Gioco
Uno sciopero storico nell’azienda di Unicoop per difendere i salari
Presidio alla Cerealia di Montaione per il rinnovo del contratto nazionale. Nel mirino gli accordi economici locali e i premi “ad personam”. Preoccupazione anche per il blocco del polo a San Matteo
MONTAIONE. Uno sciopero di otto ore per chiedere il rinnovo del contratto nazionale dei panificatori. Mercoledì 12 ottobre allo stabilimento Cerealia di Montaione, il principale polo di produzione nell'Empolese Valdelsa, le macchine sono rimaste quasi tutte ferme. Dei cento lavoratori addetti, infatti, oltre il 70% ha incrociato le braccia per tutti e tre i turni di lavoro. Ma la questione del rinnovo riguarda altre decine di dipendenti di piccole e piccolissime aziende sparse sul territorio che lavorano nel settore della panificazione. Non è un caso se gli stessi sindacalisti hanno definito storico questo sciopero, dal momento che è il primo che sia mai stato proclamato nell'azienda attualmente detenuta da Unicoop, dopo l'uscita dalla proprietà della famiglia Tognetti. «Sono ventidue mesi che la trattativa sul contratto nazionale del settore va avanti - attaccano Francesco Baccanelli della Flai Cgil di zona e Triestina Maiolo, referente della Uila Uil regionale - le principali sigle imprenditoriali, Federpanificatori e Fiesa, hanno creato una piattaforma per destrutturare il contratto. La pretesa è quella di mantenere a livello nazionale la parte normativa, ma di delegare localmente quella economica. I salari, in base alla loro proposta, verrebbero ricontrattati attraverso accordi territoriali quando non addirittura aziendali. Inoltre, non verrebbero riconosciuti aumenti sui minimi tabellari nazionali. Per non parlare poi di una vera e propria azione discriminatoria, come quella di inserire nel contratto la possibilità di dare riconoscimenti economici "ad personam " sulla base di una generica ed imprecisata valutazione della produttività del singolo lavoratore».
Un quadro che, se questa impostazione dovesse passare, avrà secondo i sindacati delle forti ripercussioni non solo sui lavoratori che operano in questo comparto, ma anche sui consumatori finali di pane e affini. Il timore maggiore, in questo senso, è legato alla destrutturazione di un settore che nella maggior parte dei casi è fatto di piccolissime realtà.
«Lo stabilimento Cerealia è una mosca bianca sul territorio e non solo - spiega Sergio Luschi, coordinatore Cgil Empolese Valdelsa - si tratta di un grande polo produttivo, come ce ne sono pochi. Il grosso del comparto è fatto di panifici e forni che generalmente occupano non più di 4-5 persone. Per questo lo sciopero di questi lavoratori è un esempio per tutti quelli che magari non riescono a portare avanti una lotta così importante, ma che sono direttamente interessati dalla questione del rinnovo del contratto nazionale».
Il rischio di una rincorsa al ribasso sui costi di produzione e di conseguenza anche sulle materie prime è dietro l'angolo. «Ovviamente togliendo l'impalcatura generale sulla parte economica - proseguono Baccanelli e Maiolo - è come se si aprisse ad una concorrenza sleale senza fine tra aziende più piccole e aziende più grandi e una dequalificazione anche dei prodotti. D'altronde un contratto al ribasso del settore produrrà un corsa all'abbassamento del costo del lavoro: da una parte ciò porterà ad una manodopera meno qualificata e meno formata per l'attività che svolge e dall'altra al tentativo di tagliare le spese sulla materia prima. Insomma, quando si parla di pane e affini, su cui peraltro già oggi ci sono grossi problemi con i grani provenienti dall'estero e sottoposti a minori controlli, non è tanto difficile capire quali saranno i rischi per i cittadini stessi».
La questione è delicata e per questo le sigle sindacali hanno deciso di dare seguito all'iniziativa di mercoledì. Dopo lo sciopero, infatti, i lavoratori della categoria torneranno in piazza con una serie di mobilitazioni in programma per il 20 e il 21 ottobre prossimi. In particolare sono allo studio iniziative di sensibilizzazione dei consumatori. Saranno, quindi, organizzati dei presidi informativi d fronte ai principali centri commerciali della zona.
Per i lavoratori di Ceralia le preoccupazioni sul rinnovo del contratto nazionale non sono le uniche.
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Sullo sfondo, infatti, rimane tutta la partita relativa all'avvio del nuovo polo di San Matteo, nella zona di Granaiolo, dove si dovrebbe trasferire la produzione al momento fatta a Montaione. Un progetto annunciato da ormai sette anni e che ancora non è stato realizzato a pieno (nello stabilimento di San Matteo, infatti, è attivo il mulino di proprietà della famiglia Tognetti, ma non ancora la produzione di pane e affini). «Non neghiamo le nostre preoccupazione - affermano Francesco Baccanelli della Flai Cgil e Triestina Maiolo della Uila Uil - lo stabilimento di Montaione non è nuovo e presenta delle problematiche. Il trasferimento in un polo completamente nuovo con macchinari più all'avanguardia sarebbe importante. Tuttavia, nonostante da anni ormai chiediamo incontri con la proprietà, ancora non ci sono state fornite delle informazioni precise: non sappiamo quando aprirà, né se davvero ci saranno degli incrementi occupazionali». Le stime iniziali parlavano di cento nuove assunzioni, ma molte cose nel frattempo sono cambiate. «Tanto per cominciare nella produzione - continuano i sindacalisti - quando il progetto venne presentato il mercato richiedeva un certo tipo di prodotto, mentre adesso si è spostato su pezzi diversi. Ciò ha comportato delle modifiche ai piani. Inoltre, da quando la proprietà di Cerealia è rimasta in mano unicamente ad Unicoop , stanno cercando un imprenditore che faccia il produttore dal momento che la loro attività principale è quella di distributori. E poi di certo il gap infrastrutturale della Valdelsa non ha certo facilitato le cose».
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