Il Tirreno

Empoli

delitto di querce

«Marinella è stata picchiata con forza brutale e disumana»

di Massimo Mugnaini
I fiori del marito gettati tra i rifiuti al funerale e a destra Marinella Bertozzi e Giacomo Benvenuti (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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I fiori del marito gettati tra i rifiuti al funerale e a destra Marinella Bertozzi e Giacomo Benvenuti (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Fucecchio, le motivazioni della giudice sulla condanna di Benvenuti: nessuna evidenza della sua volontà di uccidere, aveva fatto così tante altre volte. "Mani e avambraccia della donna raccontano di come abbia tentato di difendersi, impressionano quelle mani perché sono livide quasi nere"

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FUCECCHIO. «I maltrattamenti inferti alla vittima sono stati disumani e degradanti, la violenza spesa nei confronti di Marinella è stato un puro esercizio di forza brutale che ha fondato le proprie radici e ha approfittato dell'incapacità di reagire, di difendersi, di impedire che ciò accadesse, di chiedere aiuto da parte della vittima». E' quanto scrive la giudice fiorentina Paola Belsito motivando la sentenza con cui lo scorso 2 agosto ha condannato l'operaio conciario Giacomo Benvenuti, 41 anni, di Santa Croce sull’Arno a 18 anni di carcere per la morte della moglie Marinella Bertozzi, trovata priva di vita il 30 ottobre 2014 nella casa di Querce di Fucecchio. Benvenuti è stato anche condannato a versare a titolo di risarcimento 50.000 euro al fratello di Marinella, Roberto Bertozzi e 25.000 euro al nipote, Tiziano. I due familiari si erano costituiti parti civili tramite gli avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi.

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Il processo si era svolto con rito abbreviato: l'imputato era accusato di omicidio volontario aggravato dal pm Sandro Cutrignelli, che gli contestava di aver ucciso Marinella a botte, calci, pugni. Tuttavia la giudice aveva riqualificato il reato condannando Benvenuti, difeso dall'avvocato Francesco Stefani, per “morte come conseguenza del reato di maltrattamenti”, la cui pena massima è pari appunto a 18 anni. Nelle motivazioni della sentenza la giudice spiega della decisione: «Non abbiamo nessuna evidenza della volontà di Benvenuti di uccidere la moglie, mentre abbiamo plurimi elementi per affermare che il suo modo di rapportarsi a lei era sempre e comunque maltrattante. (…) Le condotte successivamente tenute dall'uomo (dopo la morte di Marinella, ndr), il fatto di averla pulita, di aver chiamato il 118, denotano la scarsa consapevolezza dell'uomo di quel che aveva fatto» scrive la giudice Belsito. «Anche le conversazioni in cui Benvenuti giustifica i maltrattamenti inflitti ponendoli in relazione con le condotte tenute dalla moglie, sono sintomatiche della sua non consapevolezza della gravità dei suoi gesti» aggiunge. Secondo il gip infatti «in realtà il Benvenuti il 30 ottobre 2014 si è comportato né più né meno come si era comportato tante altre volte, quando sembrava che la volesse scannare, quando la umiliava, quando la picchiava ripetutamente senza pietà. Non vi è evidenza alcuna in lui di una volontà omicida e neppure è sufficiente affermare che egli l'aveva così tanto picchiata quel giorno da non poter non essersi reso conto di quel che stava facendo, per affermare che è proprio così e che si debba ipotizzare il delitto di omicidio volontario».

Anzi, secondo Belsito «in realtà non è così, perché Marinella ha dimostrato di essere in grado di 'sopportare' molto e di sapere e voler tacere, in questo certamente aiutata dall'utilizzo di farmaci e alcol che attenuavano la sua capacità di reazione e la percezione della realtà. Un'attenuazione che deve aver reso ancor più cieco di rabbia il marito ma anche inconsapevole di quanto quell'ultima volta poteva farle del male, poteva far 'deflagrare' il suo organismo già tanto minato, poteva insomma ucciderla».

D'altronde per la giudice «mani e avambraccia di Marinella parlano da sole, raccontano con forza e dolore di come ella abbia tentato di difendersi, di frapporre tra se stessa e ciò che la stava colpendo – forse le mani, forse i piedi o forse un corpo contundente – le proprie mani nude, gli arti superiori che per questo risultano ancor più contusi del resto del corpo. Impressionano quelle mani perché sono livide, quasi nere. Quei poveri arti dimostrano quanto Marinella sia stata picchiata e con quale violenza: un unico colpo non procura lesioni così estese su entrambi gli arti superiori di una donna».

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