Il Tirreno

Empoli

Il basket nella baraccopoli per dare un futuro ai giovani

di Chiara Capezzuoli
Coach Ferradini con i ragazzi e i bambini della baraccopoli di Nairobi per il progetto Slumsdunk
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Coach Ferradini con i ragazzi e i bambini della baraccopoli di Nairobi per il progetto Slumsdunk

Mario Ferradini, tecnico dell’Use Empoli, è alla sua seconda esperienza a Nairobi. Il coach: «Insegniamo loro che, grazie allo sport, si può trovare una via d’uscita»

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EMPOLI. Il basket come strumento per coinvolgere i giovani nelle aree degradate dell’Africa. È questo lo scopo di Slumsdunk, progetto benefico che vede una serie di allenatori impegnati in veri e propri camp in varie località del continente africano. Uno di questi coach è empolese. Si tratta di Mario Ferradini, 57enne viceallenatore della squadra femminile di basket, Use Scotti rosa che milita in A2, arriva alla sua seconda esperienza nella baraccopoli di Mathare a Nairobi, la capitale del Kenya, dove insieme ad altri allenatori di basket provenienti da tutta Italia e guidati dal campione Bruno Cerella, aiuta i bambini della città a conoscere le loro capacità divertendosi e facendo sport.

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Il grande progetto si chiama Slumsdunk (slum infatti significa baraccopoli, da qui vien spontaneo il gioco di parole con la slam dunk cestistica) ed è attivo ormai da anni. Il campo di basket, in cui si svolgono gli allenamenti, è stato costruito con l'obiettivo di portare ai bambini svantaggiati un aiuto in termini di supporto educativo. «Questa per me è stata la quarta volta in Africa e sempre per motivi di volontariato. Ho iniziato con un'associazione di prevenzione odontoiatrica e poi ho conosciuto il progetto Africa Sport che mi ha messo in contatto con il campione italiano Cerella e, successivamente, con il progetto Slumsdunk - spiega Ferradini - Tutto il progetto è volto all'educazione dei bambini tra i 9 e i 16 anni, anche e soprattutto da un punto di vista sportivo. Purtroppo quella in cui operiamo è una delle più grandi baraccopoli di Nairobi e quindi il tasso di criminalità e malessere tra i più giovani è drasticamente alto. Malgrado questo, riusciamo a dare un'alternativa ai ragazzi».

Negli ultimi 20 giorni Ferradini è stato a contatto con circa 50 ragazzi (durante il periodo scolastico l'educazione sportiva arriva anche a coivolgere 100 ragazzi) portando in Kenya una fetta di Use basket. Il progetto sta riscuotendo successo, sia con le raccolte fondi fatte per i ragazzi di Nairobi, sia grazie all'aggiunta, ogni anno, di un altro tassello per questa accademia educativa davvero speciale.

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Non solo, grazie a Slumsdunk, «alcuni ragazzi hanno dimostrato delle vere doti sportive e sei di loro sono riusciti ad aggiudicarsi delle borse di studio grazie al basket da spendere in scuole esterne alla baraccopoli dice ancora il coach - È un'esperienza che non si può dimenticare e spero di ripeterla anche il prossimo anno, continuando a spiegare ai ragazzi, insieme agli altri allenatori, che si può trovare una via d'uscita dalla baraccopoli, magari proprio grazie allo sport».

Ferradini ha un'esperienza nel settore lunga 30 anni e adesso si ritrova ad allenare l'Use femminile nel suo percorso in serie A. Allenare in Italia sarà diverso che farlo in Kenya. Ma sicuramente le sensazioni provate in Africa “peseranno” anche nella sua attività a Empoli. «Quando si sente dire che è impossibile dimenticarsi dell'Africa una volta che ci siamo stati è proprio vero - commenta ridendo - È una realtà impossibile da scordare anche per il grande valore umano. In Italia ci sono zone di conforto e i bambini che cominciano a giocare hanno le proprie scarpe, le casacche e così via. I bambini in Kenya, che magari hanno solo delle ciabatte, reagiscono con un entusiasmo davvero forte alla vista di palloni, maglie e quant'altro che chiaramente gli doniamo. È una cosa davvero toccante».

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