Gioco
Aids, 500 i nuovi contagi ma le scuole lo ignorano
L’allarme lanciato dal responsabile delle malattie infettive dell’Asl Toscana centro: «Già agli adolescenti si devono spiegare le pratiche per evitare questa malattia»
di Chiara Capezzuoli
EMPOLI
Un problema radicato nell'Empolese Valdelsa, vale a dire quello della scarsa informazione sull’Aids. Il tema, di grande attualità in passato, ora è diventato un tabù, soprattutto nelle scuole, dove si sono ormai dissipate le giornate dedicate ai ragazzi e all'informazione e prevenzione su questa patologia che ogni anno registra 500 nuove persone infettate da Hiv.
I riflettori sulla malattia si accendono solamente durante il primo dicembre, nella giornata, appunto, dedicata a questa malattia. «Negli ultimi anni sull'Aids è calato il silenzio purtroppo, io mi occupo di questa malattia da 30 anni e l'informazione continua a mancare - ha spiegato il dottor Massimo Di Pietro, medico di malattie infettive dell'Usl Toscana Centro - malgrado i dati siano costanti senza registrare pesanti aumenti ogni anno, manca una base informativa soprattutto ai più giovani. Se un trentenne non ha l'abitudine ad usare il profilattico, non imparerà mai che questa pratica è importante e va usata. Si deve invece cominciare a parlarne già da adolescenti, per spiegare loro quanto sia importante proteggersi».
L'Aids ha da anni dati costanti sia in Toscana che nell'Empolese Valdelsa: questo vuol dire che ogni anno, come detto sopra, i nuovi infettati (cioè sieropositivi con il virus dell’Hiv) si aggirano attorno alle 500 unità nel territorio dell’ex Asl 11. Con Aids conclamato sono 225 i casi mentre quelli su scala regionale dal 1985 fino ad oggi sono stimati in circa 4 mila 600 soggetti. Il dato, però, non riesce nemmeno a calare drasticamente e questo è da imputare anche alla scarsa informazione sulla materia. «L'informazione sull'Aids è scarsa. Inoltre, la tendenza più classica, è quella di pensare che una cosa del genere non possa riguardarci. Si tratta dunque principalmente di un problema di cultura di cui non ci rendiamo conto. Basti pensare che il soggetto tipo che contrae l'Aids è un adulto tra i 30 e i 40, con un'attività sessuale normale. Però non protetta».L'andamento toscano e nazionale parla di una lieve riduzione nei casi di contagio, ovvero di circa 2 o 3 unità ogni 100 mila abitanti ma il dato continua a non calare in maniera sensibile anche a causa dei pochi test che vengono richiesti. «Le terapie odierne sono in grado di bloccare il virus ma il numero di test che vengono fatti è ancora molto basso - continua - il test in questione è gratuito e può essere fatto in ogni presidio ospedaliero, garantendo il massimo anonimato. Quando dal laboratorio arriva comunicazione che è stato riscontrato un test di primo livello sospetto, che poi viene confermato, prendiamo subito in carico il paziente». Il sistema per contrastare il virus è molto efficiente. Peccato, però, che pochi soggetti ne facciano richiesta, vuoi per paura vuoi per scarsa informazione. Si può immaginare, dunque, che esista un dato sommerso degli infettati e per gli infettivologi l'obiettivo primario diventa proprio questo: riconoscere i pazienti».
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