Gioco
Mazze, zaini e follia: banda demolisce l’ex culla del vetro
In mezzo a pareti, mobili e infissi abbattuti spuntano anche bamboline inquietanti. Appena 4 anni dopo la chiusura, l’ex Stelvia di Empoli è distrutta e i residenti assistono impotenti ai “pellegrinaggi” delle gang
EMPOLI. Zaini in spalla, colmi di mazze, bombolette spray e chissà cos’altro ancora. Uno dopo l’altro passano attraverso un cancello aperto o una rete divelta. Entrano nella fabbrica abbandonata. Attraversano una serie di aree pericolanti. Raggiungono i loro “covi”. E distruggono tutto. Così, tanto per passare la serata. Poi riprendono le loro “armi” e se ne tornano a casa. Fino alla spedizione successiva. I residenti della zona assistono ormai da tempo ai “pellegrinaggi” notturni delle bande di vandali che scaricano tutta la loro violenza contro un pezzo della storia produttiva di Empoli, trasformato in mostro. Con i suoi fantasmi. Che in questo caso sono rappresentati da alcune bamboline (senza testa) di legno e paglia, rivestite di stoffa, dall’aspetto inquietante, distese per terra insieme a mille altri rifiuti. Complice il contesto, la mente corre subito a qualche rito propiziatorio. Ma magari sono semplicemente fantocci artigianali, finiti qui - stranamente - insieme a vecchie paia di scarpe, cd e videocassette.
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C’è l’ombra del mistero, ma soprattutto c’è distruzione ovunque in questa azienda abbandonata di via Salaiola a Corniola, conosciuta da tutti come la ex Stelvia, messa in liquidazione coatta amministrativa quindici anni fa.
Le subentra la Murero, che proprio dalla vecchia cooperativa prende in affitto gli impianti. Produce bottigliette per il settore della profumeria; le cose e sembrano andare per il verso giusto e inizia anche ad entrare nel campo degli articoli casalinghi e per l’illuminazione. Poi la decisione di chiudere l’attività, sotto i colpi della crisi e della concorrenza internazionale. Il sipario cala nel 2012, quando scatta la mobilità per gli ultimi trenta operai.
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E la fabbrica non sfugge al destino di tutti i vecchi siti produttivi della città, diventati mostri di degrado. Ma con alcune peculiarità.
Perché Montepagani, Vitrum, Sve (tanto per citare le principali), sono state messe ko dal tempo e dall’incuria. E oggi sono rifugi pericolanti per decine di disperati che non hanno neanche un tetto e che (talvolta per scelta, spesso per condizione), mangiano, bevono e dormono in un contesto drammatico, fatto di sporcizia e pericoli.
Quella dell’ex Stelvia è un’altra storia. Qui non ci dorme nessuno. È uno “sfogatoio” per vandali, che in appena quattro anni l’hanno ridotta a un enorme cumulo di vetri e mattoni, devastando tutto.
Si sono aperti un paio di varchi lungo via Bottego e quando hanno voglia di “scaricarsi”, partono in... missione. Ci sono pareti abbattute a colpi di mazza, intere stanze dove non è possibile entrare per la quantità di vecchi documenti tirati giù dagli scaffali. Difficile trovare una porta, una finestra, un quadro elettrico, un mobile, ancora integri. Uno scenario di devastazione completa, accompagnato dalle “solite” scritte con le bombolette su quel che resta delle pareti.
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