Il Tirreno

Empoli

Rissa nel centro di accoglienza, legato mani e piedi e poi postato su Facebook

Ilaria Bonuccelli
Un gruppo di profughi (foto d'archivio)
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Un gruppo di profughi (foto d'archivio)

Fucecchio: ai tre migranti autori dell’aggressione è stato revocato lo status di profughi. Hanno fatto ricorso al Tar che, però, ha confermato la decisione del prefetto

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FUCECCHIO. La rissa nel centro di accoglienza. Poi l'umiliazione: legano mani e piedi il "nemico" sconfitto e postano le sue foto su Facebook. Non serve altro al prefetto di Firenze per decidere che i tre migranti non hanno diritto a restare in Italia. Senza indugi revoca lo status di profughi richiedenti protezione internazionale. I tre non ci stanno. Chiedono giustizia al tribunale. Il Tar, però, conferma la decisione del prefetto perché così dice l'Europa: chi viola le regole delle strutture di accoglienza, danneggiando beni mobili o immobili, o assumendo "atteggiamente gravemente violenti" non può mantenere lo status di richiedente asilo. Se ne deve andare dal Paese che lo accoglie. Non ci sono giustificazioni che tengano, insiste il Tar nella sentenza (che può essere impugnata al Consiglio di Stato). Non ci sono appigli per evitare l'espulsione. I fatti sono troppo gravi, almeno secondo la ricostruzione della cooperativa La Pietra d'angolo.

Sulla rissa presenta una relazione il 6 aprile, a poche ore dallo scontro. Nella notte fra il 5 e il 6 aprile - si legge nel report inviato alla prefettura - scoppia una rissa fra gli ospiti del centro di accoglienza di via Camullia di Fucecchio (gestito appunto dalla cooperativa) e un ospite residente dal centro di accoglienza di via della Chiesa. «Dopo una serie di colluttazioni e insulti - riporta alla lettera la sentenza del Tar - i migranti di via Camullia hanno deciso di legare mani e piedi l'ospite del centro di via della Chiesa per placare e neutralizzare il suo comportamento». A parte la discutibilità di questa decisione, il tribunale osserva che - secondo quanto riportato dalla cooperativa - la mattina del 6 aprile «il diverbio si è riacceso in quanto i migranti di via Camullia hanno postato su Facebook le foto della rissa, in modo particolare quelle nelle quali si vede il migrante legato mani e piedi». Non si tratta solo di una ricostruzione. Si tratta di fatti, visto che uno degli extracomunitari che si presenta davanti al tribunale ammette di aver postato personalmente le immagini su Facebook. Se questo non bastasse, si riconosce anche che prima della rissa, nel centro di accoglienza "vi è stato uso di alcool da parte di tutti i presenti". Per questo, il prefetto ha deciso la revoca delle misure di accoglienza, evidenziando sia la "violazione grave o ripetuta delle regole della struttura di accoglienza" sia i "comportamenti gravemente violenti" che rappresentano motivi per non accordare lo status di rifugiato in base al decreto legislativo del 2015. E, soprattutto alle direttive europee del 2013.

I migranti, in realtà, contestano la legittimità del provvedimento della prefettura di Firenze. Sostengono che sia viziato perché non è giustificata la "gravità della condotta" contestata e perché non è stata garantita la partecipazione al procedimento amministrativo. In parole semplici, secondo i migranti l'atto di revoca delle misure di accoglienza non è valido perché il prefetto non ha comunicato l'avvio del procedimento. Ma il tribunale replica che la correttezza dell'atto da una parte e l'urgenza di provvedere "ostano all'annullamento". Urgenza che si concretizza "nell'esigenza di intervenire su situazioni di violenza, a tutela della sicurezza e incolumità degli occupanti dei centri di accoglienza".

Il Tar respinge anche la censura di "mancanza di adeguata motivazione della gravita della condotta" contestata. L'uso di alcol, l'aggressione e le immagini del migrante legato mani e piedi (oltre all'istruttoria della cooperativa) sono la prova della rissa esplosa all'interno del centro di accoglienza. Il fatto che lo scontro sia stato anche pubblicato su Facebook costituisce un'aggravante, oltre che un'ulteriore prova dell'accaduto. Da qui la decisione di revocare le misure di accoglienza. Con un provvedimento che ha già un precedente. In Lucchesia: quella volta, però, il Tar respinse (per la prima volta) il ricorso di due migranti censurati dalla prefettura di Lucca. Si erano visti "ritirare" lo status di richiedenti asilo perché avevano abbandonato la struttura di accoglienza senza motivo. O meglio per un motivo banale: non c'era segnale per il cellulare. E la casa era sperduta fra i monti.

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