Proteste
Centro per l’impiego, 21 i posti a rischio
Protesta dei dipendenti: un volantinaggio per spiegare le ragioni dello stato d’agitazione
EMPOLI. Ventuno lavoratori dei centri per l'impiego dell'Empolese Valdelsa da qui alla fine dell'anno rischiano il posto di lavoro. In particolare quei dieci che - tra Empoli, Castelfiorentino e Fucecchio - hanno contratti a tempo determinato (e che sono il 50% del totale). Questo perchè, come spiegano gli stessi sindacati: « A quasi due anni dalla riforma delle Province e da oltre un anno dall'inizio del riordino degli istituti del mercato del lavoro, la situazione in cui versano i Centri per l'Impiego, servizi fondamentali per le politiche attive del nostro paese, è al limite del tracollo. La scadenza del 31 dicembre di quest'anno delle convenzioni che garantiscono il finanziamento, e quindi il funzionamento dei Centri per l'impiego, e dei contratti a tempo determinato dei circa due mila precari che vi lavorano, senza nessuna prospettiva per il futuro, rende incerta la tenuta di questi servizi». Così i lavoratori sono in stato di agitazione a livello nazionale e ieri mattina - davanti al centro per l'impiego di Empoli - alcuni di questi si sono messi a fare volantinaggio per spiegare le loro preoccupazioni, aspettando le persone anche fuori dal vicinissimo supermercato. Tra di loro c'era Simona Bargellini, il cui contratto viene a tempo viene rinnovato da otto anni:«Ci troviamo nella situazione in cui noi - che dobbiamo aiutare chi è senza lavoro - siamo praticamente nelle stesse condizioni di chi si rivolge a noi. Una volta lavorare al centro per l'impiego era considerata una fortuna, ora non lo è più. Noi siamo dipendenti della Città metropolitana ma la funzione lavoro ora ce l'ha la Regione, da qui l'incertezza sul nostro futuro. Quando sono entrata a lavorare ero dipendente del Circondario Empolese Valdelsa, poi dell'Unione dei Comuni, dopo della Provincia di Firenze e adesso del nuovo ente metropolitano. A Empoli siamo 14, di cui 7 precari». Accanto a lei Debora Marcelli, col contratto a tempo indeterminato:«La palla è in mano allo Stato, perchè la Città metropolitana non ha margine di spesa, per ratificare nuove assunzioni o per prorogare i contratti. Io sono qua accanto alla mia collega, che è precaria da anni: eppure facciamo entrambe le cose e cioè ad esempio l'incrocio della domanda/offerta tra chi cerca lavoro e chi lo offre». E il rischio è uno:«A gennaio - spiega Alessio Branciamore della Cgil - c'è il rischio che i precari non abbiano il rinnovo del contratto, con due conseguenze: o si lavora sotto organico oppure non si aprono gli uffici, perchè ad esempio ad Empoli per aprire l'ufficio serve la metà più uno dell'attuale organico, quindi otto persone. E se si considera che i precari sono sette su quattordici a Empoli il conto è presto fatto».
Marco Sabia
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