Il Tirreno

Empoli

Il sindaco tira dritto: «Non sono dittatore, basta fango e minacce»

di Marco Sabia
Il sindaco tira dritto: «Non sono dittatore, basta fango e minacce»

È polemica sui cittadini convocati dai vigili per le frasi offensive Spinelli: «Se il mio è un abuso, allora denunciatemi»

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FUCECCHIO. «Non sono il dittatore di Fucecchio, non voglio censurare nessuno ma solo tutelare le istituzioni che rappresento». Il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli, ribadisce la sua posizione e rilancia dopo le polemiche scatenate dal nostro articolo  sulla politica dell’amministrazione locale nei confronti di chi offende (o critica aspramente) il Comune in generale e il sindaco in particolare, tramite social network o blog.

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L'amministrazione ne ha già denunciati tre, mentre altri hanno ricevuto la visita a domicilio dei vigili, che li hanno “invitati” a recarsi dal comandante Roberto Dini per prendersi... la “ramanzina” di avvertimento. Una scelta che in città (ma anche a spettro più ampio) ha fatto discutere tantissimo, tra chi accusa il sindaco di voler tappare la bocca al dissenso e chi invece lo invita a continuare nell'ottica di preservare gli interessi dell'istituzione di cui da due anni è il massimo rappresentante. Perché a scatenare le critiche è stato soprattutto il coinvolgimento della polizia municipale.

Sindaco Spinelli, si aspettava tutto questo clamore?

«Fin quando io sarò il sindaco di Fucecchio non tollererò le offese alla pubblica amministrazione, perché se ne danneggia l'immagine, su questo non si scherza. Quando non sarò più sindaco chi vorrà mi potrà dire ciò che vuole in quanto libero cittadino ma adesso rappresento un'istituzione e devo tutelarne l'immagine. Non si tratta di offendere Alessio Spinelli in quanto tale ma di offenderlo in quanto rappresentante delle istituzioni, sono due cose ben diverse. Anzi dirò di più: non capisco tutta questo meravigliarsi per ciò che facciamo.

C’è troppa leggerezza nell’utilizzo dei social?

«La gente non ha capito che scrivere un'offesa su Facebook è un reato. Bisogna imparare ad usare i social, la gente ancora non ne ha ancora ben capito le potenzialità. Se diffami una persona su un mezzo di stampa ti becchi la querela e se lo fai su Facebook no? Io credo che non ci sia molta differenza: ciò che viene scritto viene poi letto ma non è che "spiamo" la gente. Va bene la critica, la goliardia ma oltre non si deve andare».

Perché ha deciso di far intervenire i vigili?

«Loro devono controllare le segnalazioni che facciamo o riceviamo su frasi che rischiano di andare oltre, parlando con la persona. Non si tratta comunque di una convocazione quanto piuttosto di un colloquio fra persone per far capire che se si va oltre c'è il rischio di querela. Va detto che una persona può anche rifiutarsi di seguire l'invito dei vigili, non è una convocazione ufficiale ma solo la volontà di prendere contatto con questa persona. Come dovrei fare? Se ho il numero di telefono lo chiamo ma se non ce l'ho posso solo andare a cercarlo a casa. E sia chiaro, per me la querela è l'ultima delle armi, preferisco sempre che si arrivi ad un accordo, che si parli, prima di andare ad un processo, che ha costo per tutti. Credo sia meglio risolvere queste questioni seguendo questa linea. Oppure è meglio partire direttamente con la querela? Io non credo».

C’è chi è arrivato a definirla il "dittatore" di Fucecchio...

«Non sono il dittatore di Fucecchio, ma di che si sta parlando? Io voglio soltanto che si rispetti l'istituzione. Sento dire che io avrei commesso un abuso: se qualcuno pensa che abbia commesso un reato o un abuso mi denunci».

Cos’è che le ha fatto scattare la molla?

«Ho ricevuto minacce pesanti tramite Facebook, sia contro di me che contro la mia famiglia: cosa dovrei fare? Stare zitto? E voglio dire che nemmeno in quel caso abbiamo sporto querela: abbiamo parlato con la persona in questione, che si è scusata e ha cancellato quanto scritto. Detto questo purtroppo non è capitato soltanto una volta e quando si è andati oltre la polizia municipale ha provveduto a fare tre denunce».

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