Il Tirreno

Empoli

«Picchiati e legati dal commando»

di Marco Sabia
«Picchiati e legati dal commando»

Il racconto della coppia di anziani rapinati da cinque banditi nella loro villa: «Sequestrati per poche centinaia di euro»

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FUCECCHIO. Come un commando. Passamontagna, punteruolo in mano, hanno immobilizzato l'ex imprenditore 73enne Piero Pampana mentre stava entrando nella sua villa, lo hanno preso a pugni in faccia e lo hanno legato mani e piedi con delle corde. Poi si sono concentrati sulla moglie, anch'essa immobilizzata con delle sciarpe, a cui hanno rubato un anello. Quaranta minuti in balia di una banda organizzata di banditi - a quanto pare dell'Est - per Piero Pampana e la moglie Grazia Chesi. Il primo ha un dente rotto e un occhio pesto, la seconda una costola incrinata, rispettivamente 15 e 25 giorni di prognosi, dopo una nottata al pronto soccorso di Empoli. Il giorno dopo la violenta rapina in via Pesciatina a Fucecchio, l'anziana coppia è tornata a casa. Sono andati a letto alle cinque del mattino, impegnati com'erano tra le testimonianze da fornire ai carabinieri e gli esami all'ospedale. Perché di quei quaranta minuti da "sequestrati in casa" c'è molto da raccontare, a cominciare da alcuni particolari anche controversi. Perché i rapinatori - sul cui numero Pampana oscilla tra i quattro e i cinque - prima di scappare hanno restituito l'orologio al proprietario, poco dopo averglielo sfilato dal polso. Forse mossi a compassione dalla richiesta dell'uomo, che li aveva pregati di rendergli l'oggetto, del valore di parecchie centinaia di euro. Bottino della serata di terrore: l'anello della moglie, catenina e braccialetto dell'uomo e i 200 euro che Pampana aveva nel portafoglio. Poi la fuga. Il giorno dopo l'uomo ha ancora l'occhio pesto e il dente rotto ma ha voglia di sfogarsi:«Erano le 19 di lunedì, quando supero il cancello di casa; dentro c'è mia moglie, che disattiva l'allarme e mi apre la porta scorrevole ma - in un istante - mi vedo arrivare addosso delle persone, incappucciate, che mi prendono a pugni. Poi vengo legato con delle corde, che avevano loro. Mi son trovato davanti individui che parlavano fra di loro in una lingua dell'Est, mentre con noi parlavano in italiano. Due mi reggevano, perchè all'inizio avevo provato a reagire ma quando ho visto il punteruolo ho mollato. A quel punto si sono concentrati su mia moglie, incrinandole una costola a calci. Volevano sapere dov'erano i soldi ma noi non abbiamo una cassaforte, siamo sicuramente benestanti ma non siamo certo dei miliardari. Hanno addirittura minacciato di ucciderci il cane ma per fortuna non l'hanno fatto. E poi mi hanno restituito l'orologio, dopo che glielo avevo chiesto». Questo è sicuramente il particolare più strano di tutta la vicenda, perchè da una parte c'è un commando che picchia un uomo alle spalle, lo minaccia con un punteruolo, lo lega (e fa lo stesso con la moglie), si fa consegnare quello che c'è, minaccia di uccidere il barboncino Chicco e poi - prima di andarsene - ridà indietro l'orologio. I malviventi hanno poi sottratto il registratore dell'impianto di sorveglianza, dopo aver eluso i sensori che circondano la casa. Probabilmente erano già dentro da tempo, hanno evitato di far scattare l'allarme, hanno aspettato Pampana e l'hanno preso alle spalle. Nei 40 minuti successivi è poi diventato realtà un incubo già vissuto, perchè nel 1982 la coppia era stata vittima di una rapina, anche più violenta:«Il momento più pauroso - continua Pampana - non è quando senti il dolore dei cazzotti ma quando sei in balia, non puoi chiedere aiuto e loro ti chiedono cose che non puoi dargli. Cosa gli rispondi quando ti chiedono la cassaforte e te non ce l'hai?». Mentre Pampana ricorda quei minuti terribili il campanello suona più volte e il cane Chicco salta sul divano e abbaia. Dal racconto di Pampana sembra che il commando fosse composto da uno più anziano (il capo) e da altri più giovani. La moglie dice di volersene andare, perchè per lei "quella casa non esiste più". C'è rassegnazione, anche se Pampana non vuole arrendersi:«Non posso mica vivere barricato in casa, perchè invece che aggredirmi davanti la porta potevano farlo fuori dal cancello. Telecamere, allarmi e sensori possono servire per i furti ma con le rapine fai poco. Ma io non voglio smettere di vivere per loro, da domani farò le stesse cose che ho fatto finora. La cosa che però ti fa star male è che questi rapinatori sono così spavaldi, se ne fregano degli orari, di chi c'è in casa, non hanno niente da perdere e sanno che in carcere difficilmente ci finiscono». La testimonianza finisce con l'uomo che racconta orgoglioso che uno dei nipoti frequenta la scuola ufficiali dei carabinieri. Perché i militari, a sentire Pampana, hanno offerto un supporto umano non comune. Carabinieri che - ovviamente - stanno continuando ad indagare.

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