Gioco
Ragazza aggredita in treno e poi pedinata in stazione
Vicino a Certaldo, su un vagone è stata presa per il collo da un uomo che era in compagnia di altri due. La giovane è fuggita ed è stata poi scortata fino alla sua auto da alcuni pendolari
CERTALDO. Presa per il collo e poi pedinata. E' la storia che coinvolge una ragazza di 25 anni certaldese che è stata aggredita sul treno che da Firenze va a Siena. La giornata che ha gettato nello sconforto e nella paura la giovane comincia intorno alle 17 quando, uscita da lavoro, è salita sul treno che da Firenze ha riportato la ragazza a Certaldo. È’ salita sui primi vagoni. Nel suo scompartimento c’erano molte persone che poi, però, sono scese a Empoli. Poco lontano da lei sono rimasti tre uomini. Due di loro erano alla destra della giovane, mentre un altro si era posizionato proprio davanti a lei.
A un tratto uno di loro, «poco dopo passato Empoli - racconta la ragazza - si è seduto accanto a me». La ragazza lo ha descritto come un uomo alto e robusto. «Mi sembrava che si avvicinasse sempre di più al mio volto», racconta ancora. In un primo momento la ragazza ha cercato di far finta di niente rifugiando la sua attenzione sul suo cellulare. Ma a un tratto la giovane ha intuito che uno di loro stava cercando di scattargli una foto. Lei ha alzato la testa. «A quel punto ho detto di no - spiega - ma uno dei tre, quello più grosso appunto, mi ha preso per il collo».
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Subito si è divincolata ed è corsa via rifugiandosi in un altro vagone. Qui ha trovato una donna che ha ascoltato il suo racconto. Con lei è arrivata fino a Certaldo. Pochi attimi prima di scendere altre donne si sono unite alla giovane, dopo aver sentito quanto accaduto. La giovane è scesa dal treno, scortata, si potrebbe dire, da alcune signore. I tre sono però ricomparsi all'improvviso, erano pronti ad aspettarla, all'ingresso della stazione, ma quando l’hanno vista circondata da altre persone se ne sono andati. La ragazza si è fatta comunque accompagnare all'automobile, terrorizzata ed incredula: «Ho avuto la fortuna di trovare delle signore che mi hanno aiutato ed ascoltato - va avanti nel racconto - In un primo momento avevo pensato di andare dai carabinieri o dalla polizia ferroviaria per denunciare quanto accaduto ma lo shock è stato talmente forte che adesso non sarei in grado di riconoscerli». E ora non è tranquilla: « Come è possibile tornare da lavoro e trovarsi in simili situazioni. La sicurezza e la nostra tranquillità non possono essere messi in discussione».
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