Il Tirreno

Empoli

«Stavolta l’Arno non potrà sorprenderci»

di Emilio Chiorazzo
«Stavolta l’Arno non potrà sorprenderci»

Paolo Masetti delegato dell’Unione alla protezione civile «Previsioni meteo e organizzazione: giochiamo d’anticipo»

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EMPOLI. «Il rischio? Non si può azzerare. C’è sempre l’imponderabile. Ma possiamo agire su due fronti: diminuire la fonte di rischio e mettere in atto procedure per la salvaguardia della vita». Così Paolo Masetti, sindaco di Montelupo e delegato dell’Unione per la protezione civile, cerca di spiegare come evitare un altro 4 novembre 1966.

«Rispetto a cinquant’anni fa – spiega Masetti – sono stati fatti passi da gigante, grazie al sistema di risposta locale della Protezione civile. In questi anno è stata messa a punto e collaudata anche con eventi naturali, una macchina operativa, pronta a mettersi in moto».

Facciamo un esempio: se oggi si verificasse un’esondazione?

«Dobbiamo partire da più indietro. Da un’organizzazione che permette di non arrivare a un evento così importante all’improvviso, come più o meno avvenne cinquant’anni fa. Adesso i corsi d’acqua sono monitorati costantemente. C’è una sala operativa attiva 24 ore su 24. E poi ci sono le previsioni meteo».

Però, nel tempo, abbiamo vissuto anche di recente situazioni di allagamenti.

«Sono casi che riguardano quasi esclusivamente il reticolo idraulico minore. L’Arno, da quei tragici giorni di 50 anni fa, è stato curato in modo da renderlo meno pericoloso. Anche se, in sede nazionale, è ritenuto il secondo elemento di rischio, dopo quello rappresentato dal Vesuvio. Tuttavia, durante l’anno, ci sono tante allerte meteo, è da queste, anche quelle meno importanti, che partiamo».

Come funziona il piano di reazione agli eventi calamitosi?

«Tutti gli enti che appartengono al sistema di Protezione civile vengono avvisati: l’Unione riceve l’allerta meteo e lo inoltra alle amministrazioni comunali. Ogni Comune mette in atto ciò che prevede il Piano approvato in sede di Unione: si fanno verifiche sui punti critici, si allerta il volontariato».

Quali sono i punti critici?

«Nelle relazioni servite per varare il piano dell’Unione, ogni Comune ha evidenziato i propri: si va dai sottopassi a zone dove i tubi non sono adeguati ad accogliere quantità di precipitazioni eccessive».

E poi come si procede?

«Si aprono le centrali operative, quelle comunali e quelle Intercomunali: quest’ultima si trova nella sede dell’ex tribunale e a breve sarà trasferita al Terrafino, nella caserma dei vigili del fuoco. Il centro di coordinamento attiva le risorse necessarie».

Quante persone indicativamente ruotano intorno a questo piano?

«Difficile da quantificare, anche perché legato alla gravità dell’evento: nella normalità sappiamo che ogni associazione mette a disposizione 2 squadre. In tutto oltre venti gruppi. Poi, se occorre, arriva personale anche da zone che non sono interessate dagli eventi in corso. In ogni caso si tratta di personale esperto e preparato, formato per affrontare la situazione».

Abbiamo detto che l’esondazione non sarà improvvisa...

«Certo. Ci vogliono molte ore. Si segue l’evoluzione e se le previsioni meteo sono precise, si riesce con anticipo a capire quel che potrà accadere e si prendono le decisioni necessarie, anche con la consulenza tecnica del servizio “piene” della Regione e dell’Autorità del Bacino dell’Arno. Se la situazione dovesse essere grave, si arriva fino a decidere l’evacuazione delle zone esondabili. Ma a questo punto, proprio per il grado di rischio legato all’Arno, la questione da locale diventa nazionale».

Ci sono norme che i cittadini devono conoscere per evitare rischi?

«Ce ne sono, si trovano facilmente sul web dei vademecum. Ma due aspetti sono fondamentali, anche se banali: quando l’acqua occupa la sede stradale è rischioso andare nei garage o nei seminterrati a spostare i propri veicoli. E lo stesso vale per i sottopassi: se c’è presenza di acqua, è sempre prudente non passarci».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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