Il cimitero dello shopping con 30 fondi vuoti in centro
Da via Lavagnini a via Ridolfi, viaggio nelle strade dimenticate ai margini del giro tra saracinesche abbassate, degrado e locali diventati rifugio per senzatetto
EMPOLI. Le saracinesche sporche e abbassate da chissà quanto tempo riprendono un po' di colore solo grazie ai graffiti e ai murales variopinti dei writers. I negozi, un tempo illuminati e stracolmi di merce si sono trasformati in scatole vuote, nostalgici monumenti di un passato florido che oggi non esiste più. In alcuni casi trasformati anche in rifugio per sbandati e senzatetto che tra le serrande cercano un posto nel quale passare la notte.
Benvenuti ai confini del centro storico, in quelle vie che un tempo erano considerate lunghi corridoi dello shopping. Una vetrina dopo l'altra conducevano gli empolesi verso le quattro vie del giro. Oggi però di vetrine ne sono rimaste ben poche. In via Salvagnoli e in via Ridolfi, nel tratto che si interseca con piazza del Popolo, il commercio sembra un lontano ricordo. Qualcuno stoicamente resiste, ma i più hanno dovuto alzare bandiera bianca. Se nel cuore della città qualcosa si muove ancora qui tutto sembra fermo. Le grandi catene la fanno da padrone e quegli spazi un tempo occupati dai bottegai empolesi e da storiche attività oggi sembrano diventate strade fantasma, spazi dimenticati in cerca di una nuova vita.
In via Ridolfi nel tratto che si affaccia su piazza del Popolo le vetrine vuote sono circa una decina. E pensare che fino a qualche tempo fa c'erano negozi di abbigliamento, si era trasferito li un negozio di dischi. Solo fuochi di paglia. Adesso a farla da padrone sono i fondi sfitti, da mesi in cerca di un padrone che però stenta a farsi avanti. Queste sono vie leggermente più periferiche rispetto al canonico giro, gli affitti sono più bassi, ma negli ultimi anni con l'afflusso di clienti che è diminuito in quegli angoli di centro storico il gioco non vale la candela.
Così i fondi abbandonati si sono trasformati in rifugio per chi non ha una casa. Negli anfratti dietro le saracinesche qualcuno ha creato una casa, un giaciglio per la notte dove restano ancora tracce del cibo consumato. Altri "ex negozi" invece sono diventati delle piccole discariche e negli spazi all’ingresso tra le saracinesche e le vetrine si può trovare di tutto. Da bottiglie di birra a cartacce fino a confezioni di metadone. Basta fare qualche metro e la situazione non cambia. Anche in un'altra delle vie di accesso al centro, via Lavagnini ormai sono in pochi a tenere duro. C'erano una volta, un panificio, un importante atelier di abiti da sposa, una catena di abbigliamento per bambini. Oggi al posto della farina per fare il pane c'è tanta, tanta polvere, dei negozi di abbigliamento restano solo alcune insegne sbiadite.
Sono quindici i fondi vuoti, più della metà di quelli presenti lungo tutta la strada. Tutti tappezzati dal cartello "affittasi", in pochi però si fanno avanti. Appena due anni fa qualcosa si era mosso e grazie a un'idea del Comune, il Pop up Lab: nel periodo a ridosso delle feste natalizie alcuni fondi vuoti erano stati concessi in comodato d'uso gratuito a chi aveva presentato domanda. Negozi temporanei che avevano ridato vita a queste strade "ai margini del commercio", un'iniziativa che ha permesso di valorizzare alcuni spazi, ma non in queste zone, ai margini del commercio, dove dopo quell'azzeccata iniziativa le cose purtroppo sono tornate quelle di prima. E dove oggi i negozi sembrano essere solo un lontano ricordo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
