assegnato un codice giallo, quindi non era in pericolo di vita e c’erano persone che stavano peggio di lei. Ma sedici ore sono davvero troppe».


Peraltro vissute in un contesto di caos assoluto, «con i corridoi invasi dalle barelle. A destra, a sinistra e nell’area di arrivo delle ambulanze. Una situazione incredibile». Nella parole di Carlo c’è un mix di rabbia (per l’organizzazione), comprensione (per il personale) e incredulità (per le scene alle quali ha assistito): «Non si può pensare di tenere un pronto soccorso - punto di riferimento per un’area così vasta com’è il circondario - in queste condizioni. Mia madre è stata trasferita in reparto alle 22, nel frattempo mi sono arrabbiato - e non poco - con medici e infermieri e questo non è giusto, perché loro sono le prime vittime di questo sistema». Un quadro caotico, quello descritto da Zani, confermato in pieno dal Nursind (sindacato delle professioni infermieristiche), attraverso il segretario dell’Empolese Valdelsa, Gianni Piccini: «La carenza di posti al pronto soccorso è evidente: vengono utilizzate 30-35 barelle e spesso si fanno mandare letti dai reparti, altrimenti non possono neanche far scendere i pazienti dalle ambulanze. Non solo. Ci sono grosse difficoltà anche per quanto riguarda i ricoveri: a causa della carenza di posti nei reparti di medicina, spesso i pazienti vengono dirottati in chirurgia, con ripercussioni sulla programmazione degli interventi».

Il problema delle attese al pronto soccorso di Empoli è noto da tempo, e ha trovato spazio anche nella relazione sanitaria aziendale sull’ormai ex Asl 11 - che prende in esame i dati dello scorso anno, cioè l’ultimo prima dell’accorpamento nell’Asl Toscana Centro. Nello stesso documento si sottolinea anche la carenza di posti letto (almeno 250 tra i presidi di Empoli, Fucecchio e San Miniato). E in questi mesi abbiamo ricevuto varie segnalazioni si utenti alle prese con attese interminabili. Ora però la situazione è precipitata: «Di solito - spiega Piccini - si viaggia a una media di 180 accessi giornalieri. In questi giorni, con il picco dell’influenza, c’è stato un incremento del 15% circa e si è superata quota 200. E la struttura è andata in tilt». Ma veniamo ai numeri dell’organico: «Dalle 8 alle 20 dovrebbero essere in servizio 5 medici e invece sono 4; mentre la notte lavorano in 3, come previsto. Senza dimenticare che al pronto soccorso c’è anche un medico del 118, che però esce per le urgenze con l’automedica, quindi può supportare relativamente i colleghi. Per quanto riguarda gli infermieri, ne sono previsti 8 la notte - e qui tutto sommato ci siamo - e 11 durante il giorno, ma la mattina sono 10, dunque 1 in meno. E comunque per garantire questi numeri, sono costretti a saltare le ferie e i turni di riposo, lavorando a ritmi impressionanti, nel caos più totale».

Secondo il Nursind occorre una task-force in tempi brevi: «Sicuramente tra i duecento accessi quotidiani ce ne sono anche alcuni “impropri”, con pazienti che non avrebbero bisogno del pronto soccorso. Ridurre gli accessi - magari col supporto di strutture extra-ospedaliere - sarebbe positivo e auspicabile. Ma nell’immediato si deve intervenire con un potenziamento dell’organico, con 6-7 infermieri in più, in modo da dare un taglio alle attese e permettere al personale di lavorare in tranquillità».

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