Attenzione
Eccidio del Padule: «Il Comune sbaglia, quella cena è inutile»
L’amarezza di Luciana Bandini, figlia di una delle vittime della strage del Padule di Fucecchio: «I morti non si onorano così»
FUCECCHIO. Sulle ultime celebrazioni per ricordare l'Eccidio del Padule si è detto di tutto. Qualcuno è stato addirittura convocato dai vigili urbani per qualche commento (accompagnato dalla foto generica di un brindisi) considerato ai limiti dell’offensivo.
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Tuttavia lo stile scelto quest'anno, con l'aggiunta di una cena coi prodotti tipici del Padule, ha fatto storcere il naso a più di una persona. Tra loro c'è Luciana Bandini, figlia di quell'Agostino Bandini che il 23 agosto del 1944 fu trucidato in Padule dai tedeschi mentre cercava di fuggire dai rastrellamenti nazisti.
Luciana allora aveva un anno, oggi ne ha 72. Ricorda quello che le hanno raccontato la madre e lo zio, che l'ha cresciuta al posto del padre ucciso. E a Luciana queste celebrazioni non sono piaciute per niente: «Fatte così - racconta l'ex insegnante - sono inutili e folkloristiche, non si può fare eventi solo per attirare gente, per mettersi a tavola. Le cene e gli spettacoli non servono a niente. Per me il 23 agosto è sempre stato un giorno sacro, tornavano dal mare apposta per presenziare. Invece adesso - e almeno da qualche anno - non partecipo più».
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Luciana è una donna molto decisa, racconta con chiarezza un episodio che ha vissuto di persona ma che non può ricordare perché aveva un anno: la gente era in Padule, dove si nascondeva da tempo per evitare conseguenze peggiori. Luciana Bandini si trovava nella zona del “casotto del sordo” a Massarella, insieme alla madre e al padre; poi arrivò sua zia, che avvertì il fratello Agostino che c'erano i tedeschi e che stavano prendendo tutti gli uomini.
Agostino non fece nemmeno in tempo a mettersi le scarpe, uscì fuori con quelle in mano e provò a scappare ma fu raggiunto dai proiettili tedeschi e stramazzò esanime a terra. Così la figlia Agostina lo perse per sempre, portandone avanti il ricordo con le poche foto dell'epoca e coi racconti della mamma.
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Oggi sono passati 72 anni, il mondo è cambiato ma il ricordo dovrebbe essere portato avanti sempre nello stesso modo: «Fino a qualche anno fa le famiglie venivano coinvolte nelle celebrazioni, ricevevamo anche una lettera di "convocazione" da parte del Comune. Per fare un esempio ci sarebbe piaciuto vedere il progetto del Parco della Rimembranza, quello realizzato coi soldi della Germania. E invece no, ce lo siamo trovati dinanzi e stop». Ma quindi come vorrebbe che venisse ricordato il padre? «Il ricordo si fa con le cerimonie ufficiali, con la deposizione della corona di fiori al cippo commemorativo, non con cene o spettacoli. Un po' di "spettacolarizzazione" ci può anche essere ma nel modo giusto, perché prima di tutto ci vuole rispetto per il nostro dolore. E' giusto che le nuove generazioni ricordino ma nel modo appropriato. Io ricordo le cerimonie di tanti anni fa, coi carabinieri, il sindaco, la deposizione del sindaco: erano tradizionali ma molto più sentite. E soprattutto sarebbe importante tornare a parlare con le famiglie come una volta».
Perché il problema è anche un altro: «A volte passano messaggi contrastanti. Si fanno spettacoli in cui i tedeschi sono il male assoluto, poi dopo si passa agli abbracci col console: qual è il messaggio che vogliamo che passi? C'è il perdono oppure no? Io da parte mia ho perdonato, non porto rancore, perché sono convinta che tanti di quelli che hanno compiuto quel massacro lo hanno fatto perché altrimenti se si fossero rifiutati avrebbero fatto la stessa fine dei civili in Padule. Purtroppo in quel periodo storico quel popolo era guidato da un folle».
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