Il Tirreno

Empoli

Incidenti senza fine un altro operaio ferito

di Francesco Turchi

Incastrato in un macchinario a Certaldo, la Cgil lancia l’allarme

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EMPOLI. Un altro infortunio sul lavoro. Un altro triste anello che si aggiunge e una catena impressionante per l’Empolese Valdelsa. Non ci sono dati ufficiali, ma basta scorrere le nostre cronache, dall’inizio dell’anno, per avere un quadro indicativo quanto drammatico della situazione, figlia - secondo la Cgil - anche della precarietà, che spesso porta, per esempio, a calpestare le regole sulla sicurezza e a esasperare i ritmi.

Stavolta il 118 è stato allertato dalla System Group di via Genova a Certaldo, intorno alla mezzanotte di ieri. Un operaio, residente a Gambassi Terme, dipendente dell’azienda che produce componenti in plastica Pvc è rimasto con un braccio incastrato all'interno di un macchinario. È stato soccorso dai suoi colleghi che hanno dato l'allarme; sono stati inviati sul posto un'automedica e un'ambulanza. Vista la gravità della situazione, i sanitari hanno preferito trasportare d'urgenza l'operaio al Cto dell’ospedale fiorentino di Careggi.

Non è ancora chiara la dinamica dei fatti, al vaglio dei tecnici per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl Toscana Centro. Si tratta dell’ennesimo fascicolo di questo 2016 nero: 2 vittime negli ultimi venti giorni (l’operaio di 67 anni caduto da una finestra a Stabbia e l’ottantaduenne schiacciato sotto al trattore la scorsa settimana); altri dodici feriti dall’inizio dell’anno, tra voli nel vuoto, arti incastrati nei macchinari, esplosioni (di una caldaia a Empoli con due feriti). «Stiamo assistendo a una recrudescenza del fenomeno - sottolinea Rossano Rossi, segretario della Cgil - legata alla precarizzazione del lavoro. Perché il precario, pur di lavorare, accetta di farlo in qualsiasi condizione. E poi c’è gente che nel giro di pochi giorni, e senza la minima formazione, passa da fare il muratore a vendere gelati, fino a fare l’elettricista. E questo aumenta i pericoli». Inoltre, secondo Rossi, «agli infortuni noti, bisogna aggiungere quelli che vengono insabbiati, con dipendenti costretti a dire bugie quando vanno al pronto soccorso: la più banale è che sono caduti in casa. Lo fanno per coprire l’azienda ed evitare di perdere il lavoro».

Un allarme rilanciato con forza anche da Giuseppe Dentato della Filctem-Cgil: «Gli infortuni sono molto più frequenti nelle aziende che non seguiamo, rispetto a quelle dove siamo rappresentati: questo è un dato di fatto. Dove non c’è vigilanza del sindacato, si abbassa la guardia in tema di sicurezza e si verificano più spesso gli incidenti».

Ma la mancanza di statistiche complica anche il lavoro dell’Asl, come spiega Enza Tonina Iaia, responsabile dell’Unità operativa semplice Lavoro e salute: «Abbiano anche noi la sensazione di un aumento di casi, ma un quadro chiaro ci sarà fornito dall’Inail soltanto a fine anno: e a quel punto sapremo anche cosa fare sul piano della prevenzione. Quel che posso dire è che dietro ad ogni evento infortunistico ci sono carenze sul piano della sicurezza: sui materiali, le attrezzare, gli impianti, l’organizzazione del lavoro, procedure o altro ancora. Sicuramente i ritmi esasperati e la precarietà - che spesso comporta carenze sul piano dell’informazione e della formazione - non vanno d’accordo con la sicurezza sui luoghi di lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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