La protesta
L’orco arrestato in centro
Palpeggia una bimba di 2 anni davanti alla mamma, bloccato dalla polizia
EMPOLI. Il “giro” diventa teatro di una violenza sessuale. L’orco, in preda ai fumi dell’alcol, passeggia per le strade dello shopping, semina un mix fatto di paura, rabbia e panico, per poi finire in manette.
Sono le 15.30 circa. Una mamma si trova in via Del Giglio. Con una figlia per mano e l'altra sul passeggino. Aspettano l'amica, che è all’interno del negozio Tigotà per fare acquisti. Si avvicina un uomo. Va verso la più piccola. La mamma pensa voglia farle un complimento. Ma ovviamente, prevale l’istinto protettivo e trattandosi di uno sconosciuto, non gli toglie lo sguardo di dosso. Lo osserva con attenzione e i suoi occhi assistono a una scena da incubo, dove un orco palpeggia la piccolina di due anni nelle parti intime.
Lei inizia a gridare, prova a fermarlo. Ma lui se ne va, barcollando vistosamente, provando a fare l’indifferente. L'amica - attirata dalle grida - si precipita fuori dal negozio. Ascolta il racconto della mamma sotto choc e, insieme, inseguono il marocchino. Lo raggiungono, ma lui si divincola e continua a passeggiare cercando di seminarle.
Intanto però ha gli occhi addosso anche dei passanti, che non capiscono bene cosa sia successo ma si insospettiscono di fronte a due donne agitate che, con una bambina in braccio e l'altra sul passeggino, cercano di fermare un uomo che ha tutta l'aria di non volersi fermare ad ascoltare le loro ragioni. Percorrono tutta via del Giglio, attraversano piazza della Vittoria.
Nel frattempo l'amica della mamma fa una cosa che a mente fredda può sembrare anche banale ma che si rivelerà decisiva ai fini delle indagini. Telefona al 113, e spiega - mentre cerca di correre più forte che può - al poliziotto ciò che sta accadendo e descrive i movimenti dell’orco in fuga.
Le due riescono a bloccarlo ancora, scoppia anche un mezzo parapiglia, ma lui si libera ed entra in via Roma. Qui però finisce in trappola. Perché arrivato davanti al ristorante L'Orto, trova ad attenderlo un ispettore della squadra volanti. Che lo blocca. Il poliziotto cerca di riportare la calma, ma le versioni - ovviamente - sono contrastanti. Da piazza Gramsci arrivano i rinforzi.
Il fatto raccontato dalla mamma e dall’amica è gravissimo, occorrono indagini più approfondite. L'uomo, che respinge fermamente le accuse, viene portato in commissariato, dove subito dopo arrivano anche le due donne.
La versione di queste ultime trova il pieno supporto della tecnologia e per il cinquantaduenne, residente a Siena, con alle spalle una serie di precedenti spesso legati all'abuso di alcol, si spalancano le porte del carcere di Sollicciano, per il reato di violenza sessuale aggravata.
Perché il racconto della mamma della piccola e della sua amica, viene messo a confronto con le immagini riprese dalle telecamere, a loro volta "incrociate" con la registrazione della telefonata al 113.
Un quadro che consente alla polizia dell'ufficio volanti di ricostruire - nel giro di poche ore - l’episodio. E di incastrare il cinquantaduenne in flagranza di reato. La piccola non ha avuto bisogno di cure mediche ed tornata a casa con la madre e la sorella.
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