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progetto win

Poletti: «Copierò il modello dell'Empolese Valdelsa per sfidare la povertà»

di Marco Pagli
L’arrivo del ministro Giuliano Poletti al Cenacolo degli Agostiniani (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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L’arrivo del ministro Giuliano Poletti al Cenacolo degli Agostiniani (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Il ministro elogia il sistema anti-disagio messo a punto nel circondario grazie al quale sono stati attivati percorsi di inserimento lavorativo per 130 persone

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EMPOLI. «Il progetto Win racchiude in sé tutti i tratti necessari di come dovrebbero declinarsi le politiche sociali e la lotta alla povertà. Mi piacerebbe che tutta l'Italia avesse questo tipo di progetti. Cercherò di copiarvelo». Così Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, ha commentato il progetto nato nell'Empolese Valdelsa con la collaborazione di ben 61 enti e che nei suoi primi due anni di vita ha trattato 367 casi e dato risposte a 130 persone attivando percorsi di inserimento lavorativo. Dati snocciolati da Paola Fortini, assistente sociale responsabile del progetto, e da Claudio Freschi, presidente del consorzio Coeso. Win è stato l'oggetto del convegno organizzato giovedì 29 settembre al Cenacolo degli Agostiniani di Empoli da Federcooperative e dall'associazione Vecchie e nuove povertà.

«Questo governo è stato il primo che ha ammesso pubblicamente - ha spiegato - che in Italia esiste la povertà. Abbiamo stilato un piano (Sia, Sostegno per l'inclusione attiva, ndc) e lo abbiamo inserito nel bilancio dello Stato. Su questo abbiamo messo risorse strutturali: 750 milioni quest’anno e un miliardo il prossimo anno che vanno nella direzione della lotta alla povertà. L'intento è tutt'altro che assistenzialista e prevede, appunto, la partecipazione attiva da parte del soggetto preso in carico e il coinvolgimento del territorio di provenienza, in particolare il Comune. Sono previsti contatti con i servizi, la ricerca di lavoro, percorsi di formazione. Insomma, si avvicina molto al progetto Win. Anche se quest'ultimo ha compiuto un passo in più e cioè ha già costruito una struttura composta da tutti i soggetti territoriali, del pubblico e del privato, che producono risultati lavorando fianco a fianco».

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Un «ponte», come lo definisce Poletti, fondamentale tra il bisogno immediato di sempre più famiglie e le politiche della crescita. E che ha trovato uno sbocco fondamentale nell'idea di ridare «dignità alla persona, attraverso il passaggio dall'assistenzialismo alla partecipazione attiva delle persone e con la creazione di una mentalità nuova», come spiega don Guido Engels presidente di Vecchie e nuove povertà. «Ho seguito il progetto Win fin dalla sua nascita - afferma Brenda Barnini, sindaca di Empoli e presidente dell'Unione dei Comuni - è partito come fondo di solidarietà di 175mila euro fornito dall'Unione, che ha giocato un ruolo importante in tutto questo, ed è diventato molto di più grazie al lavoro di soggetti con storie ed estrazioni diverse». Al suo interno ci sono Misericordie, Pubbliche assistenze, Caritas, parrocchie, associazioni, cooperative, comuni, l'Asl, il centro per l'impiego, associazioni di categoria e sindacati. Insomma, una forza «di cui ci sarebbe un grandissimo bisogno in Italia e che testimonia il protagonismo e l'attivismo creativo del Terzo settore», come spiega Dario Parrini, segretario regionale Pd. Un attivismo che ha tutta l'intenzione di accelerare la propria corsa. In particolare, le prospettive sono quelle di incrementare le risorse e di allargare la platea. Anche perché per una persona presa in carico, ce ne sono 3-4 che rimangono fuori. «La nostra proposta è quella di coinvolgere i lavoratori - spiegano Rossano Rossi e Nicola Longo, rispettivamente segretari di zona di Cgil e Cisl - che potrebbero donare un'ora del loro lavoro. Contestualmente ci appelliamo anche a Confindustria, che non fa parte del progetto, perché raccolga la nostra idea e raddoppi le ore destinate nel fondo». Ma c'è anche il coinvolgimento del credito. «Siamo coinvolti in questo progetto - interviene Paolo Regini, presidente della Banca di Cambiano - e faremo la nostra parte perché il nostro fare impresa e credito parte dal territorio e vuole tornare al territorio».

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