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Empoli-Fiorentina: è un derby di cui essere orgogliosi

di David Biuzzi
Empoli-Fiorentina: è un derby di cui essere orgogliosi

L’Empoli ci arriva meglio, dopo l’acuto di Pescara, ma pensare di essere i favoriti non è solo uno di quelli errori che si pagano a carissimo prezzo ma anche una considerazione fuori da ogni logica

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Godiamocelo. Sì, godiamocelo. Perché fra i derby è il meno scontato, il meno banale. E non per quello che potrà succedere in campo, non per il risultato che verrà. Lo è per il solo fatto che ci sia, che si giochi. Cade nello stesso giorno di Milan-Inter, ci avete fatto caso? Ma che dalla parti della Madonnina, come al Colosseo o sotto la Mole, vada in scena una partita del genere è praticamente un atto dovuto. Non è così nella Città metropolitana (ex Provincia, se preferite), non è così per un territorio che dovrebbe andare ferio di questa partita. Compresi quelli che ostinatamente si rifiutano (o tentano di farlo...) di chiamarlo derby. È un derby vero, insomma, è un derby di cui andare orgogliosi.

Che poi sia più sentito da una parte, a Empoli, è ovvio visto che è proprio la presenza degli azzurri ad essere straordinaria (nel senso letterale del termine: fuori dall’ordinario). Ma viverlo bene dovrebbe essere il minimo, per tutti. O almeno per quello che di solito stanno sugli spalti, perché per quanto riguarda il campo il discorso cambia. E pure molto.

Certo la big resta la squadra vestita di viola, ma gli azzurri hanno il dovere, l’obbligo morale di provarci, di giocarsela. È l’unico modo per onorare un appuntamento del genere, è l’unico modo per inseguire un’impresa che è complicata, difficile, ma non impossibile. È riuscita pochi mesi fa, ad aprile, dopo un’attesa lunga quasi 30 anni. Può essere ripetuta ma ovviamente a patto di dare il massimo, forse anche di andare al di là dei propri limiti.

L’Empoli ci arriva meglio, dopo l’acuto di Pescara, ma pensare di essere i favoriti non è solo uno di quelli errori che si pagano a carissimo prezzo ma anche una considerazione fuori da ogni logica. Gli azzurri, insomma, dovranno metterci prima di tutto la capacità di soffrire, poi anche le qualità che hanno. Ma che, non a caso, emergono solo quando tutti si battono e si sbattono insieme.

Così, magari, alla fine scopriremo di avere un ulteriore motivo per essere orgogliosi di questo derby.

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