Toscana
La rivolta di venti docenti: «Scuola pessima»
Si va dagli insegnanti ancora da nominare ai trenta banchi che mancano da un anno
EMPOLI. L'anno scolastico è cominciato da circa quaranta giorni e non è passato giorno in cui non si sia discusso di scuola, della cosiddetta "buona scuola", che avrebbe dovuto rivoluzionare in meglio l'istruzione italiana ma che - a sentire molti addetti ai lavori - presenta parecchie criticità. Stavolta diciannove professori che lavorano nell'Empolese hanno preso carta e penna per scrivere una lettera aperta nella quale spiegano tutti i problemi che quotidianamente incontrano. La "pessima scuola". Ne emerge un ritratto fatto di esasperazione, delusione e mancate promesse, con la "buona scuola" decisamente nel mirino:« E' buona una scuola quella in cui a fine ottobre non si può fare l'orario definitivo perché molti insegnanti non sono stati ancora nominati e la maggior parte di quelli nominati hanno la nomina "fino agli aventi diritto", cioè non si sa ancora quando? Lavoriamo "alla giornata" senza poter ben pianificare e programmare le attività didattiche. Una instabilità che alunni e docenti sentono moltissimo. E non giova». Così inizia la lettera di questi diciannove insegnanti, lunga due pagine e piena di critiche e dubbi sulla scuola di oggi:« Poi - continuano - ci sono gli insegnanti di sostegno, che spesso sono appartenenti alle stesse aree disciplinari per cui sono costretti a fare la compresenza durante le ore di discipline che non corrispondono alla loro area di abilitazione per cui - anche se si tratta di persone brave e motivate - il loro intervento risulta aspecifico. Questi sono stati nominati da una o due settimane e saranno presto cambiati (solito discorso degli aventi diritto».
Presidi "superman". Ma il problema è anche un altro e riguarda i dirigenti scolastici, i presidi:« E' buona una scuola in cui i dirigenti scolastici devono dirigere un numero plurimo di istituti, spesso con più plessi? Per fare un esempio calzante, ma sappiamo non essere l'unico, il dirigente scolastico del liceo Il Pontormo deve occuparsi dei nostri tre indirizzi (Scientifico, Scienze umane, Liceo economico sociale che si trova in sede distaccata) ma ha un'altra dirigenza all'istituto comprensivo di Fucecchio. Altro che presidi "sceriffo", qui ci vuole un "superman"! Con tutto l'impegno che potrà metterci, le collaborazioni che ha richiesto ai vice e agli altri docenti (è un pullulare di commissioni e sottocommissioni che sottraggono energie alla didattica e all'attenzione costante ai singoli alunni) è stato messo in condizione di non poter svolgere adeguatamente il proprio ruolo». Il preside in questione è Tommaso Bertelli, che gestisce 2800 ragazzi tra Empoli e Fucecchio. Una situazione simile ad altri suoi colleghi.
L'odissea dei banchi. E poi i professori - sempre al Pontormo - si sono trovati dinanzi ad un 'altra questione particolare:« Sempre riferendoci alla nostra esperienza locale, dove per avere 29 banchi (perché questo è il numero di alunni di buona parte delle classi) da un anno ci "raccomandiamo" - quasi fosse un favore personale - e siamo costretti a subire un rimpallo di competenze fra (ex) Provincia, Unione dei Comuni, Città metropolitana e non sappiamo chi altri. Intanto i nostri ragazzi sgomitano e si stringono in banchini a tre o quattro, collegati tra loro, tutti attaccati e stretti tanto che per fare le verifiche dobbiamo scambiarci le aule continuamente».
L'appello finale. La lettera finisce con un appello a fare qualcosa, a confermare le tante parole spese:« E demagogico e fuorviante è pure parlare sulla stampa nascondendo le altre magagne e storture e difficoltà che ogni giorno, con tutto l'impegno e l'amore che noi docenti possiamo profondervi, non ci permettono di fare una buona scuola. Chiediamo che siano investite risorse davvero adeguate e che siano calate in una progettualità stringente perché è nella scuola che si decide il futuro delle nostre generazioni. Alternanza, progetti, opportunità rimangono belle parole se non si sostanziano in azioni concrete e immediate».
La risposta del preside. Il dirigente scolastico Tommaso Bertelli è sempre stato uno diretto nelle esternazioni, anche pubbliche. E lo è anche in questo caso, nel rispondere all'appello fatto da alcuni insegnanti:«Per quanto riguarda gli insegnanti di sostegno - spiega - non siamo stati mai fortunati come quest'anno: abbiamo 12 insegnanti per 15 ragazzi, quando quei dodici basterebbero per 24 alunni. Purtroppo a volte gli insegnanti tendono a capire quello che vogliono: noi stiamo già lavorando sui preventivi, per acquistare i banchi ma anche altro, perchè abbiamo autonomia di spesa. Io gestisco 2800 ragazzi fra Empoli e Fucecchio: non è facile, come non lo è per i miei colleghi. E poi voglio dire un'altra cosa: per un ragazzo delle superiori il cambio d'insegnante può essere anche motivo di crescita, perchè si tratta di persone che stanno diventando adulte. E' vero che c'è stato un andirivieni maggiore di insegnanti ma è dovuto al fatto che ne entreranno molti di più di ruolo. Comunque chi vuole tutto subito si licenzi e vada in una scuola privata, noi stiamo lavorando».
Lo scetticismo del sindacato. Anche dalla Cgil scuola è arrivata una stroncatura per la "buona scuola", tramite il responsabile Paolo Pretini:«Il personale Ata, i cosiddetti collaboratori scolastici, mancano; andiamo avanti ancora coi supplenti e questo significa che ci sono tuttora dei posti vacanti, che non si sa quando verranno assegnati. Ci sono alcune classi fortunate che hanno già tutto e altre no. Poi c'è il discorso della Provincia, perchè prima gestiva tutto lei: ora è subentrata la Città Metropolitana, dalla quale però non sempre abbiamo le risposte volute. Ci sono i presidi col doppio incarico, a cui sono state assegnate scuole complesse: come possono fare? E' una situazione non bella, soprattutto considerando tutti i proclami fatti: prima dell'estero ci invidiamo la nostra scuola, ora noi non siamo capaci nemmeno a copiare chi fa meglio. Si fa solo maquillage ma la situazione rispetto agli altri anni è peggiorata». E' la soluzione - secondo Pretini - è solo una:«Sono le famiglie degli studenti che possono incidere veramente, più dei professori, perchè hanno meno da perdere».
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