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Empoli

Annunziata quel giorno vide suo padre trascinato dall’acqua

Annunziata quel giorno vide suo padre trascinato dall’acqua

EMPOLI. C’è la storia di Annunziata, che si vide portare via il padre da quella maledetta valanga d’acqua. Quella di Paolo, la cui casa e il cui luogo di lavoro furono spazzati via in pochi secondi....

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EMPOLI. C’è la storia di Annunziata, che si vide portare via il padre da quella maledetta valanga d’acqua. Quella di Paolo, la cui casa e il cui luogo di lavoro furono spazzati via in pochi secondi. E poi c’è la storia di Carla, che con un bimbo di pochi giorni in braccio riuscì a scappare prima che il luogo in cui abitava fosse completamente divelto da devastanti onde fangose. Racconti dolorosi, ferite ancora aperte che difficilmente potranno rimarginarsi. Le ha raccolte Edoardo Antonini nel libro “Piovve sul bagnato” edito da Ibiskos che raccoglie, a 50 anni esatti da quel tragico 4 novembre del 1966, i racconti e le testimonianze di chi quel giorno c’era e si è visto portar via dall’acqua una parte della propria vita. Una parte del proprio cuore. Racconti e foto della tragica alluvione che colpì anche l’Empolese Valdelsa. Da Montelupo, sommerso sin dalle prime ore del mattino dalle acque della Pesa ed isolato dal resto del mondo fino ad Empoli, colpito soprattutto nelle frazioni di Marcignana, Brusciana e Ponte a Elsa. E poi Sovigliana, Vinci Capraia e Limite, Cerreto Guidi, Fucecchio, Anselmo-Montespertoli, Castelfiorentino e Certaldo. Annunziata Mancini viveva a Brusciana con la sua famiglia. Oggi a 93 anni ricorda ancora quel terribile giorno.

Quando la piena travolse suo padre Pierpaolo, rappresentante di Vini, che stava andando a lavoro non ci fu niente da fare. Invano l’uomo provò ad aggrapparsi al tronco di un albero per resistere alla forza della corrente ma non ci fu niente da fare. Prima furono ritrovati alcuni effetti personali, poi il suo corpo, vicino ai binari. L’alluvione aveva colpito fortemente la zona e la chiesa del paese era stata resa inagibile, così Annunziata e i suoi familiari furono costretti ad allestire la casa e a celebrare il funerale all’interno della loro abitazione. Pierpaolo fu una delle sette vittime che ci furono nell’empolese. Non fu solo l’Arno a portare morte e distruzione, ma anche i torrenti esondarono travolgendo senza pietà paesi e frazioni. Come all’Anselmo nel comune di Montespertoli dove il torrente Virginio colpì duramente la frazione dell’Anselmo. Furono in tanti a farne le spese tra questi anche Paolo Marcucci. Era appena uscito di casa quando la violenza del torrente saltato fuori dagli argini, porto via la sua casa e il negozio di falegname nel quale lavorava. Bastò un attimo per vedere la propria dimora inghiottita in pochi secondi e i sacrifici di una vita completamente andati in fumo. Oltre al danno la beffa per il povero Paolo che dovette fare i conti anche con la burocrazia. L’indennizzo per i danni subiti infatti arrivò solamente sedici anni più tardi nel 1982. In tanti quel giorno si salvarono per miracolo tra questi anche la signora Carla Costoli di Capraia. Si trovava nella sua casa in via Mazzini a Capraia proprio a due passi dall’argine dell’Arno quando fu avvertita dell’imminente pericolo. Così di corsa prese in braccio il figlio nato da appena 45 giorni e se ne andò fuori di casa portandosi immediatamente in un luogo sicuro. Venti minuti più tardi la sua casa venne distrutta dalla forza dirompente del fiume in piena. Qualche attimo di ritardo e forse questa storia non avrebbe potuto raccontarla. Queste e molte altre testimonianze sono raccolte nel volume edito da Ibiskos e già da qualche giorno in tutte le librerie.

Il volume sarà presentato domani alle ore 17 a Montelupo presso il MMab di Montelupo e sabato prossimo al Pisa Book Festival. Storie sì, ma anche foto impressionanti, come quella di Piazza dei leoni sommersa dall’acqua, o quella del ponte tra Sovigliana ed Empoli incrinato dalla furia della piena. Oggi a 50 anni di distanza quei ricordi restano impressi nella memoria di chi li ha vissuti e nel cuore ma anche di chi li ha ascoltati e conosciuti attraverso testi, immagini e foto. E che ha capito che il 4 novembre 1966 non è stato un giorno uguale a tutti gli altri.

Alessandro Marmugi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web