Italia
I volontari sconvolti: «Come un bombardamento»
Le testimonianze degli "angeli" dell'Empolese Valdelsa impegnati nelle zone del sisma. Donazioni di sangue e raccolte fondi, ecco come aiutare. Sconsigliate (per ora) le raccolte di beni e vestiti. Parrucchiere devolve l’incasso di una giornata di lavoro
EMPOLI. Un piccolo esercito di angeli dell’Empolese Valdelsa si è messo subito in viaggio per raggiungere le zone del Lazio colpite dal sisma. Tra i primi ad arrivare ad Amatrice, nel cuore del disastro, c'è Claudio Benevieri, della Misericordia di Empoli, che si è ritrovato proiettato in una situazione difficilissima: «E' un continuo via-vai di mezzi militari, ambulanze, vigili del fuoco: è il caos. A vederlo in tv non ti rendi conto del dramma ma sembra di essere in una zona bombardata, sul fronte di guerra; la gran parte degli edifici è inagibile e quelli che per miracolo erano in piedi sono stati buttati giù dalla scossa fortissima tra mercoledì e giovedì. Anche due miei compagni, mentre cercavano di raggiungere un’altra zona, si sono trovati praticamente nel mezzo ad una frana che li ha costretti a tornare indietro. La gente - continua - è nella disperazione più completa, nel serve parlarci per capire, i loro sguardi sono diretti nel vuoto, soprattutto gli anziani sembrano essere rassegnati a che la loro vita lì sia finita. Qui per loro non c'è speranza di vita né di lavoro».
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Benevieri è giunto ad Amatrice insieme ad altri confratelli: Andrea Lazzeri,Stefano Santini, Andrea Pacini, Daniele Lucarelli, Gionata Fatichenti, Federico Chesi, Alessandro Mammoli, Gianmarco Marconcini, Pumagat Pemar. Benevieri, Pacini e Lazzeri sono già tornati indietro - nella tarda serata di giovedì 25 agosto - dopo aver montato il campo base mentre gli altri sono rimasti per sistemare un punto di primo soccorso, sempre ad Amatrice. Tra quelli rimasti c'è Gionata Fatichenti: «Prima di arrivare non pensavamo che i morti fossero così tanti, si parlava di trenta vittime e invece siamo oltre le duecento e la cifra purtroppo continua a salire. Siamo dinanzi ad una situazione paragonabile a L'Aquila ma in un paese piccolo. C'è difficoltà a muoversi e le operazioni vanno a rilento per questo. E non sappiamo più dove mettere tutto quello che ci viene portato, che noi prendiamo e andiamo a regalare alla gente più lontana nelle frazioni».
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Altri volontari, invece, sono rimasti per molto tempo in attesa del via libera per partire, perché la conformazione della zona (e i danni) permettono soltanto ad un piccolo numero di mezzi di arrivare lì dove ci sarebbe più bisogno, sebbene il numero di soccorritori sia già più che sufficiente. Ad Amatrice, ad esempio, è crollato praticamente tutto e sotto le macerie c'è finita gran parte della popolazione. Sempre ad Amatrice ci sono anche le Pubbliche Assistenze Riunite di Empoli, con sei volontari: Francesco Bonistalli, Chiara Del Pasqua, Chiara Venturi, Gabriele Marzi, Simone Macchi, Marco Bacchi.
Che non sono potuti entrare subito in azione, perché le strade per far salire i mezzi sono ostruite dai detriti e a volte dai mezzi che rimangono incastrati o bloccati; hanno avuto il via libera soltanto nella serata di giovedì e si sono diretti poco dopo cena in una frazione di Amatrice che si chiama Cornillo Nuovo.
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La notte prima stati ospitati in un'azienda di Rieti, che ha messo a disposizione degli spazi per gli uomini della colonna mobile. Anche mezzi della Pubblica Assistenza di Fucecchio dovevano arrivare sul luogo, con un mezzo sanitario e uno logistico. L'eventuale partenza è spostata fra sabato e domenica, per dare il cambio alle squadre che ora sono sul campo, con un mezzo logistico e uno per l'assistenza sanitaria. Anche perché, come ha spiegato ancora Fabio Mangani della Prociv, arrivato mercoledì nella zona terremotata: «La situazione non è la stessa de L'Aquila per quanto riguarda morti e sfollati: ora non c'è bisogno di materiali e generi di prima necessità, il sisma ha colpito una piccola zona distruggendo tutto e uccidendo gran parte della popolazione. Purtroppo non ci sono gli spazi per muoversi, sul posto ci devono essere solo le persone necessarie a soccorrere, a cercare i superstiti e ad accogliere gli sfollati: tutto il resto è superfluo. Sono stato a L'Aquila e purtroppo la situazione è ben peggiore. Se fa male vedere certe scene in tv, vederle dal vivo ti passare la voglia di mangiare a pranzo e a cena».
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