Il Tirreno

Empoli

Semifinale mozzafiato nel salotto di casa Buti

di Libero Dolce
Semifinale mozzafiato nel salotto di casa Buti

Dalla calma alla tensione di babbo Romano e mamma Daniela, fino all’entusiasmo per la vittoria: «Simone se lo merita, lui non molla mai»

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FUCECCHIO. « In finale, ci ha portati in finale. Che cosa meravigliosa». Non ce la fa a parlare Romano Buti, è emozionatissimo. Un muro su David Lee e suo figlio Simone realizza il punto decisivo di una semifinale mozzafiato. L’ha seguita consumando il tappeto di casa a Torre, Romano, insieme alla mamma di Simone, Daniela.

26 a 26, l’Italia al primo set dopo un avvio stentato ha annullato un altro set point agli Usa. I piedi di mamma Daniela e papà Romano Buti mulinano in sincrono, ciondolanti dal divano mentre gli azzurri vanno in battuta. Su e giù, destra e sinistra: la tensione. Sullo schermo il loro «piccolo bimbo», 2 metri e cinque e numero 11 sulle spalle, carica la squadra in un momento delicatissimo del match. Ci si gioca la finale per una medaglia d’oro alle Olimpiadi e da Fucecchio a Rio la tensione è altissima.

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Appeso al balcone un tricolore issato su un bastone bianco prende placido il vento. Nessun rito preparatorio, niente bolgia davanti al televisore. I Buti l’olimpiade di Simone la guardano da soli davanti allo schermo. «Bisogna stare tranquilli per trasmettere tranquillità a chi sta in campo», dice papà Romano. E Buti in campo è un leader sereno, uno che trasmette calma ed energia. Sentirà forse quell’infusione di calma e amore che gli arriva dalla sua contrada, la Torre. «Ecco Buti, bravo Simone», si sente urlare dalle villette intorno. Perché Simone quando può a casa da mamma e papà ci torna. Cuore di contradaiolo, lo si può incontrare in giro con una sciarpa bianca e azzurra al collo.

Nel salotto di casa non c’è il classico sacrario eretto al figlio campione. Qualche targa, ma niente trofei o magliette. «Quando torna accumula di tutto - dice mamma Daniela - i cassetti scoppiano delle maglie delle squadre in cui ha giocato». A casa torna per mangiare la pasta al forno e il tiramisù di mamma. Portate d’obbligo a ogni sosta.Il primo set scorre in televisione, con Simone un po’ in ombra nella prima parte e che esce fuori quando la squadra rimonta un passivo di sette punti. In tensione ma controllati, i Buti sanno che ci sarà da soffrire oggi. «Non bisogna esaltarsi per ogni punto» dice la mamma.

È lei l’ultrà di casa. «Quando andiamo al palazzetto devo fermarla, tenerla tranquilla», dice Romano. Lei si schernisce, è una signora gentile. Ma negli occhi ribolle la passione e l’orgoglio per quel figlio campione a Rio. Non si fatica a vederla trasformarsi in una motivatrice sugli spalti. Predica calma. Facile a dirsi, ma quando alla fine del primo set si lotta punto su punto ai vantaggi il cuscino del divano si ricopre di spine e le gambe scattano ogni volta che la palla va per aria. A fine partita, mamma e papà mandano un messaggio a Simone. «A volte lo critichiamo, quando gioca male glielo dico. Mi fai soffrire.», ride Daniela.

Al secondo e terzo set la partita prende una brutta piega. Gli Usa dominano, l’Italia sembra sparita. Sul divano non ci si può più stare. Poi la rimonta, quarto set agli azzurri. Il quinto si gioca sui 15 punti. Buti sullo schermo è concentratissimo, ogni tanto fa il segno della croce. «Eh, ma in chiesa ci va poco», si lamenta la mamma. Poi la svolta. Simone piazza un’ace e porta gli azzurri sul 9-6. Le telecamere indugiano sulla sua esultanza, è il momento in cui si capisce che sarà l’Italia a vincere. Sul muro vittorioso di Simone Fucecchio esplode. Siamo in finale. «Se lo merita, Simone se lo merita. Ha dovuto inghiottire anche bocconi amari e non ha mai mollato». Stasera arriverà un sms dolce sul telefono di Simone. Ora calma, c’è un oro da vincere.

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