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Salvabanche, centinaia di "beffati" nel paese di Renzi: scontri con la polizia, una donna ferita - Foto e Video
Durante il corteo a Pontassieve, organizzato dai risparmiatori delle quattro banche, si sono scontrati la polizia e i manifestanti. Due ragazzi empolesi e due pisani sarebbero stati colpiti dai manganelli delle forze dell'ordine
PONTASSIEVE. Non una città qualsiasi. Non una piazza come le altre. I beffati delle banche sono scesi oggi, sabato 22 ottobre, in piazza a Pontassieve, il paese del premier, Matteo Renzi. Lo avevano già fatto i risparmiatori dell’associazione Vittime del Salva banche. Questa volta la manifestazione parte dalle vittime delle banche venete: Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, le quali hanno azzerato recentemente il valore delle loro azioni.
A loro si sono aggiunti i risparmiatori di Banca Etruria, arrivati in pullman a Pontessieve: una quarantina di persone tra empolesi e pisani. In tutto i beffati sono più di 160, arrivati da tutta Italia: oltre che dalla Toscana anche da Bologna, Vicenza e Ferrara.
Il corteo ha provato ad avvicinarsi alla casa del premier Renzi ma le forze dell'ordine hanno impedito ai manifestanti di arrivarci. Si è arrivato allo scontro tra le due parte e, secondo le prime ricostruzioni, una signora sarebbe stata ferita da una manganellata.
Un percorso a ostacoli quello dei manifestanti. I due pullman arrivati da Ferrara e Vicenza, infatti, sono stati deviati dalle forze dell’ordine all’uscita di Incisa e hanno dovuto percorrere 15 chilometri in più. "Abbiamo dovuto dare 180 euro in più all’autista per avergli fatto fare più strada", raccontano i risparmiatori.
VIDEO, GLI SCONTRI TRA I MANIFESTANTI E LA POLIZIA
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IL RACCONTO DELLA MANIFESTAZIONE
"Noi eravamo rimasti in piazza Mosca, chiusa. Eravamo bloccati lì. La rabbia è subentrata per questo motivo",racconta al Tirreno uno dei manifestanti, bloccati dalle dieci di mattina nella stessa piazza. Loro i permessi ce l'avevano, ma dalle 11 fino alle 15.30. Bloccati, quindi, senza un motivo. "Verso le 11 sono arrivati - aggiungono - Siamo stati raggiunti dalla Digos che ci è venuta a cercare perché abbiamo parcheggiato in più nella piazza. Eravamo stra-controllati nella piazza".
Nessuno di loro aveva intenzione di andare sotto casa di Renzi. La loro intenzione era solo uscire da quella piazza, manifestare e non girare in circolo. "Noi volevamo scendere in corteo nelle strade di Pontassieve, Abbiamo cercato di sfondare la barriera delle forze dell’ordine che, per risposta, hanno preso a manganellate due dei nostri, uno in testa e uno sul braccio. Entrambi di Empoli".
"Poi altri colpi gratuiti mentre eravamo fermi. In quel momento eravamo tranquilli con il nostro striscione e uno della Digos ha colpito due ragazzi giovanissimi di Pisa, buttati quasi per terra" - continuano i manifestanti - In questo momento anche la nostra amica Milena, ha ricevuto una gomitata sullo sterno da uno della Digos. L’autoambulanza è arrivata per lei. Aveva difficoltà a deglutire".
I ragazzi di Pisa, invece, hanno chiesto di mandare una lettera a Matteo Renzi. Nulla da fare: il comandante della Digos avrebbe promesso di portargliela di persona.
VIDEO, LA RABBIA DEI MANIFESTANTI
ORA a Pontassieve (FI) viene impedito alle vittime del #salvabanche di manifestare sotto casa di #Renzi: "È un regime" #buonsabato #IoVotoNO pic.twitter.com/GPZkhTxMFd
— CèChiDiceNo (@CacciamoRenzi) 22 ottobre 2016
LA PROTESTA OLTRE LA MANIFESTAZIONE
I manifestanti sono gli stessi gli stessi che si sono visti azzerare i risparmi con il decreto del novembre scorso. «Siamo quasi a un anno dall’uscita di questo decreto che sicuramente bruciò tutti i risparmi di tante persone», ricorda Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione, che mercoledì scorso ha incontrato a Roma la presidente della Camera, Laura Boldrini, per parlare della situazione dei correntisti toscani.
«Ancora oggi - continua - sono evidenti due aspetti di questa vicenda. La prima: che non c’era nessuna normativa europea che obbligasse a fare quello che è stato fatto, dal momento che il bail in è stato introdotto solo a gennaio. Inoltre, grazie esposti in procura, è venuto fuori che queste obbligazioni sono state fatte comprare con il raggiro». Come nel caso della banca di Vicenza. Una storia che si ripete identica a se stessa nelle banche italiane.
Gli azionisti dei due istituti di credito si sono visti cancellare i risparmi. Nel caso della Popolare di Vicenza, poi, pure con un raggiro. L’Antitrust ha infatti verificato che la banca tra il 2013 e l’aprile 2015 ha di fatto costretto molti clienti ad acquistare le sue azioni in cambio di un mutuo a tassi agevolati. Per questo poi ha multato l’istituto di credito.
Adesso si parla della creazione di una banca unica territoriale che parta dalla fusione delle due ex popolari: un intervento nell’aumento di capitale che potrebbe aprirsi nel 2017. Ma dei soldi degli azionisti si parla poco e nulla. Per questo loro scenderanno in piazza. E lo faranno proprio sotto casa del premier Renzi.
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