Lutto
Gli “invisibili” si riprendono la ex Vitrum a Empoli
Vanificato lo sgombero della polizia e intanto un clochard dorme nel cuore di piazza dei Leoni
EMPOLI. C’è un popolo silenzioso, fatto di “fantasmi” che vivono ai margini della società. Che non li vede, o almeno, fa finta di non vederli. Ogni tanto c’è chi tende una mano, ma loro non sempre sono pronti ad afferrarla. Per i motivi più svariati (si va dalla vergogna alla paura, fino alla precisa scelta di vita). E intanto si moltiplicano. Sono i disperati, non hanno un tetto e si arrangiano come possono (o vogliono), consegnando agli empolesi una serie di “quadretti” che sono colpi al cuore.
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.13983681:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/empoli/cronaca/2016/08/19/news/condannati-a-sopravvivere-come-fantasmi-1.13983681]]
Il primo arriva proprio dalla centralissima piazza Farinata degli Uberti. Quella della Collegiata e della fontana, l’anima della città. È da poco passata la mezzanotte quando un uomo decide che quello è il posto giusto per dormire, in compagnia del suo cane. Stende un cartone sotto i loggiati. Si stende sul suo “letto”, a due passi dalle vetrine. Si copre e si addormenta, “vegliato” dall’amico a quattro zampe. Così, in una piazza illuminata ma quasi deserta. Chi passa osserva stupito: «Ma come facciamo ad avvicinarlo? E se poi è pericoloso?», sussurra una signora al marito. Tirano dritto. Se ha scelto di vivere da clochard, qualcuno (?) dovrebbe almeno spiegargli che lì non si può dormire. Se invece si è trovato in quelle condizioni per altri motivi, avrebbe bisogno di aiuto. Ma da parte di chi? Magari istituzioni, associazioni, gente comune. Almeno finora Empoli ha dimostrato di non essere in grado di dare una risposta concreta, come testimoniano i dormitori sparsi in tutta la città (a cominciare dalle vecchie fabbriche abbandonate).
E infatti, passano poche ore e l’ex Vitrum offre un’altra finestra sul mondo degli invisibili. Il cancello della vecchia vetreria a due passi dalla stazione è spalancato. Qualcuno non l’ha chiuso bene e il vento ha fatto il resto. Dalla strada si intravede un passeggino. Eppure la polizia ha sgomberato l’area appena quattro mesi fa, portando via letti, pentole, fornelli a gas, smantellando il “villaggio degli ultimi”. Che però non si sono arresi. Hanno fatto passare un po’ di tempo e sono tornati a vivere lì, in quel tempio del degrado, fatto di rifiuti e detriti. Hanno rimosso la montagna di pietre che dovevano ostruire l’accesso alle stanze al piano terra. E hanno allestito, nuovamente, i loro appartamenti, dove vivono almeno dieci persone. Che hanno suddiviso gli spazi, tra camere da letto, angoli-cottura (con bombole del gas), ripostigli e servizi igienici. Il tutto circondato da un degrado difficile da descrivere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
