Il Tirreno

Empoli

droga e violenza

L'appello in lacrime di una mamma ai poliziotti: "Per favore arrestate mio figlio"

di Francesco Turchi
A sinistra il sostituto commissario Danilo Di Stefano e a destra un poliziotto coi coltelli sequestrati (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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A sinistra il sostituto commissario Danilo Di Stefano e a destra un poliziotto coi coltelli sequestrati (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Il giovane aveva sequestrato i familiari a Empoli e voleva organizzare una spedizione punitiva contro la compagna

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EMPOLI. Ha sequestrato la sua famiglia, minacciando di morte mamma, sorella e cognato: «O fate come dico io, oppure vi sgozzo», ha detto a più riprese mostrando quattro coltelli. Fino a quando la sorella è riuscita a chiamate il 113. In pochi minuti gli agenti hanno fatto irruzione nella casa e lo hanno messo in manette, esaudendo il desiderio della madre, che li supplicava in lacrime: «Arrestatelo, per favore. Non ce la facciamo più». Ora il ventiquattrenne, originario di Castelfranco di Sotto, ma domiciliato a Empoli, si trova nel carcere di Sollicciano, per sequestro plurimo di persona e maltrattamenti in famiglia. Il blitz della polizia ha messo fino (almeno per ora), a un incubo lungo sei anni, tra botte, minacce e furti - ai danni dei familiari e della compagna - ma anche di devastazioni in casa, oltre che di denunce e arresti.

La scintilla. Una scia di rabbia, violenza e soprusi - complice la dipendenza da cocaina e le conseguenti costanti richieste di denaro - arrivata a un punto di non ritorno nella giornata di sabato scorso. Il 24enne è in casa a Empoli, dove si è trasferito con la sua compagna, dopo l’ennesima lite con la famiglia. I due litigano, lui la picchia, ancora una volta. Nell’abitazione c’è anche  bambino di lei, nato da una precedente relazione. È già successo altre volte, ma lei - nonostante le denunce alle forze dell’ordine - aveva comunque deciso di non lasciarlo, nella speranza di aiutarlo a cambiare. Stavolta però è troppo. La donna chiede aiuto alla mamma. Che piomba nella casa e - esasperata di fronte alla figlia in lacrime - decide di dare una lezione al ventiquattrenne: afferra una cintura da uomo e lo colpisce al volto, con la fibbia, ferendolo. Poi prende figlia e nipote e le porta via con sè.

La reazione. Il giovane, a quel punto, chiama i suoi familiari: «Venite ad aiutarmi, ho bisogno di voi». Il babbo resta a casa, mentre mamma, sorella e cognato non gli voltano le spalle. Arrivano a Empoli, lo accompagnano al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe, dove viene medicato. E poi tornano tutti insieme nella casa in zona Santa Maria, intorno alle ore 20. Qui la situazione precipita. Lui, ferito e assetato di vendetta nei confronti della compagna, chiude la porta a chiave. E per convincere i familiari ad accompagnarlo nella spedizione punitiva, si arma di coltelli: uno è di quelli utilizzati per tagliare la carne, è lungo 34 centimetri (19 di lama); e poi un punteruolo di 20 centimetri e altri due coltelli da cucina. Li infila nella cintura, si rivolge ai familiari e li minaccia: «Portatemi da lei o vi ammazzo». Se la prende anche con il suo coniglietto nano. Lo tiene per le orecchie e fa la mossa di sgozzarlo: «Prima lo faccio a lui e poi a voi». Sono minuti interminabili, carichi di terrore.

Sos disperato. Poi però la sorella ha un’intuizione che si rivelerà decisiva. Gli dice che ha bisogno di andare in bagno, lui acconsente e lei - una volta al riparo - chiama con il cellulare il 113: «Aiuto, venite a salvarci. Mio fratello ci vuole uccidere». L’intervento della squadra volanti e dell’anticrimine è immediato.

Il blitz. Gli agenti del commissariato di piazza Gramsci trovano sulla porta il cognato, che ha sentito il rumore delle auto ed è balzato fuori: «Correte, correte, è armato». Nel frattempo il ventiquattrenne getta tutti i coltelli sul tavolo. L’irruzione della polizia è immediata, il giovane viene bloccato, mentre la sua mamma in lacrime chiede agli agenti di arrestarlo. Perché lei e la sua famiglia non possono più andare avanti così. E raccontano agli agenti l’incubo vissuto negli ultimi sei anni.

Droga e rabbia. Il giovane e la sua famiglia hanno sempre vissuto tra Castelfranco e Santa Maria a Monte. Lui è tossicodipendente, non lavora e chiede continuamente soldi. All’inizio cercano di esaudire le sue richieste. Che però diventano sempre più pressanti. Quando cominciano ad opporsi, lui li picchia senza pietà, oltre a distruggere mobili e suppellettili. Provano a mandarlo in una comunità terapeutica, ma il tentativo di recupero fallisce: torna e continua a fare uso di cocaina, ma anche di altre sostanze stupefacenti. Alterna momenti di euforia ad altri di rabbia e violenza; va incontro ai primi problemi con la giustizia (denunce per violenza) e in seguito ai continui sbalzi di umore viene anche ricoverato più volte in psichiatria, ma non gli vengono riconosciute patologie.

Vite segnate. La sorella, disperata, decide di lasciare l’appartamento dove vive con la famiglia - accanto a quella dei genitori e del fratello - e si trasferisce altrove. Le liti continuano. E stavolta è lui ad andarsene. Va a vivere con la compagna, a Empoli. Ma il suo stile di vita non cambia. È ancora scandito da botte, cocaina e soldi che non bastano mai. La donna lo denuncia e a fine novembre arriva la condanna a un anno di reclusione, con sospensione della pena.

Botte senza fine. La situazione precipita, fino alla drammatica giornata di sabato scorso. Che si conclude con le manette in flagranza di reato per sequestro plurimo di persona e maltrattamenti in famiglia; ora è in carcere, in attesa dell’udienza di convalida. L’operazione è stata illustrata dal sostituto commissario Danilo Di Stefano: «Con l’introduzione, nel 2013, dell’arresto obbligatorio per reati di maltrattamento in famiglia (prima facoltativo), riusciamo a garantire maggiori tutele alle vittime. Si tratta del quarto caso - con altrettanti arresti - dall’inizio del 2016».

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